Ormai erano giorni che a Paolino non succedeva niente. Passava intere giornate ciondolando per la pianura nella noia più totale. Certi giorni andava dal nonno e per intere ore ascoltava a bocca aperta le storie fantastiche della sua vita. Parlava di viaggi e avventure in ogni parte del mondo, lo faceva calmo e con lunghe pause e i suoi occhi in certi momenti si rattristavano, soprattutto quando parlava di sua moglie, la povera nonna di Paolino.
Ricordo la prima volta che la vidi. Oddio figliolo, non puoi capire cosa provai. Era il ballo di inizio estate e io ero appena tornato da un lungo viaggio. Salutavo gli amici e bevevo con loro, quando all’improvviso arrivò lei, alta , magra e con degli occhi magnifici. Mi cadde il bicchiere dalle zampe e non capii più nulla. – Nonno, nonnino, ma cosa si prova ad essere innamorati – chiese l’innocente Paolino – .
A un certo momento si ferma il cuore e manca il respiro, e nello stomaco senti tante farfalline che si muovono impazzite – rispose il nonno, mentre le sue labbra si schiudevano in un dolce, tenero sorriso.
Paolino salutò il nonno e, mentre pensava a quelle parole, una pigna di abete gli cadde in testa. – ma proprio adesso doveva cadere una pigna, e proprio sopra la mia testa, per mille foglie di eucalipto! -.
Grattandosi in testa per il dolore Paolino continuò a camminare senza una meta, quando all’improvviso si ritrovò sul promontorio che si affacciava sul magnifico lago di Koalaland.
A ridosso del lago avevano costruito delle grandi ville dove abitavano i koala più ricchi, alcuni ricchissimi.
Paolino salì su un albero per godere di quel magnifico panorama.
Il cielo era blu e il sole alto quando alla sua destra sentì qualcuno rimuginare, prima piano poi sempre più forte. – ciao cucciolo di koala, anche tu qui – disse una scimmia un po’ spelacchiata, mentre ingoiava con avidità del cibo . – io sono Guendalina e tu sei Paolino, ho sentito parlare di te – .
Paolino, dopo il primo attimo di sorpresa, sorrise a quel simpatico animale che mangiava e si grattava la testa. – ma io non ti ho mai visto qui, tu da dove arrivi? – . La simpatica scimmia non rispose, e a un certo punto strizzò gli occhi guardando sul lago. –ma vedi anche tu quello che vedo io, cucciolo di koala? -.
Paolino girò lo sguardo verso il lago e, con la zampa sopra gli occhi per difendersi dal sole, vide una imbarcazione che a fatica solcava quelle placide acque. I due nuovi amici passarono agilmente ai due alberi più vicini alla riva, e videro quella barchetta sgangherata con dentro stipati decine di koala, affamati e spaventati , che a fatica raggiungevano terra.
C’erano vecchi, femmine e cuccioli che, piangendo, abbracciavano forte le loro mamme, mentre i più giovani tiravano a riva la piccola barca sistemando a terra le loro umili cose.
Chissà chi sono, chissà da dove arrivano – chiese Paolino a Guendalina, senza distogliere lo sguardo dalla riva.
Guendalina , con fare di chi la sapeva lunga, rispose – vengono da molto lontano, vengono da un paese dove uomini cattivi si sono impossessati delle loro cose e delle loro terre e ora cercano rifugio in questo bosco fantastico. Paolino, preparati a vederne delle belle. –
Paolino non capì, e vedendo che all’orizzonte il sole stava per tramontare, disse alla simpatica scimmietta che doveva rientrare. Guendalina lo salutò e continuò a mangiare e a grattarsi.
Il cucciolo di koala quella sera ripensava a tutta quella gente e alla simpatica scimmietta , e sperava di poterla rivedere l’indomani. Erano stati giorni noiosi ultimamente, ma ora Paolino sentiva che qualcosa stava cambiando, che i giorni a venire sarebbero stati pieni di sorprese.
Il giorno seguente non era sorto ancora il sole che Paolino, disobbedendo come al solito, si recò sulle rive del lago sperando di rivedere la sua simpatica nuova amica. La delusione fu grande però, perché di Guendalina restavano solo la montagna di bucce di noccioline, e di lei nemmeno l’ombra.
Allora Paolino, svelto, si arrampicò sull’albero più vicino alla riva e vide che era sorto un accampamento fatto di tende malandate. I fumi di alcuni fuochi salivano alti nel cielo e alcuni koala iniziavano a uscire infreddoliti dalle tende. Tra gli altri , una in particolare, che uscendo dalla tenda e stirandosi con grazia, attirò l’attenzione del koala Paolino. Oddio quanto era bella, oddio con quale grazia si muoveva. Paolino ebbe come un capogiro e cadde.
Per mille bucce di eucalipto, sono il solito cretino, cado da solo – disse e mentre si rialzava sentì ridere di gusto alle sue spalle. Era Guendalina che aveva visto tutto e soprattutto capito tutto. Ruminava chissà che cosa e si grattava con forza.
Ieri notte ero dall’altra parte del lago – disse a bruciapelo – riposavo e pensavo, quando ho visto qualcuno arrivare a ridosso di una mega villa, mascherato di tutto punto. Erano almeno quattro , uno è rimasto a fare il palo di fuori mentre gli altri tre hanno saltato il muro di cinta e sono entrati dentro la villa. Dopo una mezz’ora sono usciti con dei sacchi e sono scappati. Sono sicuro che erano dei ladri , per tutte le noccioline del mondo! –
Paolino nemmeno ascoltava, si limitava solo ad annuire, preso com’era da quella sensazione di capogiro perenne per quella divina creatura. Allora Guendalina riempì una bottiglia di acqua e gliela spruzzò nel viso. – per mille bucce di eucalipto, ma sei impazzita – disse scuotendo la testa e passandosi la zampa negli occhi. I due si guardarono e risero di gusto.
Quella notte Paolino non rientrò a casa e seguì Guendalina dall’altra parte del lago, certi di assistere a un altro furto. E così fu. Solita tecnica e modalità.
Accidenti, ma è come dicevi tu scimmietta antipatica, proprio così. –
L’indomani mattina i due amici, che si erano addormentati abbracciati sull’albero, furono svegliati da urla e schiamazzi.
Su uno spiazzo vicino a quella villa si erano radunati decine di koala con propositi bellicosi. Stanchi dei continui furti avevano deciso di passare all’azione. I due amici non capivano con chi ce l’avessero, ma sembrava avessero capito chi fossero gli autori dei furti. Dopo un po’ partirono tutti in una direzione urlando e alzando i pugni minacciosi. Avevano bastoni e vanghe e avevano gli occhi vitrei di odio.
I due amici, eccitati e un po’ spaventati, seguirono quella folla inferocita balzando agilmente di albero in albero e solo alla fine si accorsero che erano diretti al campo dei profughi.
Oddio non faranno quello che temo – disse Paolino atterrito –
Si amico mio , ti avevo avvisato che ne vedevi delle belle. –
In quel momento la folla raggiunse le prime tende e appiccò il fuoco al grido – fuori da casa nostra ! –
In un attimo i vecchi, i cuccioli e le femmine uscirono da quelle povere case correndo e piangendo. Tutti trovarono rifugio a fatica nel bosco piangendo e disperandosi, ma soprattutto chiedendosi cosa avessero fatto di male.
Paolino e Guendalina scesero dall’albero e corsero all’interno del bosco per cercare di portare aiuto a quelle creature sfortunate e atterrite dalla paura. Paolino con un fischio mobilitò le talpe e le marmotte che portarono le coperte per la notte, mentre gli scoiattoli portarono acqua e cibo e in un attimo tutti furono più tranquilli e poterono riposare. Paolino seguendo i battiti del suo cuore trovò la koala che gli aveva fatto perdere la testa. La vide con una coperta sulle spalle e con due grandi occhi , ora più sereni.
Aveva mille farfalline che volteggiavano dentro lo stomaco, gli mancava il fiato e aveva il capogiro, e fu allora che si ricordò le parole del nonno sull’amore. Paolino si era innamorato!
Si avvicinò a lei e disse – cc … ccci…ccccia ….cccccciaao …. – così si fermò e svenne di nuovo tra le risa di tutti.
Intanto la notte passò serenamente e tutti dormivano, quando Guendalina strattonò Paolino che ancora intontito non riusciva a capire bene quello che eccitato gli diceva – puoi ripetere lentamente tutto di nuovo da capo? – disse sbadigliando .
Allora stupido di un koala, lo vedi questo aggeggio? Si lo vedi ma non sai che cosa è . – Paolino vide un oggetto misterioso rettangolare e piatto che all’improvviso si illuminò accecandolo . – ecco, ti ho appena fatto una fotografia, lo vedi, questo sei tu mentre strizzi gli occhi come un cretino quale sei – disse facendo vedere la foto sul display di un cellulare a un Paolino sconvolto – ieri notte mi sono nascosto al solito posto e sono riuscito a beccare i soliti quattro ladri, allora li ho seguiti fino al loro rifugio e, quando si sono levati le maschere ho fotografato tutto. Decine di foto che dimostrano che questa povera gente non c’entra niente con quei furti e che quello che gli hanno fatto è una barbarie assurda .
Paolino allora ebbe la solita idea geniale. Far vedere allo zio sceriffo quelle foto e far arrestare quei farabutti.
Lo zio sceriffo della contea del lago di koalaland guardò le foto fatte da Guendalina e si lisciò i grossi baffoni a manubrio – bene , bene bene , quindi i ladri sono i giovani rampolli dei proprietari delle ville. Insomma rubavano a casa loro … bene , bene , bene figlioli, da questo momento ci penserò io . Andate ora e date conforto a quella povera gente. –
Lo zio sceriffo fu di parola e arrestò i giovani rampolli insieme ai responsabili della barbarie dell’incendio, e in più li costrinse a chiedere pubblicamente scusa ai nuovi amici di Paolino.
Vedi – disse Guendalina trionfante – ti avevo detto che sarebbe successo qualcosa, purtroppo queste cose succedono in tutto il mondo. Un giorno ti racconterò delle cose.
Paolino però non stava più ascoltando Guendalina, preso com’era dagli occhi di quella giovane koala. Si avvicinò e le chiese il suo nome.
Anna … – disse solo così, e un orchestra di violini esplose nella testa di Paolino!