Ittiri 1975, vecchio campo comunale
” A nessuno porta guadagno quella follia che rende l’uomo bambino per un attimo, lo fa giocare come gioca il bambino con il palloncino o come gioca il gatto con il gomitolo di lana. Il gioco si è trasformato in spettacolo e lo spettacolo si è trasformato in uno degli affari più lucrosi del mondo, che non si organizza per giocare ma per impedire di giocare, per atrofizzare la fantasia e proibire il coraggio. Per fortuna, a volte, appare qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito e , per il puro piacere del corpo si lancia contro l’avventura della libertà.” Così Eduardo Galeano in Splendori e miserie del gioco del calcio.
Era il 1975 , credo, e al Comunale di Ittiri , quella domenica di un inverno rigido e plumbeo, doveva disputarsi il derby tra la Cannedu Ittiri e l’Usinese. Partita sentitissima, soprattutto negli spalti dove le tensioni sarebbero state altissime; infatti si poteva arrivare a risse incontrollate sulla qualità del vino da ingurgitare. Due scuole di pensiero, un unica certezza – il nostro è più buono del vostro! –
Eravamo un manipolo di ragazzini innamorati del calcio e della nostra squadra e , per quel derby, fummo investiti di una responsabilità da non dormirci la notte : tirare il campo e tracciare le linee. Il custode del campo, il mitico Tiu ‘Ainzu, si era ammalato, quindi indisponibile lui e il suo asino. Infatti, per rendere praticabile quel campo in terra battuta, era necessaria una rete e un asino di buona volontà. L’asino veniva guidato dal suo padrone in cerchi concentrici fino al centrocampo, poi gesso per tracciare le linee.
– ragazzi, se volete che il derby si svolga , dovete farlo voi. –
Ma chi aveva mai guidato un asino? Giusto qualche moto Garelli e qualche carrozzo.
Comunque, per farla breve, guidammo l’asino, tracciammo le linee, abbastanza storte, e la partita si fece. Pareggio in campo e pareggio negli spalti sul vino.
In quella partita due angeli dalla faccia sporca, Peppinedu Cossu e Pietro Andrea Marras : la bellezza e l’allegria del giocare per giocare e regalare gioia.
p.s. l’asino morì serenamente di vecchiaia