Ittiri anni’70A spasso con la GraziellaNon vedevo l’ora di alzarmi e inforcare la fiammante Graziella. Estate, vacanze, giochi e lunghe passeggiate. Facevo veloce colazione, prendevo la bici e via per le strade del paese. Erano i suoni e gli odori che mi eccitavano, il vento del mattino e la vivacità delle innumerevoli attività del paese. Non c’era traffico allora, potevi scorrazzare con incoscienza, crederti Gimondi che batte tutti, solo che…solo che dovevi fare il garzone per tuo padre che – visto che hai la bici mi fai tutte le commissioni -Ero un rider ante litteram, quindi. Che fortuna però, sapete quante persone ho avuto la fortuna di incontrare e quindi conoscere, per poi mai dimenticare.Prima di ogni commissione, fermavo la bici e incantato guardavo il maniscalco di via Marini. Chino su un cavallo a infilare zoccoli, poi batterli in uno scintillio di dardi infuocati. Il cavallo stava immobile, cosciente che quel lavoro era per il suo benessere. Riprendevo la bici, andavo al mercato e lì un elenco di commissioni e consegne – vai pure da Benito e ritira l’orologio . -Mentre andavo da Benito l’orologiaio, facevo la consegna da sig. Simula il pasticcere. Il profumo si sentiva dal negozio di Toiedda Meloni e dall’alimentari di Vitalia – la vuoi una pesca Francolì – Era gentile sig. Simula, gentile e “dolce” . Scendevo al corso e arrivavo da Benito. Che atmosfera lì dentro, era come entrare dentro una fiaba in cui un misterioso personaggio inforcava il monocolo, spegneva la luce e puntava una lucetta su meccanismi incomprensibili dove, con maestria, armeggiava sicuro su lancette depresse che ricominciavano a sorridere e danzare. Volevo durasse il più a lungo possibile.Risalivo il corso e andavo dal sig. Ferreri, marito della maestra Ferreri e titolare di una cartoleria. Amante del filetto di manzo e delle buone maniere, lo ricordo con dei baffetti bianchi vestito di tutto punto e dal dopobarba acre. Salutavo sig. Degortes di fronte, poi Maria Franzisca e il suo bazar sotto i gradini del corso e via verso via Roma, anzi via Sulis. Qui il calzolaio Lisca, poi un bar.La Graziella era una bici affidabile, non ti tradiva mai, qualche volta succedeva che bucavi e allora c’era zio Pietro in piazza del mercato. Riparava bici e cerchioni. Silenzioso, gentile, onesto. Di fronte zio Foddai con il suo negozio di articoli agricoli e con il suo sorriso bonario.Che bello il paese mentre giravi in bici, che bella e cara gente.