Vidi Gigi Riva dal vivo il 23 maggio 1971. Avevo appena compiuto 8 anni e mio padre mi fece questo magnifico regalo.
La sveglia all’alba con un odore di porcetto al forno che copriva quello del caffè – ho fatto anche un pò di gnocchetti – disse mamma .
Una Ford escort 1100, un cofano pieno di delizie e quattro fratelli seduti dietro ( immagino si potesse, credo).
Io non sapevo cosa aspettarmi, non immaginavo. Mio padre diceva che il campo era in erba, ma la tv era in bianco e nero quindi l’erba doveva essere come quella del campo di zio Vincenzo, dove ogni tanto si facevano partite di ore con le margheritine sulle fasce, chissà.
Dopo Thiesi, la 131. Mio padre guidava prudente, quindi potevi ammirare il paesaggio e notare i cambiamenti di colore, di orizzonte e di odori di questa nostra terra; notavi , pure, molte piazzole di sosta con macchine parcheggiate e cofani aperti in cui formaggio e salsiccia e buon vino fornivano un utile intermezzo a quel lungo viaggio.
Che bello vedere le bandiere rossoblù sventolare dai finestrini.
Migliaia di persone da tutta l’isola per ammirare la nostra squadra campione d’Italia.
Arrivammo, finalmente. Via Roma, il cuore che già batteva forte al pensiero che ero a pochi metri da Riva, il più forte attaccante al mondo, che era nostro, era sardo, era del Cagliari e solo del Cagliari.
La vista delle colonne che sorreggevano le tribune di quello stadio nuovo di zecca non la posso descrivere, non sono all’altezza per farlo ma ricordo benissimo l’attesa dell’apertura dei cancelli in mezzo a centinaia di persone che parevano a una festa campestre : porcetti, gnocchetti, pasta al forno e vino che venivano distribuiti abbondanti in quello spazio enorme e una eccitazione che montava via via si avvicinava la partita.
Finalmente entrammo. Vidi quel tempio , mi resi conto che l’erba non era come quella del campo di zio Vincenzo, ma soprattutto vidi lui, Gigi Riva, bello come un Dio e , credo, il mio cuore un attimo sospese i battiti e i pensieri si confusero. Uscito dal tunnel si girò verso la tribuna, alzò la mano e salutò. Era uno di noi, ci alzammo tutti , in silenzio, come si fa con gli Dei.
Mancin fece tre gol, Riva uno e si vinse 4-1 .
1971
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