Era abituato alla fatica, Daniele. Correre su quelle strade ora impervie, ora piane e strette dovettero sembrare una gita .
Nel 1918 aveva perso padre e madre per l’influenza spagnola e lui, ad appena due anni e ultimo di 10 figli, fu affidato a una zia di Sassari. I fratelli sparsi chi sa dove e mai più ritrovati, tranne una.
In quel viaggio interminabile, lui e la sua pesantissima bici, un impulso irrazionale, ancestrale lo chiamava come un magnete attrae il nichel, o come un desiderio insopprimibile di affetto fino allora sconosciuto , poi negato.
Dormendo sotto un cielo di stelle, ripensava a quello zio acquisito, marito della zia a cui era stato affidato, crudele, cattivo e ingiusto. Forse era questo che la vita riservava ad alcuni : la privazione, gli stenti e la fame. Forse. Daniele non si rassegnò a questo. Lo rese forte – non mi importa, avrò la forza di andare avanti. –
Andò avanti. Fece ogni genere di lavori, sempre con una forza e determinazione enorme, quasi sovrumana. Scaricò cassette di frutta in albe gelide e nebbiose, fece il servo pastore, l’agricoltore, mangiava se lavorava, digiunava se non lavorava – ma da quello lì non torno. –
Un giorno, seppe di una sorella residente a Cagliari. Fu investito da un calore, una vertigine che lo fece barcollare – devo andare. –
Quando con quella bici impolverata e dalle gomme usurate arrivò a Cagliari , cercò la sorella, la trovò e con il cuore in tumulto bussò a quella porta.
Si guardarono, e si riconobbero. Un legame mai spezzato. Si abbracciarono e piansero lacrime che racchiudevano tutto il dolore dell’abbandono.
Il tempo, come è giusto che sia, passò. Era tempo di guerra e tumulti. Daniele fu chiamato soldato. Lo fece, fu andato qui e poi lì, ma poi tornò a Ittiri.
Conobbe Maria Antonia. Si innamorò. Si sposarono. Ora non era più solo. Ora, aveva delle responsabilità.
Ebbero 6 figli, tre maschi e tre femmine. Nel frattempo vi furono le bonifiche della Nurra, dove lavorò duramente piantando vigne, uliveti e frutteti.
Dopo un pò di tempo divenne assegnatario di un podere e di una casa e si trasferì con moglie e figli.
Quel bambino orfano di due anni ora aveva una terra, una casa e una famiglia che lo amava .
Lasciò la vita terrena due anni dopo la sua amata Maria Antonia con una eredità di onestà, dignità dal valore inestimabile.