Ci sono sorrisi e sorrisi. Zio Salvatore aveva un sorriso che faceva immaginare la vita una gioiosa e divertente cavalcata.
Il 1956 era alle spalle . Ittiri lo avrebbe ricordato, negli anni a venire, come ” la neve del ’56 “.
Nevicò per un mese intero e mise in ginocchio l’agricoltura. Mio padre era figlio di contadino. Mio Nonno morì nel 1954. Persero tutto, e quella nevicata cambiò la traiettoria di molti destini.
Quella generazione non amava parlare di sè ( più o meno come noi) , quindi ho dovuto ricostruire in modo molto parziale quegli anni, che immagino sempre, chissà perchè, in bianco e nero.
Quindi, ci si ritrova senza un lavoro, senza una lira e cosa si fa? si prende una moto Guzzi, una giacca e una sciarpa, e a zero gradi si va a Sassari da tuo cognato. Lui, Salvatore, è il fidanzato di tua sorella e ha un banco di carne di cavallo al mercato civico. E’ divertente, ironico e istrionico, mentre tu sei introverso, timido e spaventato. Ma hai fame, e quando hai fame quelle caratteristiche sono orpelli lussuosi che non puoi permetterti, quindi…
impari il mestiere grazie a quell’uomo dal cuore grande. Così, diventi grande e più sicuro di te : puoi camminare da solo.
Zio Salvatore amava regalare pupazzi di Topo Gigio e mimare incontri di boxe. Mi chiamava Francolì. Aveva perso una gamba in un incidente ma il suo sorriso era sempre luminoso. Ho ancora Topo Gigio con me, e sarà sempre con me.
Morì a soli 49 anni.
Apparteneva a quella Sassari popolare, vera, meravigliosa.