Mancavano poche settimane alla fine dell’estate, un estate meravigliosa e piena di avventure per Paolino. I suoi genitori, ormai disperati, non sapevano più come frenare quello spirito ribelle e curioso e pur sapendo che serviva a poco, continuavano a punirlo. Così lui, triste e malinconico, se ne stava al limite del suo bosco meraviglioso ad osservare il lavoro febbrile di migliaia di formichine che , previdenti come sempre, raccoglievano il cibo per il lungo inverno.
Ciao formichine – salutò sorridente il cucciolo di koala –
Ciao Paolino – risposero in coro un gruppo di formiche asciugandosi la fronte dal sudore e ansimando –
Un altro po’ e avrete le dispense piene di cibo, vero?
Si Paolino, ormai le abbiamo quasi riempite e finalmente potremo riposare e dormire al caldo dei nostri giacigli –
Dopo un altro po’ di convenevoli, le formiche salutarono Paolino e tornarono al loro duro lavoro.
Passarono i giorni e passarono i mesi e quelle nuvole cariche di pioggia facevano capire a Paolino che quelle giornate piene di sole , di chiacchiere e di avventure, erano soltanto un ricordo. Quel giorno riuscì a convincere i suoi genitori ad autorizzarlo a fare una passeggiata nel suo bosco così da incontrare Guendalina, la sua amata scimmietta.
Felicissimo e incurante del tempo corse velocemente , tanto velocemente che inciampò su una vecchia talpa che a fatica cercava di raggiungere la sua dimora
Ma chi può essere lo stupido che non vede una povera vecchia talpa, per giunta con un bastone bianco ben visibile? –
Paolino , con la faccia sporca di fango, si grattava la testa dall’imbarazzo e non riusciva a profferire parola –
La vecchia talpa si avvicinò, e pur non vedendo l’imbranato del koala, lo annusò e capì dall’odore balsamico della sua pelle chi fosse quell’imbranato – sei tu Paolino, io lo sapevo, a volte sei più cieco di una talpa, lo sai – la vecchia talpa sorrise bonariamente e diede un colpetto di bastone sulla zucca distratta di Paolino, quindi si salutarono e ognuno riprese la sua strada.
Quando Paolino e Guendalina si incontrarono furono danze e baci e abbracci. I due amici erano dall’ultima volta al fiume che non si vedevano e ora avevano tanto da dirsi e da raccontare.
Per mille semi di eucalipto, ma sei un po’ più grassa o sbaglio? –
Caro Paolino, qui le noccioline sono buonissime e io non resisto, ma ho deciso di mettermi a dieta – disse ironica mentre sbucciava una banana –
Tanto per cominciare inizi con me a fare una bella passeggiata, il moto ti farà bene! –
I due iniziarono a camminare di buona lena tra risa e chiacchiere quando, su un tratto di un sentiero impervio , videro una scena terribile .
Una formica ricoperta di cenci, con il viso livido e magra da far paura.
Ma che ci fa una formica in pieno inverno così ridotta in giro per il bosco? – disse Guendalina preoccupata.
Non ne ho idea – rispose Paolino con la faccia terrea.
I due corsero verso quella formica disperata che svenne dalla fatica e dalla fame.
Dopo averla presa in braccio e portata a casa di Guendalina, dove fu curata e fatta riposare, la formichina si svegliò, e con l’aiuto di un brodino vegetale caldo, potè finalmente raccontare ai due la sua storia.
Scusatemi se parlo a fatica ma sono giorni che cammino senza bere e senza mangiare – disse con un filo di voce , mentre Paolino le avvicinò un boccale di acqua che la formichina, se pur a fatica, bevve avidamente – il mio nome è Yuma e sono riuscita a scappare dal terribile posto in cui tengono me e le migliaia delle mie amiche come prigioniere . –
ma voi non andate in letargo quando inizia l’inverno e state al caldo mangiando il cibo che faticosamente raccogliete d’estate? – chiese Guendalina –
Questo è quello che pensano tutti, ma non è la verità. E’ anni ormai che un uomo terribile, pur mascherato da modi affabili e gentili, ci tiene prigioniere in un capannone enorme e ci fa lavorare quasi venti ore al giorno, ogni giorno per tutto l’inverno. – la povera formichina tacque un po’ e bevve un altro sorso di acqua . Allora Paolino le chiese che cosa ne avevano fatto di tutto quel ben di dio raccolto d’estate.
L’uomo terribile tiene per sé tutto il raccolto e a noi lascia solo le briciole con cui ci sfamiamo , mentre grossi camion vengono, caricano e rivendono ingrossando sempre di più le sue tasche. Nessuno può scappare e se cerca di farlo sono dolori…. Anzi tanti e tanti dolori, che nemmeno immaginate. –
Per un milione di noccioline – imprecò Guendalina – la storia si ripete anche qui vedo – Paolino guardò Guendalina, e intuì che fatti del genere nella sua vita avventurosa ne aveva visti tanti, e con voce coraggiosa disse – dobbiamo liberare le nostre amiche formiche e scacciare l’uomo terribile e sfruttatore. –
Si, ma come – disse Yuma – quello ha uomini armati fino ai denti disposti a tutto. –
Si, ma non conosci le nostre risorse, e ti assicuro che sono tante che loro nemmeno lo immaginano – disse Paolino, battendosi le zampe sul petto. In realtà non aveva nessuna idea di come fare e guardò con occhi perplessi e interrogativi Guendalina, che dal canto suo si grattava la testa e mangiava,nervosa, le sue amate noccioline.
Stettero così per un lungo tempo mentre Yuma si era riaddormentata. A un certo punto Paolino alzò la testa e con gli occhi illuminati dalla solita idea geniale chiamò in disparte Guendalina e le sussurò all’orecchio il suo piano. La scimmietta annuì con la testa, convinta che quel piano avrebbe ancora una volta funzionato.
Allora andiamo cucciolo di koala, non c’è un minuto da perdere – disse correndo di fuori.
Innanzitutto dobbiamo correre verso il fiume e raccogliere delle canne, quelle più grosse – disse Paolino a Guendalina – dopo che le avremo ben svuotate correrò da nonno Koala per prendere quello che tu sai. Va bene, d’accordo? –
Guendalina annuì e più veloci del vento, tra liane e alberi, raggiunsero il fiume, prepararono le canne e Paolino corse dal nonno. – nonno, nonnino, mi servono dei fogli, tanti fogli e una penna, anche due nel caso una non funzioni . – il nonno ormai abituato alle stranezze del nipote, lo rifornì di fogli e penne, e mentre cercava di chiedergli a cosa servisse quella roba, Paolino era già sparito.
Ecco, abbiamo quello che ci serve – disse trafelato il cucciolo – ora scriviamo i messaggi e con tutto il fiato che abbiamo in gola li spediamo in cielo. –
Divisero i fogli in piccoli biglietti e scrissero i messaggi, quindi li infilarono uno ad uno sulle canne diventate delle cerbottane e inspirando forte, fortissimo, spedirono i messaggi sui monti altissimi che sovrastavano il magico bosco. – tutto questo perché in questo bosco magico e incantato non siete dotati di telefoni cellulari, per mille semi di noccioline – sbuffò Guendalina ormai senza fiato – infatti sarebbe bastato un solo sms!!!!! –
Zitta e risparmia il fiato, scimmietta oziosa, risparmialo perché ne serve ancora un bel po’.
Intanto, nei monti altissimi intorno al bosco incantato, i messaggi iniziavano ad arrivare battendo sulla testa delle grosse aquile semi – addormentate.
Ma cosa diavolo succede, sembra che nevichi – disse la più anziana – ehi voi lassù, sveglia, qui nevica, per mille pesciolini succulenti! –
In un attimo decine di aquile dalle ali maestose e dalle zampe piumate si radunarono intorno alla vecchia aquila commentando il messaggio di Paolino. – non c’è un minuto da perdere, dobbiamo intervenire immediatamente, quindi scaldate le ali e uscite dal torpore, il nostro amico Koala ha bisogno di noi! –
Il sole di quel freddo mattino fu oscurato da quello stormo di uccellaci che, come mille aerei, planavano lentamente verso terra . Paolino e Guendalina assistevano incantate ed eccitate a quello spettacolo maestoso. Una volta a terra la vecchia aquila corse a salutare Paolino e a presentarsi a Guendalina – ciao imbranato di un koala, come vedi siamo qui –
Ciao Giustina, sempre in zampa tu. – finiti i convenevoli le due amiche portarono Giustina a casa per vedere come era stata ridotta Yuma e per spiegare tutto in ogni dettaglio.
Finito il racconto Giustina era verde dalla rabbia, e non parlò più. Lo fece solo per raccontare cosa era successo e cosa si doveva fare. – ora sapete cosa sta succedendo in questo bosco alle nostre amiche formichine, quindi ai posti di combattimento, si parte! –
Giustina radunò l’esercito di aquile nella radura e le passò in rassegna, diede le istruzioni e le ali furono in posizione di volo, fremevano nella tensione col becco dritto e, con la loro vista acutissima, avevano già individuato l’obiettivo.
Su branco di addormentate, fate vedere a Paolino quello che valete!!!!! –
Al segnale di Giustina centinaia di ali vibrarono in volo e virarono verso il bersaglio.
Intanto nel grosso capannone decine di camion aspettavano di essere caricati della preziosa merce, mentre gli sgherri del padrone ridevano e bevevano incuranti della fatica delle formichine, che anzi deridevano. Alcuni bevevano, altri giocavano a carte. No, non potevano nemmeno immaginare quello che da lì a poco sarebbe successo.
Infatti dopo alcuni minuti il cielo si oscuro’ e tutto divenne grigio – scuro. – ma che succede maledizione, una tempesta improvvisa – dissero all’unisono due sgherri.
Non fecero in tempo ad alzare lo sguardo che le grosse zanne piumate delle aquile li presero per il collo e li portarono via a uno a uno , senza nemmeno che si rendessero conto di quello che stava succedendo. L’operazione durò alcuni minuti e Paolino e Guendalina , che assistevano nascosti dietro una radura, ridevano nel vedere la faccia esterrefatta di quei bruti.
Bonificata la zona, era il turno del secondo e più cospicuo battaglione. Da una centinaia di metri sopra il capannone enorme scesero in picchiata le aquile più giovani e forti e si disposero lungo tutto il perimetro del tetto. Rimasero ferme in attesa di Giustina, che arrivò dopo pochi secondi, e volteggiando sopra di loro, attraversò l’intero tetto e disse – forza, forza , tiratelo su – .
In un attimo, e contemporaneamente, le forti zampe delle aquile agganciarono il tetto e con un unico strappo lo scoperchiarono e lo portarono via velocemente, sparendo all’orizzonte. Giustina con atteggiamento marziale e solenne discese all’interno del capannone dove migliaia di formichine assistevano terrorizzate a quello spettacolo. – tranquille amiche, io sono Giustina e con i miei amici sono venuta a salvarvi. Da questo momento siete nuovamente libere e potrete nutrirvi e riposare come meritate, nessuno più vi farà del male! –
Le formichine, nonostante le raccomandazioni di Giustina, continuavano a tremare e, paralizzate dalla paura e dagli stenti, guardavano il cielo sopra di loro, e fu allora che Giustina aprì finalmente la porta e fece entrare Paolino.
Alla vista del cucciolo di Koala il loro volto si distese e la piccola bocca si aprì in un sorriso da aprire il cuore. – ciao amiche mie, Yuma mi ha raccontato la vostra storia e ora eccomi qui – .
Ora le piccole, grandi formichine erano davvero libere.