Era già buio, lo avrebbe trovato al rientro dal lavoro.
La evitava.
Non poteva accettarlo.
Disse alla madre che andava da zia Giovanna. Non era insolito, la zia viveva sola e a volte la nipote andava a passare del tempo con lei. Lei, era bella, determinata, disperata.
Si coprì bene, e si avviò. Voleva sapere il perchè, anche se lo immaginava. All’inizio pensava fosse spaventato, poi il dubbio le si era insinuato, piano, sotterraneo e poi evidente ma lo scacciava con forza, lui era dolce con lei, quasi balbettava quando si incontravano. Di nascosto , col batticuore di un incontro clandestino, contro quelle regole sociali che imponevano alla donna di essere casta e virtuosa.
Avevano fatto l’amore. Con trasporto, con passione.
Sentì lo scalpiccio del cavallo. Era lui. Quando la vide si irrigidì, abbassò lo sguardo come se , non guardando, lei sparisse. Ma non sparì.
” Perchè mi eviti, guardami negli occhi. ”
Lui, fece per proseguire, cercò di scansarla, lei si parò davanti , con un gesto repentino della mano gli tolse il cappello, e gridò ” ho il tuo bambino in grembo, vigliacco e non hai il coraggio nemmeno di guardarmi. ” Piangeva, e questo non lo sopportava. Aveva capito. In quel attimo. In quell’istante.
Lo guardò andare via. Chiuse gli occhi e si strinse il grembo. Alzò lo sguardo, vide il vento piegare gli alberi, con forza, la stessa che avrebbe avuto lei per affrontare ogni cosa.
Una cosa per volta.
C’era il sole, quella mattina. La piazza vicino al mercato era piena di gente. Vide che lui chiacchierava, rideva, era sereno. Lei no. Aspettò che salutasse gli amici. Ora era vicino. Sempre più vicino.
Pensò che fosse giusto. Nessun ripensamento.
Prese la mira.
Non tremò.
Neppure un attimo.
Sparò
Lui si toccò la guancia destra, gli occhi vitrei. D’istinto corse, e riparò dentro la falegnameria lì vicino. Questo lo salvò.
Lei, tornò a casa.
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