Era una giornata piena di sole con un cielo azzurro che il cinguettìo degli uccelli faceva gaudiosa e rendeva lieve il battito del cuore.
Paolino, dopo la sua straordinaria avventura, era in punizione. I suoi genitori, per lo spavento, gli avevano ridotto il raggio di azione in cui poteva muoversi.
Per molti giorni fu così e col suo incerto incedere passeggiava, sempre col naso all’insù, per quei prati verdi e rigogliosi al limite di quel bosco magico.
Ma la sua curiosità lo rendeva insofferente e ogni tanto, sicuro di non essere visto, oltrepassava il limite e per un po’ si inoltrava tra quegli alberi enormi e dalle braccia lunghissime.
Fu così che un giorno notò al limite di una capiente fontana, che raccoglieva l’acqua fresca e abbondante di un torrente, una splendida cerbiatta. Beveva, e mentre lo faceva, si guardava intorno preoccupata. Appena finiva di bere raccoglieva del cibo che trovava lì intorno, e scappava via.
«Quanto è bella» – pensò Paolino – «e quanto mi piacerebbe conoscerla. Chissà dove corre e da chi va.» –
Così fu per un intera settimana. Paolino, a quell’ora del giorno, si arrampicava negli alberi e con l’aiuto delle liane arrivava al solito punto e osservava quello splendido esemplare di cerbiatta.
Un giorno prese coraggio e discese dall’albero per presentarsi e fare amicizia, ma la cerbiatta al minimo rumore fatto da quell’incauto koala, di scatto si volatilizzò.
Sono sempre il solito cretino – disse tra sé Paolino
Ora magari non torna più perché si è spaventata, ma io volevo solo diventare suo amico, perché ogni volta che qualcuno mi vede scappa e non mi vuole? – pensò il cucciolo di koala triste e malinconico.
Paolino tornò a casa, ma per il resto del giorno e per tutta la notte pensava a quella cerbiatta e ai suoi teneri e dolci occhi.
L’indomani mattina presto, approfittando degli impegni dei suoi genitori e della sorella, Paolino corse al solito posto per aspettare la cerbiatta. Mentre saltava di albero in albero fu distratto da un suono che lo fece sobbalzare, ma fu solo un attimo e riprese la corsa.
Aspettò per un bel po’, ma della cerbiatta nemmeno l’ombra. Passò un ora e niente, allora Paolino scese dall’albero e arrivò alla fontana. Guardò a destra e a sinistra ma non vide traccia dell’animale.
Aveva una brutta sensazione e il suo cuore iniziò a battere forte, era come impazzito.
Voleva percorrere il sentiero da cui scendeva la cerbiatta combattuto per il divieto dei suoi genitori di non inoltrarsi nel bosco, ma allo stesso tempo fremeva per sapere che fine aveva fatto la sua amica . – «ma forse non è venuta perché ieri si è spaventata per colpa mia» – pensò – «però ho come una sensazione . . . » – non finì la frase che si ritrovò a percorrere quel sentiero misterioso. Ancora una volta la sua natura disobbediente aveva avuto il sopravvento.
Percorsi una ventina di metri di quel impervio sentiero, Paolino vide nel bianco della terra scendere un rivolo di sangue. Accelerò il passo col batticuore e col presagio che qualcosa di terribile fosse successo. Svoltò, ma non trovò nulla. Allora seguì quel rivolo e alla sua sinistra e, nascosta da dei folti rovi, vide la zampetta della cerbiatta. Impaurito, Paolino riuscì con un filo di voce a sibilare – «ce … cer… cerbiatta dormi?» – . così, balbettando per altre tre volte, ma dalla cerbiatta niente, nessuna risposta. Allora Paolino si fece coraggio e si inoltrò tra quei rovi spinosi, e la scena che vide fu terribile.
La cerbiatta stava li distesa immobile con una ferita sul fianco, e sanguinava. Guardava Paolino con i suoi enormi e dolci occhi e pareva volesse dire qualcosa, ma dalla sua bocca solo un flebile sospiro.
«Dimmi cerbiatta, chi ti ha ridotto così, dimmelo» – ma le domande del piccolo koala erano inutili, nessuna risposta.
E fu allora che ebbe l’idea che forse avrebbe salvato quella creatura sofferente.
Corse come non mai e si arrampicò negli alberi come mai credeva fosse capace, e saltando di liana in liana arrivò al capanno del suo vecchio nonno. Il nonno era stato il medico di tante generazioni di koala e con i suoi unguenti miracolosi aveva salvato tante vite. Ora vecchio e in pensione si godeva il tempo libero pescando e leggendo i suoi amati libri.
«Nonno, nonno» – urlò Paolino inciampando per l’ennesima volta . – «dimmi figliolo, cosa è successo» – rispose il nonno preoccupato.
Paolino gli spiegò tutto e allora il nonno entrò nel capanno e dopo un po’ ne uscì con un sacco pieno di quegli intrugli magici che lo avevano reso famoso e rispettato.
Spiegò al nipote ogni cosa e le disse di correre a salvare la sua amica.
Paolino come un fulmine tornò dalla cerbiatta e iniziò a medicarla. – «tranquilla» – le disse – «mio nonno è un mago e tu guarirai e correrai più di prima».
Finito di medicarla la cerbiatta si addormentò spossata e Paolino rimase lì a vegliarla. Dopo nemmeno un ora si svegliò spaventata e, finalmente, parlò – «i miei cuccioli, i miei cuccioli» – disse, indicando con la zampa un punto alla destra di Paolino . – «i miei cuccioli, senza di me moriranno di fame, aiutali».
Paolino si grattò la testa e capì che non sarebbe tornato presto a casa.
Salì il sentiero per quasi cento metri e si trovò di fronte una grossa roccia con un ingresso nascosto da delle grosse pietre e da un po’ di vegetazione. Paolino con fatica riuscì ad entrare, e una volta abituati gli occhi al buio, vide nascosti e spaventati tre cuccioli di cerbiatto. Teneri , dolci, impauriti.
Non abbiate paura, è vostra madre che mi manda e vi avvisa che non è tornata per un piccolo incidente, ma presto sarà di nuovo qui con voi – .
I cuccioli si accoccolarono ancora di più tra loro e dai loro occhi sgorgarono copiose e silenziose delle grosse lacrime.
Allora Paolino ebbe un’altra geniale pensata. Tornò indietro, si mise in spalle la mamma cerbiatta di nuovo addormentata, e con enorme fatica la portò dentro quel caldo e protetto nascondiglio. I cuccioli alla vista della mamma le saltarono addosso felici e la baciarono così forte che la svegliarono. Lei , dolorante e stanca pianse di gioia.
Paolino nei giorni seguenti, sempre di nascosto, continuò a curare mamma cerbiatta e a procurare del cibo ai suoi teneri cuccioli, e fu così che mamma cerbiatta finalmente riuscì a riprendersi e a correre e a saltare grazie agli unguenti magici di nonno koala ma soprattutto grazie all’amore di quel discolo, disobbediente di Paolino.
Paolino finalmente poteva tornare a casa sapendo di avere trovato dei nuovi, meravigliosi amici.
Camminando lentamente e con il cuore felice per questa nuova avventura, sentì dei passi e si nascose. Erano degli uomini con dei fucili che da quello che dicevano cercavano una cerbiatta a cui avevano sparato la settimana prima. Paolino ora capiva quel suono che lo aveva distratto mentre correva a osservare la cerbiatta alla fontana .
«No, non la troverete la mia amica disgraziati» – pensò Paolino attento a non farsi sentire – «quella cerbiatta ora corre felice con i suoi cuccioli e guai a chi la toccherà perché dovrà vedersela con me» – disse orgoglioso Paolino che riprese la via di casa certo di incorrere in una nuova punizione.