Ci si abitua al brutto?
Ittiri, nel suo centro, è un non luogo. Un luogo misterioso in cui quelle facciate scrostate, quei muri cadenti e il tubare dei piccioni renderebbe interessante una sceneggiatura ambientata agli inizi del ‘900.
Soltanto, siamo nel 2026.
Nel romanzo I miserabili, Victor Hugo fa dire al protagonista Jean Valjean – Cosette, alle comodità e al bello ci si abitua subito. – al brutto invece?
Ci si abitua?
Ci si rassegna?
Oppure non ci si fa più caso?
Un ambiente degradato incide sui nostri pensieri, li rende cupi, brutti a volte soprattutto se , appena più in là, c’è tanta bellezza : il mare, le colline, i tramonti su Capo Caccia e l’alba colma di suoni e odori.
Perchè dobbiamo rassegnarci all’idea che una porzione importante del nostro paese venga abitata da fantasmi, non vissuta, addirittura espulsa dai nostri percorsi?
L’utilizzo del sostantivo femminile Continuità è pertinente, infatti c’è una continuità nella decadenza del nostro centro : il suo decadere, appunto.
Non sto a elencare tutte le iniziative, il piano particolareggiato, la riduzione degli oneri di costruzione o i bandi regionali per l’albergo diffuso scaduto, e tanto altro perchè non hanno non hanno minimamente spostato di un millimetro quelle transenne arrugginite che a volte delimitano una casa pericolante.
Qundi, che fare?
I numeri , come la realtà, hanno la testa dura. Ittiri ha poco più di 7.700 abitanti. Un declino che appare inarrestabile, ma non impossibile da fermare. Ittiri ha energie, intelligenze, capacità che devono fare rete, sistema, intelligenza collettiva.
Tanti professionisti, giovani che abitano fuori per motivi di lavoro e che, da remoto, possono offrire le loro competenze. Insomma, una Brigata di volenterosi e capaci volontari che devono essere coinvolti nel rinascimento del nostro paese.
La politica ha bisogno di progetti a medio e lungo termine, insensibile alle trappole del facile e immediato consenso.
Ha bisogno di sogni e utopie
Ha bisogno di ragazze e ragazzi interessati al loro futuro affinchè il passato, il presente, il futuro non sia recintato da una transenna arrugginita.