Antonio guarda il cielo, e dice ” sta per piovere, lasciamo perdere per oggi. ”
– non importa, sarà una cosa passeggera , prepara il cavallo. ” risponde Salvatore, suo fratello maggiore.
Non può sapere che quella sarà l’ultima volta che andrà in campagna.
E’ la mattina del 17 aprile del 1966. La primavera tarda un pò ad arrivare, quell’ anno e si è in ritardo con l’aratura.
Antonio prepara la cavalla. Quirisaria di Bessude. E’ una cavalla forte, affettuosa, affidabile.
Ancora pioviggina un pò ma il cielo tende ad aprirsi.
” lo vedi, avrei sbagliato a darti retta. ”
Senza dirsi una parola, escono dal paese e vanno verso ” Turre”. Ci sono i profumi intatti della campagna, i suoni della natura svegliatasi dal letargo invernale.
Il terreno è di proprietà di Baingio Fadda. L’oliveto è rigoglioso, ben tenuto. I due fratelli non hanno paura di piegarsi maniche e schiena. Lavorano di gran lena, sempre in silenzio. Pochi minuti di pausa.
Un pezzo di pane.
Del formaggio.
Un sorso di vino.
Dopo un paio di ore , smettono. E’ ora di rientrare.
Antonio sella il cavallo, Salvatore è dietro. Quirisaria, la cavalla forte, affettuosa, affidabile ha uno scatto improvviso, come un tremito e scalcia.
Forte.
Salvatore è colpito al petto. Perde i sensi. Antonio è sorpreso, paralizzato ma corre verso il fratello che non da segni di vita, allora lo solleva, lo prende tra le braccia e corre… corre senza pensare mentre guarda il fratello e prega, prega il signore che si salvi. Dopo, si accorge che è entrato in una valle senza uscita, torna indietro. La cavalla è lì, inconsapevole che guarda i due con occhioni innocenti.
Antonio carica il fratello sul cavallo. Si sente solo il tumulto del suo cuore impazzito. Arrivano in paese, passano in Santa Rughe. I pensionati che solitamente, anche allora, stazionano lì notano la scena e pensano che forse hanno litigato, forse un diverbio tra fratelli, e passano ad altro.
Arrivati a casa , viene chiamato il medico. Dott. Pisanu. Un giovane medico estremamente attento e zelante. Non quel giorno, però. Visita Salvatore ” non è niente di grave, dategli un’aranciata e vedrete si riprende. ”
Ma Salvatore non si riprende. Giovanna Sassu, la giovane moglie le è accanto. Tutta la notte.
La mattina il giovane sta peggio. Ambrogio e Giovanni Antonio, due amici, si offrono di portarlo all’ospedale civile di Sassari.
Salvatore muore dopo dieci giorni di agonia. Il professor Padula dichiara che è peritonite.
” I calci le hanno rotto il peritoneo. ”
E’ il 27 aprile del 1966.
Ciccia Iscanu, la madre, mentre guarda per l’ultima volta quel figlio di appena 38 anni si porta le mani nei capelli, ne strappa un ciuffo e dice ” non ho potuto darti altro, ti do questo ciuffo da portare con te. ”
Ora, il sole di primavera splende alto.
#storiedittiri