Franco Cadoni scrittore per bambini

3 – PAOLINO E L’IMPERATORE DEL BOSCO

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Quella mattina Paolino si svegliò molto presto. Mamma koala e babbo koala, insieme alla sorella Giuseppina, dormivano di gusto. Era domenica e si poteva tirare tardi, ma Paolino era impaziente di iniziare quello che per lui era l’unico giorno in cui poteva scorazzare per la pianura dopo l’ennesima punizione.
Si stiracchiò a lungo, e in punta di zampe, scese dalla casa sull’albero. La giornata prometteva bene e il cucciolo di koala si mise in cammino sperando in una nuova avventura.
Dopo aver passeggiato un po’ ed essersi divertito con le liane tra un albero e l’altro al limite del bosco a lui tanto caro, un frastuono di motori, carri e chissà cos’altro, fece tremare la terra e piegare gli alberi.
Paolino si spaventò tantissimo, e supino si nascose sotto una siepe.
Ma che succede – disse – con le labbra che tremavano insieme al resto del corpo. – ma è la fine del mondo o un invasione? –
Per un’ora continuò così, e quando smisero questi rumori se ne sentirono altri più lontani ma altrettanto terribili.
All’orizzonte le nubi incombevano minacciose presaghe di cattive notizie.
Dopo qualche minuto Paolino vide in cielo migliaia di uccelli volare velocissimi tanto da provocare, col loro battito di ali, un turbine di polvere in tutta la vallata, e contemporaneamente vedere tutti gli animali uscire dal bosco terrorizzati.
Ma allora è davvero la fine del mondo – pensò Paolino spaventato a sua volta –
Migliaia di animali di tutti i tipi incolonnati e disperati: gli amici scoiattoli con gli occhi spenti, decine di marmotte con le coperte sulle spalle svegliate e cacciate dal loro letargo, i suoi amici cerbiatti con mamma cerbiatta insieme a delle talpe che zigzagavano alla cieca, e cosa più incredibile, decine di coccodrilli ricoperti di fango ora docili e sottomessi. Insomma, Paolino aveva ragione, uno scenario da fine del mondo.
Dopo che tutti si erano accampati come potevano nella grande vallata, il piccolo koala scorse, prima come un piccolo puntino poi più nitidamente, la figura familiare del nonno.
Nonno, nonno – gridò Paolino correndogli incontro – cosa è successo nonnino – e mentre correva ad abbracciarlo, cadde rovinosamente su una pozzanghera .
Il nonno sorrise per l’incauto e distratto Paolino e lo aiutò a tirarlo su. Il cucciolo era una maschera di fango e guardava il nonno turbato e spaventato per tutto quello che stava succedendo.
Caro nipote – disse stancamente poggiando per terra i suoi libri e tirando su gli occhiali da miope – un esercito di umani venuti da uno stato lontano sono arrivati con le armi e con delle divise spaventose e hanno cacciato tutti via. Dopo aver eretto in un battito di ciglia un castello in mezzo al lago , è arrivato un uomo di un metro e mezzo e si è dichiarato imperatore supremo del bosco per adesso e per l’eternità . –
Paolino non poteva pensare che quel magico bosco, che nella sua ancor breve vita tante avventure e sorprese gli aveva riservato, fosse vietato a tutti gli animali per l’eternità .
Intanto i giorni passavano e la situazione era sempre più disperata. Il cibo scarseggiava e quelle poche pozzanghere ormai contenevano a fatica i coccodrilli che languivano boccheggiando. Un’aria di depressione e rassegnazione aveva ormai pervaso tutti e in più il muro eretto dagli sgherri del mezzo uomo autoproclamatosi imperatore supremo per l’eternità proibiva anche solo di sbirciare dentro il bosco.
Paolino però non conosceva cosa fosse la rassegnazione, lui voleva tornare nel bosco e prendersi ancora tante punizioni per avere disobbedito, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per far tornare tutto come prima.
Ma cosa possiamo fare – pensava grattandosi la testa .

E gratta gratta, arrivò l’idea! – ma si – disse – se riesco a smuovere questa banda di depressi e rassegnati ce la possiamo fare. Anzi , sono sicuro che ce la facciamo, per mille foglie di eucalipto! – .
Si consultò lungamente col nonno, che seduto su un tronco d’albero depose il libro che leggeva stancamente e gli disse – caro nipote, se riesci a convincere questo branco di smidollati sarà l’operazione più esaltante di sempre.

Intanto nel castello in mezzo al lago l’autoproclamatosi imperatore supremo per l’eternità si rimirava allo specchio provando l’abito per la cena. Aveva intorno un manipolo di brutti ceffi che annuivano consenzienti a ogni delirio del loro capo che, ignaro del geniale piano di Paolino, scendeva le scale regalmente pronto a degustare le prelibatezze della cena . Una schiera di servitori lo blandiva e incensava e lui altero pensava che essere l’imperatore di quel bosco enorme e meraviglioso era proprio eccitante e poco importava se tutti i legittimi residenti ora morivano di fame e di sete – io sono il re, sono l’imperatore e nessuno mi potrà mai scacciare da qui – disse, e tutti ad applaudire quell’uomo buffo e ridicolo e crudele .
Intanto Paolino passava in rassegna quelle che da lì a poco sarebbero diventate le sue truppe d’assalto.
Scosse le marmotte sonnolente che buttarono le loro coperte , istruì gli scoiattoli a cui immediatamente si illuminarono gli occhietti e iniziarono a prepararsi, parlò con le talpe che annuirono quasi alla cieca, un rappresentante degli uccelli scese, parlò e ripartì mentre i coccodrilli docili alzarono la testa dal fango digrignando gli aguzzi denti.
Arrivarono pure due dei tre pipistrelli dall’unico albero prima del bosco e con saluto marziale si misero a disposizione .
Al mio via si iniziano le operazioni – disse il momentaneo generale Paolino .
Fu così che talpe e marmotte iniziarono a scavare veloci seguite da delle faine (che non facevano niente), gli scoiattoli prepararono delle fionde da dei rami e migliaia di uccelli in posizione di combattimento erano pronti a sostenere dall’alto le operazioni, mentre i coccodrilli riscaldavano fauci e coda.
Quando le talpe e le marmotte avevano scavato fino all’altezza del lago un aquila tornò alla vallata e con un fischio avvisò Paolino che alzò il braccio destro in segno di via.
Allora gli uccelli discesero in volo verso gli scoiattoli e li fornirono di pietre, con le pietre armarono le fionde e in un battibaleno migliaia di pietre raggiunsero il castello come fosse grandine, stordendo gli sgherri dell’imperatore. L’imperatore supremo per l’eternità fu svegliato da un servo che gli disse – padrone, piovono pietre, migliaia di pietre non si sa da dove e come …. Padrone questo è un posto maledetto . – l’imperatore si alzò di scatto e corse alla finestra e strabuzzò gli occhi: il servo aveva ragione. Corse fuori e come mise il naso fuori dalla porta una pietra lo colpì in fronte e svenne .
Nel frattempo marmotte e talpe avevano superato il lago e ora si trovavano nei sotterranei del palazzo. La solita aquila diede il segnale e fu allora che i coccodrilli entrarono nel tunnel, veloci come serpenti lo percorsero tutto, superarono il lago, entrarono nei sotterranei e su dentro le mura del palazzo. Paolino nel frattempo correva di liana in liana e non voleva perdersi quello spettacolo indimenticabile, ma giunto all’ultimo albero il ramo si spezzò e cadde a zampe all’aria dentro il lago.
Ora i coccodrilli erano dentro le mura e a uno a uno prendevano quei brutti sgherri per le fauci, li tiravano in alto come dei palloni e con la coda li spedivano più lontani di dove fossero arrivati. L’operazione durò circa un’ora e l’intero bosco fu completamente liberato da quegli uomini malvagi e dell’imperatore supremo e per l’eternità non si sentì più parlare.
Nel frattempo Paolino riemerse a fatica dal lago e come al solito si diede del cretino , ma oggi era lui il re del bosco e un lungo applauso lo accolse dentro il castello.
Tutti tornarono felici alle loro case e alle loro faccende e a Paolino questa volta non fu comminata nessuna punizione. Mentre faceva ritorno alla casa sull’albero notò il terzo pipistrello che si ridestava dal lungo sonno e chiese a Paolino – ma cosa è successo? –
Una risata esplose per tutto il bosco.

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