Paolino era da qualche giorno particolarmente irrequieto. Gli capitava spesso, seppur distratto dalle sue mille avventure, di pensare a quegli occhi e a quel volto che gli faceva sobbalzare il cuore e annebbiare la vista, ma negli ultimi giorni quel pensiero era diventato un ossessione.
Si – pensò – ora vado da Guendalina e la convinco a venire con me. Voglio rivedere Anna, assolutamente! –
Con passo sorprendentemente risoluto e deciso Paolino si recò a casa di Guendalina.
La trovò addormentata sull’amaca con a fianco una montagna di residui di cibo. Russava come un treno a vapore.
Paolino spinse leggermente quel corpo assopito, e l’amaca iniziò a dondolare lentamente, poi la spinse un po’ più forte, e fu allora che si svegliò
Ma per mille semi di noccioline, chi cavolo è che mi disturba a quest’ora. –
Come si voltò, cadde dall’amaca, e solo allora si accorse che il responsabile di quel disastro era un Paolino piegato letteralmente in due dalle risate.
Stupido di un koala, imbranato di un koala, che ti scenda in testa una noce di cocco e ti faccia rinsavire. –
Continuò così per diversi minuti mentre Paolino si sbellicava sempre più dalle risate.
Ora se hai finito di insultarmi ti devo chiedere una cosa. –
Spiegò fremente la sua intenzione e ora era Guendalina che, sorniona, sogghignava. – non lo meriti, testone che non sei altro, ma anche questa volta ti aiuterò. –
I due amici percorsero l’ultimo tratto di promontorio e arrivati in cima lo spettacolo che si presentò era stupefacente. Quel popolo un tempo disperato e senza dimora aveva attrezzato un villaggio lussureggiante e organizzato. Scuole, ospedale, farmacia, teatro, parco giochi, asilo nido e negozi. Una meraviglia.
Paolino e Guendalina osservando tutto questo erano senza parole.
Ma per mille semi di eucalipto, cosa è successo qui! – disse Paolino.
È successo che questa gente ha realizzato un sogno, ecco cosa è successo amico mio. –
Qualcuno li riconobbe, e in un battibaleno la voce si sparse per tutto il villaggio e i due amici furono come travolti dall’entusiasmo e dall’affetto.
Benvenuti nel nostro umile villaggio amici cari – disse loro il capo della comunità – spero restiate con noi a lungo e possiate godere della nostra ospitalità. –
Assolutamente si caro amico mio! – rispose Guendalina, dopo aver visto due grossi prosciutti appesi in lontananza a stagionare.
Paolino invece faceva roteare continuamente gli occhi alla disperata ricerca di quelli di Anna – oh mio dio, Anna … – sussurrò.
Alla fine li incrociò. Neri , profondi. Era più bella di come la ricordava e ora le sue arterie danzavano un ballo scatenato e il cuore balzava fuori dal marsupio.
Ciao Paolino – disse come una nota musicale – finalmente ti rivedo. –
C c c c c iao – rispose balbettando – .
Ho saputo delle tue ultime avventure, qui non si parla d’altro sai, sei il nostro piccolo eroe. –
Paolino rimase impietrito con le labbra sigillate e per fortuna Guendalina, che aveva distolto lo sguardo dai due prosciutti, corse in suo soccorso.
Per mille noccioline, tonto di un koala, vuoi prendere per la zampa questa meraviglia e farle fare una passeggiata in riva al lago? –
Fu Anna, naturalmente, a prendere l’iniziativa. Prese la zampa di Paolino, e tra gli occhi complici di Guendalina e il capo della comunità, si diressero in riva al lago.
La sera l’intera comunità si ritrovò nella piazza centrale dove aveva imbandito dei lunghi tavoli con ogni ben di dio. Paolino e Guendalina meritavano quell’onore. Era grazie a loro che potevano vivere felici in quel posto incantato, e questo era il modo loro di ringraziarli.
Paolino e Anna, vicini, tubavano come due fringuelli, mentre la scimmietta si ingozzava senza sosta. Finite le libagioni furono balli e musica e fuochi d’artificio.
Anna ballava e guardava Paolino con occhi di innamorata, mentre il capo della comunità, che era anche il padre di Anna, lo chiamò vicino a se.
Senti Paolino caro – disse mentre si accendeva la pipa – voglio raccontarti una storia; una storia che risale a quando ero poco più di un ragazzo e che non ho mai dimenticato. –
Paolino si accomodò vicino a quel koala con la barba lunga pieno di dignità e dalla voce profonda, fremente di curiosità.
Quando ero bambino, tanto tanto tempo fa, vivevamo in un posto molto lontano da qui, ma altrettanto bello e incantato. Eravamo una comunità serena e ci si aiutava uno con l’altra. Si lavorava la terra, si pescava, e tutto veniva diviso in parti uguali . Vivevamo in una vallata dove dai grandi monti alle nostre spalle scorreva un torrente di acqua pura e fresca che bevevamo e che usavamo per cucinare il nostro cibo.
Il cielo era sempre azzurro e il sole splendeva per tutto l’anno, le notti stellate e dolci. Nel periodo delle vacanze scolastiche i cuccioli giocavano nei prati e sguazzavano nell’acqua. Insomma caro Paolino, c’era letizia e amore in quel villaggio dove nacqui tanti tanti anni fa. –
Paolino era immerso in quel paesaggio e immaginava quegli schizzi d’acqua mentre i cuccioli giocavano in quel posto meraviglioso.
Il vecchio fece una breve pausa per riaccendere la pipa, e solo allora il koala si accorse che appena più in là Guendalina ronfava come un elicottero . . ronf…ronf…ronf … senza interruzione e con la pancia piena.
Ingorda di una scimmia – pensò sorridendo Paolino – un giorno o l’altro scoppierà a furia di ingozzarsi ! –
Un giorno, all’improvviso – riprese il vecchio dopo una lunga tirata di pipa – una piccola nube apparve all’orizzonte. Era la prima volta che in quel posto incantato si vedeva una nuvola –
Oh mio dio , oh mio dio – disse il vecchio sciamano mentre invocava il cielo con gli occhi atterriti dalla paura . Nessuno fece caso a quelle parole e tutti continuammo le nostre attività.
Nei giorni successivi a quella piccola nube se ne aggiunsero delle altre, e poi delle altre ancora, fino a oscurare il sole. Era la prima volta che sul nostro villaggio non splendeva il sole.
Lo sciamano continuava con le sue preghiere e con i suoi rituali contro quelle nuvole presaghe di sventure. Noi non ridevamo più per quelle parole e il nostro umore stava cambiando. Eravamo cupi e tristi ogni giorno di più. Le mamme non facevano più uscire i cuccioli a giocare e tra i grandi si litigava. Si litigava ogni giorno per qualsiasi motivo, per il cibo, per l’acqua, per la terra e per tutte le inezie di questo mondo. In quel villaggio dove regnava l’armonia e l’amore ora la faceva da padrona l’invidia, l’arroganza e la prevaricazione. Il cibo non veniva più diviso e tra le case si erano alzati steccati alti tre metri e ognuno viveva per conto suo coltivando gelosia e aridità.
Ricordo che a casa mio padre rifiutava tutto questo e non riusciva a farsene una ragione.
Cosa può essere accaduto – diceva la sera a cena mentre beveva il suo ottimo vino – come è possibile che noi tutti generosi, altruisti e con i cuori colmi di amore ora siamo ridotti così. C’è qualcosa che non quadra e io voglio capirne la ragione! – disse così, bevve e si alzò – amore mio, ora vado, devo capire e salvare il villaggio da questa maledizione. – baciò mia madre e me e andò .
Non lo vedemmo per molti giorni, mentre nel villaggio era sempre più brutto e pioveva sempre, e la gente sempre più cattiva.
Non avemmo più notizie per tanto tempo. Mia madre era preoccupata e a me mancava tanto, ma sapevo che lui era forte e coraggioso e che, grazie a lui, tutto sarebbe tornato come prima.
Poi un giorno, all’improvviso, un raggio di sole filtrò tra quelle spesse nubi.
Un miracolo, un miracolo – urlò lo sciamano – le mie preghiere sono state ascoltate.
Dopo un po’ un altro raggio di sole, e poi un altro, e nel cielo apparve un arcobaleno dai colori vividi.
Timidamente qualcuno uscì dalle case ormai diventate fortezze, e gli steccati vennero abbattuti, e qualcuno ricominciò a sorridere e ad abbracciarsi. Il cibo e la terra furono divisi nuovamente tra tutti e si danzò e si cantò per tutto il giorno. –
Ma cosa successe, cosa fece tornare il sole e l’amore – chiesa Paolino letteralmente rapìto da quella storia, mentre Guendalina si era svegliata e ora ascoltava anche lei con attenzione e curiosità.
Allora…. Successe questo.
Mio padre, da sempre, aveva velleità di investigatore. Lo faceva per gioco perché mai nulla di grave era successo al villaggio, ma lo faceva inventandosi le storie che la sera prima di andare a letto ci raccontava. Erano storie bellissime e intricate dove lui andava alla ricerca di indizi anche minimi fino a scoprire movente e colpevole. Anche allora fece così, stavolta non in una storia inventata bensì nella realtà. Raccontando a tutto il villaggio come scoprì il responsabile del fatto disse – ormai erano ore che attraversavo il versante destro del fiume e davvero non riuscivo nemmeno lontanamente a trovare un pur minimo indizio. Quasi sopraffatto dalla disperazione mi sedetti su una piccola roccia per uno spuntino. Rimasi lì un bel po’ a pensare e mi accorsi, prima distrattamente, poi sempre più attentamente, che i pesci nuotavano stancamente, quasi lasciandosi trasportare dalla corrente. Alcuni addirittura boccheggiavano sulla riva di quel fiume di acqua dolce che ci disseta da generazioni.
Non credendo ai miei occhi pensai che fossero allucinazioni dovute al vino che avevo bevuto. Controllai più da vicino e cercai di parlare con una grossa trota ma non ci fu niente da fare; era talmente depressa che quasi nemmeno respirava!
Allora mi alzai e camminai sempre più su per le montagne e sempre affiancando il fiume arrivai a un costone. Lì rifiatando ebbi l’illuminazione. – ma sì cretino che non sei altro la soluzione è nel fiume, nell’acqua e nel mio vino.
Ora tutto mi era chiaro. E sapevo anche chi era il colpevole. –
A quel punto mio padre, maestro di suspence, sospese il racconto lasciando l’intero villaggio col fiato sospeso. Chiese del vino e bevve lentamente tra i mugugni sempre più vivaci di tutti. Finito di bere si asciugò col palmo della mano e guardò tutti uno ad uno. Sogghignò tronfio e riprese – quando ero studente per un po’ frequentai un tipo strano che aveva la passione per la chimica ed era anche molto bravo. Era fidanzato con una bellissima koala e lui era innamoratissimo. Un giorno lei si stufò di lui e lo mollò. Lui da allora divenne sempre più cattivo e geloso. Era geloso della felicità degli altri, era geloso dell’armonia e dell’affetto e giurò che l’avrebbe fatta pagare al mondo intero.
Ora voi vi chiederete cosa c’entra questo con quello che è successo a noi. C’entra perché è esattamente quel giovane chimico il responsabile delle nostre disavventure.
Stava rintanato alle pendici del monte e con uno dei suoi intrugli ogni giorno avvelenava la sorgente da cui noi beviamo e dove i pesci nuotano liberi e festosi. Lo rintracciai lì, distrussi tutte le ampolle e lo cacciai via con la minaccia che se si fosse fatto più vedere non so casa gli avrei fatto.
Ora – e fece un’altra lunga pausa – voi vi chiederete come ho fatto io a salvarmi da quella maledizione che ci stava dilaniando e distruggendo – siiiiiiiii – dissero tutti in coro –
Bene, è semplice. Io bevo solo vino! . –
Ora Paolino, questa è la storia di mio padre e del mio villaggio tanto e tanto tempo fa . –
Paolino era ancora incantato da quella storia e anche se non riusciva a capire il motivo per cui gliela aveva raccontata sapeva che era una storia in cui il senso lo avrebbe capito quando sarebbe stato grande. Era sicuro che sarebbe stato così.
Il rumore delle mascelle di Guendalina gli facevano capire che in quello stomaco voluminoso c’era spazio ancora per del cibo. Si alzò e corse verso Anna e quando incrociò quegli occhi neri meravigliosi capì che la avrebbe amata per sempre.