Quell’ inverno era stato particolarmente piovoso nel magico bosco di Koalaland.
A Paolino l’ inverno non dispiaceva, ma bisognava riconoscere che quell’ anno si era esagerato. Giorni interi di pioggia costringevano la variegata e colorata popolazione del bosco a starsene rintanata ognuna nelle proprie case.
All’ inizio è piacevole, il dolce tepore della casa, le letture, il cibo e l’abbandono a ozio e dormite, ma dopo un po’, sinceramente, non se ne può più. – se poi – pensava tra sé Paolino – hai una creatura come Gugù che non vede l’ora di poter volare nel cielo azzurro, sotto il sole e la luna e le stelle…. bé ragazzi, penso tutti voi mi capirete vero ?
Quella mattina,invece, i suoni del bosco annunciavano che la primavera era finalmente arrivata. Paolino dormiva beato e sognava Anna ( sognava sempre sempre Anna ), quando sentì un prurito sul naso, un prurito sempre più intenso ….. di più, ancora di più …. eeetttttciuuù, eeetttttciuuù …. E poi ancora per tre volte.
– Ma per un vagone intero di semi di eucalipto, chi è che …. ? –
Era Gugù che si era poggiato sul suo petto e strofinava il becco sul naso.
– Ma che ci fai sopra di me impertinente di un gufo ?
– Senti Paolino, io è più di un ora che cerco di svegliarti ma tu non senti ragioni. Fuori sono tutti in attività e tu dormi. Io voglio volare, volareeeee, capito ? –
– Ma a me chi me lo ha fatto fare, me lo dice qualcuno quale vantaggio ne ho tratto da raccogliere questo pazzo di un barbagianni ? la mia vita era serena. Si, qualche avventura qua e là, ma la mattina potevo dormire beato senza avere addosso questo volatile impertinente. –
Gugù, imbronciato, aveva poggiato la testa verso sinistra. Paolino vedendolo così lo prese tra le zampe, maledicendosi per quelle parole stupide e improprie.
– Senti piccolo, ora metto del pane a tostare, del latte a bollire e un barattolo di quella marmellata che ti piace tanto e, dopo aver fatto colazione andiamo da Guendalina e Fufù e restiamo in giro tutto il giorno, che ne dici ? –
La risposta fu un sorriso grande quanto una casa e un abbraccio forte.
– Ma insieme alla marmellata posso avere un po’ di nutella ? –
– Ghiotto di un gufo, i patti sono chiari, la nutella solo la domenica perché tutti i giorni fa male, ed è inutile che fai il coccolone, non mi incanti. –
Mangiarono di gusto e in silenzio, e uscirono.
Gugù iniziò a volare di gusto, libero e inebriato. Tutti lo salutavano, ricambiati. Paolino era apprensivo e sempre con la testa in su. Ogni cosa lo spaventava e continuava a richiamare il suo giovane barbagianni.
– Gugù , attento …. Gugù, no, non lì ….Gugù scendi ora basta –
E così fino quasi a casa di Guendalina quando, dopo l’ ennesimo rimprovero apprensivo, Paolino cadde a faccia in giù !
Aveva inciampato sulla solita radice.
– Ahaahaaha ahaahaaha ….sono io che devo controllare te, imbranato. –
Di Guendalina e Fufu’ in casa non c’ era traccia. Tutto taceva. L’amaca era vuota. Allora provarono nel ripostiglio, e li, quasi sommersi da una montagna di bucce di noccioline i due, a zampe incrociate, riempivano vassoi di quel cibo, per loro succulento e li infilavano nel forno, non disdegnando di mangiarne ogni volta un bel po’.
– Ciao ragazzi entrate, tostiamo le noccioline per l’ estate, in questo modo sono più pratiche e saporite…. sai Paolino, Fofò va matto per quelle leggermente bruciacchiate così ne faccio un po’ di scorta. –
Paolino guardò Fufu’ e vide che già pesava il doppio di Gugù.
– Oddio sta diventando obeso come questa scimmietta golosa, non è possibile. E come lo guarda con gli occhi dell’ amore , pensare che non lo voleva ! –
Finito il lavoro con le noccioline i due barbagianni furono autorizzati a giocare e a volare liberi per un po’, mentre i due amici chiacchierarono un po’ sorseggiando del thè verde.
– Senti Paolino dobbiamo pensare alla vaccinazione dei due cuccioli, non vorrei che si ammalassero. Io non lo sopporterei succedesse qualcosa al mio piccolo…. –
– E’ proprio andata questa scimmia. Non parla d’altro ed è sempre in apprensione per Fofò. Si, la mia Guendalina ha scoperto il senso materno. – pensò tra sé il koala, guardandosi bene dal dire queste cose perché Guendalina le avrebbe negate, avrebbe detto che era tutto frutto della fantasia malata di un koala annebbiato e chi sa che altro.
– Si meglio lasciar perdere.-
– Allora facciamo una cosa – riprese Guendalina – ora prendiamo i due e li portiamo alla clinica e facciamo tutti i vaccini in modo che io dorma tranquilla, va bene ? –
Paolino annuì sorridendo, e così fecero.
Durante il lungo tragitto i due barbagianni svolazzavano felici tra un albero e l’ altro, solo Fofò aveva delle difficoltà per via del peso.
– Dovrò metterlo a dieta quel gufo, mangia troppo, la sua madre naturale doveva essere una mangiona. –
– Ma per piacere Guendalina, la sua madre naturale vero ? ahahahahahahah. –
La clinica era situata su una lussureggiante collina dove querce e salici parevano riposare immobili e annoiati. Il terreno intorno a quella struttura ottagonale e futuristica si distendeva per ettari in una vallata con prato inglese, impeccabilmente curato da un esercito di talpe giardiniere; il tutto appariva sereno e tranquillizzante.
I due amici procedevano sereni con i loro gufi, ora tranquilli sulle loro spalle. Quasi arrivati al grande cancello d’ ingresso furono attratti da un vociare sommesso, cupo, malinconico, che proveniva dalla loro destra e che stonava con la magia del posto.
– Scimmietta, cos’è questo vociare, mi sta mettendo angoscia e non so perché. – disse Paolino.
– Si, è la stessa sensazione che ho io, che ne dici se andiamo a guardare, del resto i vaccini possono aspettare ancora un po’. –
Così fecero. Percorsero una piccola strada sterrata leggermente in salita e, dopo alcune curve, si trovarono di fronte uno spettacolo da purgatorio dantesco. Un accampamento improvvisato con cartoni, lamiere e chissà cos’altro, che fungevano da riparo a decine di mamme con i loro cuccioli che piangevano un pianto disperato e inconsolabile.
Fufù e Gugù si accovacciarono impauriti e tremanti mentre Paolino e Guendalina si guardarono senza capire , insicuri nell’avanzare.
– Ma per duemila semi di eucalipto, cosa sta succedendo, perché tanti cuccioli piangono e tante madri si disperano ? –
Dopo l’indugio iniziale Paolino avanzò con convinzione, risoluto a capire, mentre Guendalina rimase a guardia dei due barbagianni.
Come il koala si avvicinò a quell’accampamento improvvisato fu circondato da un numero notevole di animali di tutte le specie che parlavano tutt’insieme senza far capire a Paolino nulla di quello che dicevano. – zitti per cortesia, se parlate tutt’insieme io non capisco niente, vi prego uno alla volta. – disse deciso.
Dopo un attimo di silenzio parlò Maggie l’inglese, uno stupendo esemplare di scrofa, inglese naturalmente, che con a fianco i suoi quattro maialini, parlò e spiegò – caro Paolino, siamo qui da giorni e giorni con i nostri figli che piangono e hanno fame perché abbiamo dato fondo a tutte le nostre risorse per donarle alla clinica, ma pare non siano sufficienti per poter visitare e curare i nostri figli – disse tutto d’un fiato col suo spiccato accento – vedi io ho quattro cuccioli, tre stanno abbastanza bene ma il quarto, Robertino, sta molto male e ormai è tre giorni che non parla, cosa insolita per lui che parla in continuazione per ore, e io sono disperata, non so che fare, aiutaci ti prego, fallo per loro. –
Paolino fu sconcertato da quelle parole. Aveva sempre immaginato che la salute, insieme allo studio e al lavoro fossero un diritto inalienabile per ogni essere vivente e ora capisce che così non è. – per mille palme secche di noci di cocco, qui bisogna trovare subito una soluzione – pensò mentre ritornava da Guendalina a riferire ogni cosa.
La scimmietta non lo fece nemmeno iniziare – ho capito ogni cosa imbranato di un koala, la clinica è privata e quella povera gente non ha più niente da offrire per poter curare i loro figli. Nel mio girovagare in tutto il mondo ho visto scene così dappertutto, lo sai, ma penso di avere la soluzione. –
Prese il suo cellulare satellitare e compose un numero. La chiamata salì su nel cielo verso il satellite e arrivò su una sperduta tenda in un deserto al di la del globo.
– Si Guendalina, ho già capito, dammi qualche ora e sono da te!-
Nell’attesa i quattro amici entrarono nella clinica. Grandi vetrate, ambiente ovattato e sorrisi di plastica.
– Che onore avervi qui, due celebrità come voi nella nostra moderna clinica – disse il direttore, mentre andava incontro a quelli che aveva definito due celebrità.
Fece fare un giro per corridoi e stanze asettiche decantando tutti i servizi che, a pagamento, potevano offrire ai loro ospiti. – e poi per finire le nostre piscine e le sale massaggi, insomma, signori, tutto quello che può servire per una degenza felice e serena. –
Fufù e Gugù nel fra tempo svolazzavano da una stanza all’altra apparentemente incuranti delle parole di quel direttore spocchioso e affettato, ma giunti quasi all’uscita fecero due capriole, volteggiarono sopra la testa del direttore e fecero i loro bisogni proprio su quella testa ovale e con il riporto.
– Ma cos’è stato, cos’è questa cosa schifosa sopra la mia testa . . .grr grr grr ……-
I quattro amici erano già fuori e ridevano come mai nella loro vita.
Una grossa nuvola di polvere all’orizzonte annunciava l’arrivo dell’amico di Guendalina.
– Signori, ecco a voi l’esimio dottor Luigino super Strada, medico chirurgo folle e allampanato. –
Dipanata la grossa nuvola che lo avvolgeva, apparve il grande amico di Guendalina. E grande e grosso lo era davvero! Altissimo, magro, con barba e capelli lunghi sale e pepe e occhiali elastici da motociclista, scende dalla sua magnifica moto side – car levandosi i grossi guanti in pelle e gli occhiali. – ciao, scimmietta mia, vedo che sei a dieta, vero ?
– Forse è il caso che rimetti gli occhiali, chirurgo dei miei stivali. –
I due si abbracciarono calorosamente e Guendalina presentò Paolino, Fufù e Gugù a quell’uomo simpatico e carismatico.
– Bene amici, forse dovete spiegarmi un po’ …-
Paolino e Guendalina spiegarono brevemente ogni cosa, mentre l’ uomo si limitava ad annuire e i due barbagianni giocavano tirando barba e capelli del malcapitato.
– Non c’è tempo da perdere. –
Giunti all’accampamento Luigino super Strada iniziò a levare dalla moto: una tenda enorme da campo, attrezzi chirurgici, vitamine, vaccini, antibiotici, siringhe antidolorifici e tanta di quella roba che pareva incredibile potesse stare stipata in quella moto.
– Bene pelandroni, bando alle chiacchiere e tutti al lavoro, per mille pasticche di vitamine!!!!!!!!!!!!!!!! –
Nel giro di alcune ore fu costruito un intero campo ospedaliero, dove Paolino aveva le funzioni di assistente medico. All’inizio per le punture dei vaccini chiudeva gli occhi, ma dopo un po’, anche per via dei rimproveri del burbero Luigino, divenne l’asso delle punture. – avanti un altro, branco di mammoni timorosi, per un milione di siringhe, lo vedete che c’è una fila di chilometri ? – urlava vanitoso.
Dopo tante e tante ore tutti furono curati, Paolino e Luigino erano sfiniti, mentre Guendalina, Fufù e Gugù avevano sfacciatamente approfittato delle libagioni offertegli dai responsabili dell’ accampamento.
Il campo improvvisato si era ormai completamente svuotato, solo Maggie l’inglese indugiava perché i suoi maialini scorazzavano nei prati come impazziti. Robertino aveva ripreso a parlare, eccome aveva ripreso, e Paolino e Luigino, già sfiniti per l’enorme lavoro avevano i tappi alle orecchie , mentre Guendalina parlava con Maggie che non smetteva di ringraziare tutti per avergli curato, senza nulla in cambio, i loro cuccioli .
– Ora però – disse col suo inconfondibile accento inglese – come Luigino va via qui non rimarrà più niente e tutto tornerà come prima .
– No Maggie, questo non succederà, infatti Luigino rimarrà qui il tempo necessario per formare volontari che possano imparare a curare tutti quelli animali che in futuro ne avranno necessità tanto da tenere un campo ospedaliero gratuito, e quindi per tutti . –
– Perfetto, mi attiverò per trovare più volontari possibili…. Grazie, grazie ancora . –
– Un ultima cosa Maggie , fai tacere Robertino ti prego, quei due non possono stare per sempre con i tappi alle orecchie . –
Infatti Robertino continuava a parlare ai due malcapitati che insieme levarono i tappi dalle orecchie e contemporaneamente urlarono ….. – Bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
– Che risuonò per tutto il bosco incantato come un uragano!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!