– Buonasera don Merè . –
Tiu Ainzu si levò rispettosamente il cappello, mentre don Merella lo faceva accomodare nel salotto dell’appartamento alla chiesa.
– come saprete è morta mia madre. –
Il parroco annuì, fece il segno della croce e invitò quell’uomo colto, intelligente e ricco a continuare.
– mia moglie ha tanto insistito, io non è che ci tenga come lei ma sa, così si è sempre fatto e così vorrei che si svolgesse l’ultimo viaggio di mamma. –
Aveva ragione, tiu Ainzu. Così si è sempre fatto.
Era da sempre che le differenze di classe sociale erano marcate, a Ittiri.
Lo erano nella vita di tutti i giorni.
Lo erano anche con i funerali.
Quelle famiglie potenti, proprietarie terriere e tanto altro stabilivano quando il sole doveva uscire, e quando calare, a volte nemmeno lo facevano sorgere.
Pagavano salari da fame, e quando il loro potere e le loro ricchezze furono insidiate dalle lotte sociali non si posero scrupoli ad assoldare sicari e a sostenere il potere fascista.
Anche la chiesa pre conciliare fu molto indulgente con loro, anzi complice.
Grandi elargizioni di cose e denari e parole di speranza per i più poveri – beati gli ultimi che… – etc. etc.
Il funerale rappresentava la più palese ostentazione di questo potere, e così si svolgeva.
Il rintocco delle campane ( Toccu de s’imperiu) : suonavano a lungo, con ritmo sincopato e tutti sapevano che il cuore di un ricco, o una ricca si era fermato.
Per il cuore povero : pochi e frettolosi rintocchi-
Sa missa alta : cantata e suonata.
Per il povero : solo letta, senza musica e cori.
Il funerale : tutte le associazioni presenti, diverse fermate durante il corteo, tre preti e tre croci di argento.
Per il povero : nessuna fermata, un solo prete e croce di legno.
Agli occhi del signore non tutti erano uguali.
– Tiu Ainzu, lei sa quanto vi voglio bene, persona colta e intelligente siete . – disse il parroco.
– però, un pò di cose sono cambiate, la chiesa sta cambiando e io sono convinto che agli occhi del signore, di fronte alla morte, tutti sono uguali . – continuò
– Don Merè, ma se è una questione di preti io due glieli posso pagare, se poi è per le croci di argento dieci ne posso comprare. –
– no, non è questione di questo e di quello, voi persona intelligente siete e avete capito benissimo; d’ora in avanti almeno i funerali saranno uguali per tutti. –
Così fu, in quel giorno e in quell’anno , a Ittiri.