Franco Cadoni scrittore per bambini

« Non posso dimenticare la prima volta che ti vidi, anzi che vidi i tuoi occhi incerti tra il guardarmi e sfuggirmi. Provai un brivido che aveva già il sapore dell’impossibile.

Eri poco più di una ragazzina, povera e serva in quella casa si grande, ma che non conteneva la vivida luce che sprigionavi.

 

Ancora oggi mi chiedo il perchè, e mi disprezzo per questo, per la mia ignavia, del mio conformismo. Mi sono odiato, ho odiato la mia famiglia eppure non ho osato nemmeno quel giorno in giardino, io, solo, che leggevo e tu che mi portasti il thè. Tremavi tu, ma il mio cuore in subbuglio non riusciva a guardarti. Posasti il vassoio, indugiasti un pò e, forse la prima e unica volta nella tua vita, mi guardasti, sentivo il tuo sguardo su di me e io, fisso su quelle pagine inutili chiusi gli occhi sperando andassi via prima possibile, perchè il mio cuore si sarebbe fermato per la troppa emozione. »

 

Francesca S., laureata in storia dell’arte, rigirava quella lettera ingiallita dal tempo. Dimenticata in quell’archivio della chiesa di Monserrato , a Ittiri. Da tempo aveva smesso di interrogare capitelli, absidi e iconografie per interessarsi alle storie che i luoghi contenevano. Di quella chiesa la aveva incuriosita una bassa costruzione laterale che, da quanto le avevano raccontato, era stata costruita come camera ardente per chi non avesse una famiglia, una casa, insomma per i miserabili. Quella lettera era stata trovata lì, almeno così era scritto sul retro della busta.

 

Quindi, lei era una ragazza povera. Lui, invece non lo era. Un amore impossibile, quindi. Uno dei tanti, forse.

 

Francesca rilegge, e trova conferma « mi disprezzo per la mia ignavia, del mio conformismo » quindi lui non ebbe il coraggio per questioni di classe sociale. Una famiglia facoltosa di Ittiri, proprietari di terre sicuramente, soltanto che lui non era il solito rampollo arrogante e violento. Era colmo di poesia e amore. Si era invaghito di questa ragazza a servizio, una ragazza figlia di chi? o forse una famiglia non la aveva?

Francesca, in quegli archivi, non ha trovato niente che potesse aiutarla, una data, un minimo indizio per risalire almeno a lui. Niente di niente.

 

« …. e ora che tu sei qui, i tuoi occhi chiusi al mondo e a me te lo urlo il mio amore, con tutto il mio fiato. »

 

Lei muore, giace lì in quella stanza dei nessuno, sola come è solo lui.

Perchè è morta. All’improvviso, di morte violenta o di malattia?

 

Francesca ripone quella lettera nell’archivio, fa un giro nella chiesa e pensa se quella ragazza andava lì a pregare, e forse a invocare il Signore di far trovare il coraggio a quel giovane, timido uomo. Probabilmente guarda l’altare che vedeva lei, respira la stessa aria e crede che la casa enorme che non poteva contenere la sua vivida luce è proprio lì a due passi. Chi scrive, sa che è lì.

 

Un amore impossibile. Come tanti, allora come oggi

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di Franco Cadoni
Franco Cadoni scrittore per bambini

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