Paolino si stiracchiò e sbadigliò, guardò e vide che nel cielo ancora stellato all’orizzonte una sottile linea rossa si stava delineando.
Oggi sarà una meravigliosa giornata e quasi quasi cerco Guendalina per farci una bella passeggiata e un pic nic nel bosco – pensò mentre scendeva dall’albero.
Non tardò a trovare la sua nuova amica, infatti le bucce di nocciolina erano come le molliche di Pollicino.
Per mille spremute di eucalipto, ma non smetti mai di ruminare stupida di una scimmia? –
Ciao cucciolo di koala, ben svegliato – rispose mentre si levava una buccia dalle labbra.
Oggi volevo proporti una cosa, volevo proporti una passeggiata e un pic nic, che ne dici imbranato di un koala?
Paolino rise e annuì, quindi si misero in moto.
La previdente Guendalina, a differenza di Paolino che era partito a zampe nude, aveva già preparato tutto quello che occorreva per un succulento pic nic. Spremuta di arance, noccioline sgusciate in salsa verde, patè, sempre di noccioline, e un intruglio che Paolino non riconobbe. Insomma l’occorrente per un banchetto affollato ma solo per due persone!
Spero di non aver dimenticato niente – disse mentre pensierosa si grattava la testa.
Ma se c’è tanta roba che mangerebbero tutti gli animali del bosco, ingorda di una scimmia spelacchiata. –
I due camminavano di buona lena tra il verde di quel bosco incantato fermandosi di tanto in tanto a parlare con i loro innumerevoli amici . Il bosco pullulava di attività, di risa e di gioia tanto che i due dovettero arrampicarsi negli alberi per arrivare in tempo per il pranzo al posto prestabilito.
Il posto era davvero incantato con un fiume che declinava dolcemente e con delle trote saltellanti e felici. Il prato verde e rigoglioso di piante e fiori profumava di primavera e di ozio. I due amici misero un telo e sopra appoggiarono le meraviglie culinarie preparate da Guendalina.
Che ne dici di fare un bel bagno e giocare con le trote – chiese Guendalina , mentre già si dirigeva a riva –
Ma io non ho mai fatto il bagno – rispose perplesso Paolino-
Non ti preoccupare imbranato di un koala, ti insegno io.-
E così fu. Paolino entrò timoroso in punta di zampe e, tra i sorrisi e i lazzi delle trote e di Guendalina, fece il suo primo bagno in quell’acqua fresca e cristallina.
Per mille zuppe di eucalipto, non tocco qui, aiuto –
Il koala si dimenava terrorizzato e, annaspando,cercava di rientrare a riva. Mentre beveva una quantità enorme di acqua Guendalina, divertita, riprendeva tutto col suo cellulare di ultima generazione.
Dopo aver nuotato e riso,i due amici si sedettero e mangiarono con grande appetito. Dopo aver mangiato Guendalina fece vedere le foto a Paolino dal suo cellulare. – guarda quanto sei buffo quando annaspi e bevi l’acqua – disse ironica.
Senti amica mia, tu adesso mi devi raccontare la tua storia. Hai questo coso incredibile e, nonostante tu mi creda stupido, ho capito che hai avuto una vita incredibile e piena di avventure e se credi io sia davvero tuo amico dovresti raccontarmi un po’ di cose – Paolino disse così e quasi si pentì di quelle domande pensando di essere stato impertinente e inopportuno , ma Guendalina fugò subito ogni suo dubbio.
– Paolino, tu per me sei l’unico amico. Ho conosciuto tante persone nella mia difficile vita ma mai una persona candida e buona come te. Si, un po’ imbranata e con la testa tra le nuvole, ma adorabile e pura…… – così dicendo Paolino notò una lacrima solcare la guancia di Guendalina, che continuò e raccontò , eccome se lo fece.
Avevo pochi mesi e in una foresta lontana anni luce da qui giocavo innocente con i miei fratellini e con mia madre. Mio padre lo vedevo poco, lui stava in giro tutto il giorno in cerca di cibo per la sua famiglia, ma quando la sera dopo cena ci metteva a letto raccontando le storie degli antenati, lui era tenero e ci faceva sognare. Insomma amico caro, la nostra vita era destinata ad essere bella e felice come quella di Babbo e Mamma. Un giorno, era estate e il tramonto di un rosso fuoco, mia madre preparava la cena e noi giocavamo tranquilli sui rami di una quercia secolare, quando uno stormo di uccelli sonnacchiosi all’improvviso si levò in un volo agitato e si sentirono dei colpi che ne uccisero tantissimi. Quei colpi erano spari di carabina in mano a dei cacciatori di animali. Fecero una strage, e rapirono noi cuccioli … – a questo punto Guendalina tirò un profondo respiro e fece una lunga pausa, bevve un po’ di succo d’arancia e riprese il racconto.
Raccontava e gesticolava e Paolino ascoltava, rapìto da quella storia così straordinaria e terribile. – mi ritrovai con questa compagnia che faceva il giro di paesi e città facendomi fare la scimmia ammaestrata. Dopo lo spettacolo mi portavano in una gabbia sola e triste e con l’unica compagnia dei ricordi della mia infanzia felice . Così è stato per tanto tempo, girai il mondo e vidi cose incredibili, città, grattacieli e un mondo pieno di luci in cui tutti si muovevano frenetici ma tristi e soli. Io ero sempre più triste e nemmeno l’amicizia con un uomo buono che puliva le nostre gabbie mi aiutava . Io volevo la libertà Paolino, solo quella. Un giorno però successe un fatto incredibile, degli elefanti si innervosirono e iniziarono a correre in cerchio e a levarsi con le zampe posteriori tanto in alto da sembrare stessero per spiccare il volo. Tutti i componenti della compagnia uscirono dalle loro case mobili cercando di fermare quella corsa impazzita senza riuscirvi. In mezzo a tutto questo caos uno degli elefanti si avvicinò alla mia gabbia e con un colpo di proboscide aprì la porta e mi disse – vai Guendalina, scappa, corri libera e leggera verso la libertà, tu che puoi ! -.
Incredula corsi via . Corsi tanto senza voltarmi e col cuore in gola dalla paura. Mi fermai non so quanto tempo dopo senza sapere dove ero ma con l’unico pensiero di tornare alla mia terra.
Guendalina continuò il suo racconto con Paolino che ascoltava incantato le avventure successive della sua amica quasi senza emettere un sospiro. Ora capiva quegli occhi buoni ma tristi, ora capiva quella fame perenne, ora capiva che quella scimmia sarebbe stata la sua amica del cuore per sempre.
Quando finalmente arrivai a casa – continuò la scimmietta – trovai ogni cosa bruciata, tutto , gli alberi , le case , le cose… tutto tutto , e decisi di cercare un posto bello e incantato come quello in cui vissi felice anche se per poco tempo. Di nuovo dopo tanta fatica e tanta fame arrivai qui, in questo posto incantato, mi innamorai di ogni cosa e dei suoi abitanti, ma soprattutto di te Paolino, della tua sete di giustizia e della tua inconsapevole purezza. –
Paolino trasalì nel sentire quelle parole – ma se non ci conoscevamo – disse.
Io ti ho osservato da subito, dalla tua prima avventura, ho visto come disobbedivi e come cadevi come un cretino con la testa tra le nuvole e ho visto pure le punizioni che ti infliggevano i tuoi genitori. Vuoi sapere altro? – disse sorridendo mentre quattro noccioline finivano dentro la sua capiente bocca.
Paolino era senza parole , quella simpatica canaglia lo aveva osservato da subito senza che lui si accorgesse, e dopo tutte quelle avventure ora ruminava tranquillamente ai bordi di quel fiume in cui delle trote saltellavano ridendo e scherzando.
Vedi Paolino – continuò Guendalina – io non dimenticherò mai quell’elefante, di cui non conoscevo nemmeno il nome, il suo sacrificio per la mia libertà, e non dimenticare mai di non diventare una scimmia ammaestrata. Sii sempre libero e lotta per la libertà di tutti. –
Quella magnifica giornata volgeva al termine. Paolino, tornando a casa, rifletteva sulla straordinaria vita della sua amica, sul suo dolore e sulla lezione che gli aveva impartito e nella sua testa ronzava insistentemente quella frase – – non diventare mai una scimmia ammaestrata! –