Franco Cadoni scrittore per bambini

1 – IL KOALA PAOLINO

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Mamma Koala disegno di Josephine Sassu

Mamma koala si apprestava a scendere dalla comoda posizione sopra l’albero di eucalipto. Era quasi sera, e con un movimento dolce della pancia svegliò i suoi due cuccioli che profondamente dormivano nel suo marsupio.
«Su piccoli, è quasi sera e bisogna scendere per mangiare» – disse tenera.

Scesi dall’albero ancora sonnacchiosi, Paolino e Giuseppina, questi i nomi dei due cuccioli, iniziarono a mangiare la prelibata colazione a base di bacche e foglie di eucalipto. Mamma koala guardava apprensiva i suoi due cuccioli che, un po’ malfermi sulle zampe, mangiavano con appetito.

Mentre Giuseppina era timida e dolce, Paolino era un po’ discolo e disobbediente, e bisognava fare molta attenzione che non si mettesse nei guai. Paolino aveva una faccia simpatica da monello e nonostante i rimproveri della mamma lui, con quel furbo sorriso, continuava a gironzolare per conto suo.
Ormai era quasi notte e Mamma koala aspettava Babbo koala che rientrasse dal lavoro. Mamma koala era tanto innamorata di Babbo koala e ogni sera guardava sempre il punto dove sarebbe apparso per corrergli incontro e abbracciarlo forte. Mentre Mamma koala era così distratta,

Paolino

Paolino piano piano si addentrò nel bosco buio e pericoloso. Era troppa la curiosità per quel luogo scuro e affascinante che Mamma tanto raccomandava di non oltrepassare. Lui era fatto così, era discolo e disobbediente.

Paolino, ormai distratto nei suoi pensieri e sempre più attratto da quel buio misterioso, era sempre più lontano dalla mamma e dalla sorella. Si sentiva leggero e contento, e mentre andava avanti, la vegetazione diventava sempre più fitta e gli alberi alti fino al cielo. Paolino non aveva mai visto alberi così grandi con le braccia così lunghe e, sempre con la testa in alto, inciampò e caddè.

Mentre si stava rialzando, sentì in alto delle risate. Erano risate inarrestabili – aha aha aha aha aha aha aha – Paolino non capiva chi potesse essere, e a dire la verità quelle risate lo stavano innervosendo.
«sei uno sciocco, sei caduto come un baccalà, si, sei uno stupido di koala» – dissero all’unisono due enormi pipistrelli che, divertiti, avevano assistito alla scena.

«Chi siete, io non vi ho mai visto prima e non c’è da ridere se un cucciolo come me inciampa e cade» – disse Paolino risentito.
I due enormi pipistrelli non diedero nessuna risposta e continuarono a sonnecchiare a testa in giù, e solo allora si accorse che i pipistrelli erano tre e non due, e la cosa curiosa era che, mentre i due spiritosi erano a testa in giù , il terzo rimaneva a testa in su,

Enormi pipistrelli

e questo incuriosì Paolino, che chiese – «perché il vostro amico è sempre a testa in su e non parla e non ha riso come voi?»
«perché è svenuto cucciolo di un koala? è svenuto perché ha la testa tra le nuvole come te, e non avendo visto il tronco di un albero ha sbattuto la testa e ora sta lì svenuto da ore». – risposero ancora una volta all’unisono i due. – «ora vedi di non cadere più anche tu , perché se svieni e vicino ci sono i coccodrilli faranno di te tante fettine e ti mangeranno in un attimo» –

Paolino con la testa che gli girava, continuò la sua avventura in quel bosco misterioso interrogandosi su chi fossero quei coccodrilli che, se fosse caduto, lo avrebbero fatto a fettine. Ebbe un brivido e un po’ di paura ma, incosciente come sempre, andò avanti.

Fatta un bel po’ di strada, e avendo molta sete, Paolino cercava una piccola fontana per potersi dissetare e alleviare il dolore per il bernoccolo che la caduta gli aveva provocato. Finalmente trovò una fonte dove scorreva rigogliosa dell’acqua freschissima e potè bere e rinfrescarsi. Si sedette e si riposò, ignaro di essere seguito da tanti puntini luminosi che si muovevano svelti e con grazia nel buio della foresta. Paolino sbadigliò e si stirò con le zampe e ora rifocillato continuò il suo viaggio, inconsapevole del fatto che mamma koala e babbo koala insieme a Giuseppina lo cercavano disperati. Fatta ancora un po’ di strada sentì lo spezzarsi di un ramo, si voltò in direzione di quel rumore, e allora notò quei puntini luminosi immobili. Uno di loro inavvertitamente aveva spezzato il ramo che insospettì Paolino. – «oddio quelli sono i coccodrilli che mi faranno a fettine» – disse piangendo Paolino, e così dicendo iniziò a correre a perdifiato. Col cuore in gola dalla paura si voltava continuamente e piangeva, invocava la mamma, sbatteva la testa nei rami inciampando nelle radici degli alberi , ma quei puntini sempre dietro di lui. A un certo punto cercò di salire su un albero con le sue ancora fragili unghie, e quasi ce la fece, ma il ramo si spezzò e cadde in un pozzo umido e melmoso. Sentì lo sbattere di una coda enorme e vide due enormi fauci dagli affilatissimi denti. Era il coccodrillo!!!
Ora Paolino era disperato, aveva conosciuto il coccodrillo che stava leccandosi i baffi per quel inaspettato pasto succulento.
Paolino ormai rassegnato, piangeva disperato – «mamma , mamma dove sei» – urlava. Ma mentre sembrava tutto perso, dal buio della foresta, quelle decina di puntini uscirono tutti insieme e corsero incontro a quell’incosciente cucciolo di koala.
Erano dei simpatici e agguerriti scoiattoli, che presero per le zampe Paolino e lo trascinarono fuori da quella pozzanghera melmosa lasciando il terribile coccodrillo con un palmo di naso. Lo caricarono sulle spalle e lo trascinarono nel loro nascondiglio segreto. Questi era un tronco di albero secolare capiente e confortevole, dove Paolino fu fatto riprendere dalla paura e rifocillato con tisane di foglie di eucalipto e brodini caldi fatti dalle bacche.

«Cucciolo che non sei altro, ti sei spaventato e noi volevamo solo essere tuoi amici, quando sei scappato per fortuna ti abbiamo seguito altrimenti a quest’ora saresti dentro il capiente stomaco del coccodrillo» – disse la scoiattola mamma – «ma io pensavo che quei puntini fossero gli occhi dei coccodrilli e ho avuto paura, tanta paura» – rispose Paolino balbettando.

«Va bene, cucciolo questa volta è andata bene, ma mi raccomando ora che esci da qui cerca di fare attenzione e di tornare dai tuoi genitori che saranno disperati» –
«farò così amici miei non vi preoccupate, conosco la strada per tornare e andrò da loro» – .

Salutati, commosso, i suoi nuovi amici Paolino riprese la strada di casa attento a dove mettere zampe e testa e fu quasi alla fine della foresta che sentì un rumore di molti passi. Questi rumori diventavano sempre più forti e vicini e dal sentiero dove passavano si levava una enorme nuvola di polvere. Il cucciolo era come stordito da questa novità. Un frastuono di passi. A un certo punto, da una curva, Paolino vide una cosa che non avrebbe più dimenticato in vita sua.

Sette piccoli uomini che trasportavano, su un carro con quattro enormi ruote di legno, una bara di cristallo con dentro una donna bellissima addormentata.
Si fermarono tutti insieme, e mentre la grossa la grossa nuvola di polvere quasi li nascondeva, il primo dei piccoli uomini si avvicinò a Paolino e disse – «ciao, tu devi essere Paolino, so chi sei perché sulla strada abbiamo incontrato i tuoi familiari disperati. Corri da loro, vai dritto per questo sentiero e li troverai» – .
«si, grazie» – rispose Paolino – «ma voi chi siete, chi è quella donna che dorme dentro quella bara di cristallo?» –
«Noi siamo i sette nani e quella donna che sembra morta è la nostra principessa Biancaneve, e apparteniamo a un’altra fiaba. Lei è stata avvelenata da una donna vanitosa e crudele e ora stiamo cercando qualcuno che la ami e la baci per risvegliarla» – disse un altro dei sette nani – «ricorda cucciolo di un koala, qualsiasi cosa in futuro sentirai riguardo questa storia, sappi che la principessa è stata avvelenata mangiando una pera, non una mela. Una pera, capitooooo!!????» –
Paolino finse di capire ma in realtà non aveva capito niente, il nano tornò dagli altri e tutti partirono salutando Paolino.

Era giunto il momento di fare il sentiero che lo avrebbe riportato dalla sua famiglia.

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