L’odore della paglia calda al sole mista al sudore e alla polvere, le voci che si chiamavano da un campo all’altro e il colore dell’oro del grano bruciato contro il verde scuro , quasi nero, della macchia mediterranea.Era questo il dettaglio sensoriale che inebriava, ancora e come sempre, Luigi. Quando passava tutti i giorni tra i filari , stringendo una spiga tra le dita e sgranandola nel palmo per saggiarne la durezza così da decidere i giorni della mietitura, la rugiada del mattino e le donne curve sui covoni…. Luigi ebbe un sussulto, doveva distrarsi, pensare ai nipoti, alla loro vita futura ma non riusciva perchè la rugiada del mattino, prima che i corpi sudassero al caldo e si riempissero di polvere, lo riportavano a quel mattino di sessanta anni prima quando, in maniera quasi impercettibile, la sua mano sfiorò quella di Antonia, quel fugace, eterno, sfioramento che decise la sua vita.Quando si ventilava il grano lanciandolo in aria con la pala perchè il vento separasse la paglia dal chicco, i loro occhi si incrociavano, ignari del mondo , immuni alla fatica. Allora qualcuno intonava un canto, poi un controcanto e tutti ridevano di quei due fanciulli che si pensavano furbi ma che furbi, per fortuna, ancora non lo erano.Ora, tutto è una distesa arida, senza odori e sapori e tra un pò Luigi raggiungerà la sua amata Antonia.