Franco Cadoni scrittore per bambini

Michela la tartaruga

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Michela la tartaruga era appena uscita dal medico, il suo vecchio medico.
– posso dire che , lentamente, andrò avanti ancora per un bel po’ – pensò soddisfatta.
L’esito della visita era stata soddisfacente – cara vecchia testuggine , camperai cent’anni – le disse Franz il medico .
– caro Franz, io di anni ne ho 120, sicuro di esserci con la testa? –
Come ogni giorno, Michela si recò dal giornalaio Peppino, prese i suoi quattro giornali e andò da Gianni il barista – cappuccino e cornetto pronti – disse sorridendo Gianni.
Era bellissimo stare al bar, sentire l’odore dei cornetti e il tintinnio dei piattini e dei cucchiaini. Michela , sempre lentamente, bevve il cappuccino e addentò il cornetto, poi mise in bocca la vecchia pippa del nonno , che teneva spenta ma le dava una certa aria, e lesse.
Nella sua lunga vita Michela ne aveva visto di tutti i colori . La gente andava a cavallo, sull’asino e a piedi, ora non più. Ora si correva sempre, non c’era più tempo.
Che bello invece il tempo, che regalo per tutte le specie – avere tempo , è una frase bellissima – pensò Michela – il tempo ti regala emozioni, ti fa sentire gli odori e ascoltare i sentimenti . –
Letti i giornali e salutati gli amici Michela si avviò nel solito parco – bisognerà riposarsi un po’ all’ombra di un bell’olmo, non credete? – e si sedette comodamente.
Mentre godeva la pace e il fresco Pierino l’uccellino gli si posò sul carapace. Era un simpatico rompiscatole, oltre che un curiosone – ciao Michela, ti vedo stanca, sarà per l’età? Disse insolente.
– no, simpatica canaglia, è che ho difficoltà a digerire il cornetto, dovrei fare più movimento – disse mentre osservava una giovane donna fare esercizi con cuffie e fascia in testa.
– ma no dai, oggi prendila calma – disse Pierino piegato dalle risate mentre dispiegava le ali verso chissà dove.
In quel momento una bambina , con gli occhi incollati al telefono, le passò vicino e si sedette nella panchina vicina. Non si era accorta della vecchia tartaruga, non si era accorta della bellezza intorno.
– sai, io so volare – disse Michela
La bambina non tolse gli occhi dal telefono.
– E’ bello vedere il mondo dall’alto .-
La bambina niente, pareva indifferente.
– E’ come nelle montagne russe, se vuoi ti metto sopra il carapace e voliamo insieme.-
Allora la bambina alzò lo sguardo e si voltò verso Michela.
– una tartaruga non può volare, eppoi sei pure vecchia – disse sorridendo
– Io posso volare perché faccio le magie.-
– non credo nelle magie – e abbassò di nuovo lo sguardo sul telefono.
Allora Michela, senza farsi sentire, dispiegò le ali nascoste dentro la corazza , e volò, e volteggiò intorno alla bambina che la guardava come se fosse una visione, forse un sogno.
Fu allora che le si avvicinò, quasi tremante posò il telefono e,senza dirsi una parola volarono tra gli alberi, tra le nuvole, tra le stelle , tra la luna e il sole, ogni giorno, ogni ora , ogni minuto.
Angelica, ripensando a quell’incontro, non seppe mai se fosse stato un sogno oppure realtà , ma capì che Michela le aveva insegnato a volare forse senza le ali, ma con l’immaginazione.

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Franco Cadoni
di Franco Cadoni
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