– Caro Giuseppe, come stai, il tempo a Torino è sempre brutto e freddo?Per ricordare e riscaldare il tuo cuore ti mando l’agnello per Natale, oltre alla salsiccia, il formaggio e un fiasco di vino che spero non si rompa nel viaggio. Qui a Ittiri, questo novembre, è piovuto tanto ma ora c’è il sole, i figli stanno bene. Abbracciami Valentina … A presto . -Michele, fonnese trapiantato a Ittiri, e qui amato e rispettato, scriveva al fratello, con grafia elegante, ogni volta che poteva e nonostante tutto.Nonostante tutto perchè, Michele, oltre i torti subiti dal fratello ( molto gravi, come vedremo) era incapace di avere un qualsiasi risentimento. Il suo cuore grandissimo poteva contenere solo amore e gratitudine.Giuseppe, viveva a Torino e era nella guardia di Finanza. Un finanziere, insomma. Michele, viveva a Ittiri e faceva il Pastore. Uno buono, uno cattivo. Il loro anziano padre viveva a Fonni. Quando muore la moglie Giuseppe, in un impeto apparente di generosità, decide che il vecchio padre debba stare con lui. -Torino è bella, Torino è grande e io voglio troppo bene a mio padre. -Michele non si oppone, forse ha ragione il fratello, del resto, forse, pensa che ne sappia di più.Il vecchio, sradicato, sta male, vorrebbe tornare alla sua vecchia casa – ma Bà, noi adesso torniamo a Fonni, vendiamo casa e terra e vedrai che andrà tutto a posto. -Il vecchio tornò al suo paese. Chissà quali erano i suoi pensieri, i ricordi. Firmò le carte, ripartirono.Michele non vide una lira. Il loro vecchio padre finì in un covento, solo.Michele continuò a scrivere al fratello, continuò a spedire agnello, formaggio, salsiccia e vino perchè il suo cuore non conosceva odio e risentimentoPer questo, ora siamo qui ancora a ricordarlo, mentre dell’altro nessuno si ricorda.