La maestraLa mia maestra di prima elementare era giovane, aveva la gonna al ginocchio, forse poco sotto, una camicetta chiara, un golfino. Aveva al collo una medaglietta d’oro con il crocifisso in evidenza. Era molto cattolica, infatti il primo giorno lo mise bene in chiaro. Disse pure che la famiglia era importante e che bisognava ascoltare e seguire i consigli di babbo o mamma, lei stessa aveva un marito che amava, una figlia che adorava. La mia classe era al secondo piano del plesso comunale di via Porcheddu. Era vicino casa, era nuova e intorno, soprattutto a nord, vi era la campagna. La vedevo dalla finestra, un orizzonte che mi dava serenità. Il primo giorno che aprii il quaderno a righe e impugnai la penna ero emozionato. Quel foglio intonso ti apriva un mondo sconosciuto, faceva vibrare il corpo e inebriare la testa. Concentrato, iniziai. Onestamente non ricordo cosa dovevamo scrivere so, però, che la mia maestra si avvicinò a me e, con voce autorevole , mi disse – fino a quando tu non prenderai la penna come i tuoi compagni e compagne di classe non scriverai. -Mi accorsi solo allora di essere mancino, sinistro, sbagliato insomma. Dopo essere stato tutta la mattina immobile a guardare gli altri fare quello che sognavo di fare la maestra, dopo che suonò la campana, mi chiamò e mi disse perchè ero sbagliato. La sinistra è la mano del diavolo, tutto il male è sinistro e un tempo, chi era sinistro era un eretico o una strega, disse.Rientrai a casa triste. Mia madre mi chiese perchè ero così – non ti piace la scuola? tranquillo ti abitui etc… – dissi il perchè, allora. Quando rientrò mio padre ne parlarono. A casa non avevo mai avuto problemi – del resto, se la maestra dice così sarà cosi, lei è istruita noi no – dissero all’unisono.Fu così che divenni come gli altri. Avevo male al braccio ma ero come gli altri, finalmente.Nel 1969 fece un autunno mite, talmente mite che facevamo delle passeggiate nelle campagne a nord della scuola. Alla mia maestra piaceva la campagna – sapete io abito in città e questa fortuna non cel’ho. – Noi eravamo contenti di poter scorrazzare in aperta campagna, eppoi la classe con cui condividevamo la passeggiata era composta da nostri amici e amiche divertenti. Anche il loro maestro era divertente, simpatico e bello. Dimenticai la mano sinistra del diavolo, era bello andare a scuola e fare quelle gite. Erano gite frequenti perchè il tempo era bello. Il maestro e la maestra andavano d’accordo, ci facevano giocare per tanto tempo perchè loro dovevano parlare di programmi scolastici, di italiano e tanto altro.Noi, giocavamo a fare i marines che si mimetizzano tra le fronde degli arbusti e, mentre lo facevamo silenti, mi chiedevo – ma se la mia mano sinistra è del diavolo, quella destra della maestra, così concentrata e attiva tra i lombi del maestro …. a chi appartiene?