Martina,come ogni sera, terminate tutte le faccende domestiche e dopo una lunga giornata di lavoro, si sedeva sulla comoda poltrona rinfoderata di nuovo, vicino al camino, per godersi il momento più bello della giornata.
Era così da anni, da centinaia di anni.
Con la solita tisana calda al gusto di more e lampone sul piccolo tavolo alla sua sinistra ,teneva in mano il libro che le apriva le porte del fantastico mondo di Nuria e dei suoi amici.
Succedeva sempre, quell’attimo prima di aprire quel grande libro quadrato dalla copertina bianca, che il cuore di Martina sospendesse per una frazione di secondo il suo battito regolare. Allora guardava il fuoco che, incurante del resto del mondo, ardeva ipnotizzandola. Un attimo dopo il cuore riprendeva il monotono battere, e lei poteva aprire finalmente il libro.
Una luce violenta si irradiava in quella stanza, fino allora in penombra,succeduta da una bruma così spessa da far sparire ogni cosa. Durava pochi minuti e quando si diradava, perdendosi chissà dove, ecco finalmente apparire Nuria,Titta, Polly e Giacomino.
– Buonasera Martina . – dissero, sbadigliando tutti e quattro.
– Buonasera figlioli – rispose Martina con gli occhi luminosi. – riposato bene?-
– Ti, ti Martina , come ogni giorno del retto – rispose Titta, che disconosceva la S a tutto vantaggio della T .
– Avrete sicuramente fame , vero? –
– Si, però andiamo da Pepè come al solito, tu riposa tranquilla, ci vediamo domani mattina . – disse Nuria.
– Va bene figlioli a domani , io ora riposo, sono così stanca ….. –
I quattro aprirono la bella porta di faggio e attraversarono il grande giardino dove una leggera brezza muoveva delle felci i cui rami pareva salutassero il loro passaggio. Martina, dalla finestra, guardava quelle creature con apprensione , perché sapeva che si sarebbero messi nei guai, come ogni sera, come da centinaia di anni.
Pepè li accolse con un gran sorriso, e si diede da fare con le crèpes.
– Quattro enormi crèpes al cioccolato per i miei amici – disse con voce profonda quell’enorme uomo di quasi due metri e di 100 chili di peso.
Mentre mangiavano quelle succulente crèpes arrivò, come al solito trafelato, Peter “ banana” – ragazzi , ragazzi , ho saputo una cosa terribile….. una cosa da fine del mondo – urlò mentre rubava un po’ di cioccolata dalla crèpe di Giacomino.
Il burbero piccione, che di nome faceva Giacomino, beccò sul ciuffo a banana di Peter imprecando in un linguaggio incomprensibile .
Peter “banana”, incurante, continuò – pare che le nuove autorità abbiano deciso di bruciare tutti i libri della Biblioteca Universale. Tutti , dico tutti lo capite? –
I quattro amici ordinarono altre quattro crèpes, ignorando le parole del “Banana” .
– Forse non mi sono spiegato bene . Noi dovremo, prima che tutto vada distrutto, imparare tutti i libri a memoria . Tutti, chiaro?
– Ho qui fuori nel furgone di babbo un centinaio di libri e potremo iniziare già da subito …. –
– Senti frillo di un “banana” , il film che hai visto è Farenheit 451 e la storia è vecchia come il cucco. Quando lo capirai che le tue fandonie con noi non attaccano? – disse Nuria, con la bocca che sgorgava di cioccolata .
Terminate le crèpes i quattro amici, anzi tre, perché il cagnolino Polly ripuliva tutti i piatti dalla cioccolata, uscirono dal locale e, come al solito, si diressero al centro di quella città che la notte, come d’incanto, si animava di creature fuori dall’ordinario e dove centinaia di locali all’aperto proponevano musica dal vivo di ogni genere.
Nuria preferiva il “ Muddy”, un locale dove suonavano il blues più blues dell’universo e dove la bambina terribile conobbe il grande Muddy Waters qualche anno prima, e al cui ricordo si doveva il nome.
Il locale, come al solito, pullulava di gente ma l’atmosfera non era quella di tutte le sere. Nell’aria c’era un certo nervosismo perché Johnny “ tre polmoni” era come sparito. Volatilizzato .
Johnny, detto “tre polmoni” per la potenza con cui soffiava sul suo sax, era la stella indiscussa del locale e di tutta la città. Il venerdì era il giorno in cui si esibiva e bisognava prenotarsi mesi prima per poter godere della sua musica. Arrivava qualche ora prima per provare con la sua band perché era maniacale nella ricerca del suono pi perfetto. Quel venerdì sera di Johnny neppure l’ombra. A casa sua niente, il telefonino spento. Insomma, nessuna traccia.
Nuria e i suoi amici corsero nell’ufficio del direttore e trovarono Louis “pastella”, il direttore appunto, con le mani tra i suoi pochi capelli molto unti ,che frignava come un bambino.
– Sono rovinato, sono rovinato . – ripeteva come un mantra, mentre Nuria cercava di interrompere quella cantilena.
– Louis , magari Johnny si è sentito male ed è all’ospedale. Hai provato a chiamare? –
– Si, si ,si maledizione…. Ho chiamato tutti gli ospedali, ho chiamato la polizia e anche l’esercito della salvezza, mi mancano solo i marines e il presidente…. Hi hi hi … – rispose singhiozzando.
Nel frattempo Polly, Titta e Giacomino si stavano accanendo sulla mega porzione di fritto di pesce misto lasciata intatta da Louis.
– Ma insomma, non avete nessun ritegno voi tre!!!!!! –
I tre la guardarono e riabbassarono la testa, continuando a mangiare.
Nuria pensò che non bisognava perdere tempo. Avevano tutta la notte per ritrovare il loro caro amico.
– Andiamo ragazzi , ritroviamo Johnny! –
– Innanzitutto riproviamo in tutti gli ospedali, non mi fido di “Pastella”, poi andiamo a casa sua e cerchiamo di ricostruire, interrogando i vicini, le ultime ore di Johnny , va bene ragazzi? – disse Nuria. Gli altri annuirono sapendo che non potevano minimamente permettersi di contraddire quelle parole.
Passarono al setaccio tutti gli ospedali, ambulatori, presidi sanitari e medici privati ma nessuno aveva visto il noto musicista. Il piccione Giacomino volò tra alberi, boschi e parchi, inutilmente.
– Non ci retta che provare a cata tua, vero Nuria? – disse Titta.
– Si, non può essere che lì, forse ha avuto un malore e non può né alzarsi né rispondere al telefono – rispose Nuria, dissimulando la forte ansia per le sorti del suo caro amico.
L’appartamento di Johnny “ tre polmoni” era lo stesso dei suoi genitori. Nonostante la fama e i soldi non si era voluto trasferire da quel palazzo. Amava quegli odori e la vista sul quel parco un po’ spelacchiato dove da bambino giocava ore fino allo sfinimento fino a far disperare la mamma che, con la sua voce soave, lo chiamava Joooooooooohnnnnnnnnyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy ……. –
Aveva imparato ad amare la musica grazie a quella donnina dolce ma caparbia, e ogni sera di ogni giorno della sua vita a Johnny pareva che quel richiamo risuonasse tra le foglie degli alberi di quel parco un po’ spelacchiato.
I quattro salirono le scale e al terzo piano , non senza batticuore, Nuria suonò il campanello della porta di Johnny.
Una volta , due volte, tre volte . Niente.
I quattro amici si guardarono ormai disperati.
– Giacomino prova a volare sul retro se riesci a intravedere qualcosa dalla finestra, e tu Polly annusa ogni angolo della palazzina – ordinò Nuria .
In quel momento si aprì la porta di fronte a quella di Johnny.
Si affacciò impaurita una vecchina piccola e tremante.
– Cosa cercate ragazzi –disse con un filo di voce.
– Buonasera signora – rispose Nuria con un sorriso tranquillizzante.- cerchiamo Johnny, non risponde al telefono e nemmeno al campanello, siamo suoi amici e siamo molto preoccupati per lui, non vorremo gli fosse successo qualcosa di grave e non possa rispondere e aprire per questo . –
La vecchina richiuse la porta tra la sorpresa di Nuria.
– Ma quetta è matta .- imprecò Titta-
Nel frattempo rientrarono Giacomino e Polly dalla perlustrazione.
– Niente – disse Giacomino.
– Niente – fece eco Polly .
Nel frattempo la porta della vecchina si riaprì .
– Vedete ragazzi, questa è la chiave della casa di Johnny. Io mi prendo cura di lui, cucino un po’, lavo, stiro e lui in cambio mi ascolta. È davvero un caro ragazzo e io gli voglio tanto bene. Per questo ho le chiavi di casa sua. –
Nuria si chiese come faceva quella vecchina, tenera ma malferma, a fare tutte quelle cose per Johnny. – però è davvero bello che lo faccia – pensò .
Polly, stranamente, era irrequieto e ringhiava continuamente. Era strano lo facesse e Nuria dovette faticare molto per calmarlo.
Nel frattempo la vecchina aprì la porta del suo giovane amico ,e tutti col cuore in gola entrarono in punta di piedi.
Era tutto buio e tardarono un po’ ad abituare gli occhi a quelle tenebre. La luce era stranamente staccata e c’era un odore di chiuso molto forte.
– Aspettate un attimo, ho una torcia in casa, vado a prenderla –
Polly continuava a essere nervoso.
La vecchina tornò con la torcia accesa , ora finalmente potevano vedere.
Guardarono ovunque, ogni stanza , ogni armadio, nel sotto scala.
– Ma qui non c’è nettuno – disse Titta.
Infatti di Johnny neppure l’ombra.
– Signora, lei non sa se Johnny ultimamente era preoccupato per qualcosa, se aveva ricevuto minacce o altro … – domandò Nuria.
– No figliola, Johnny era sereno come sempre, anzi ultimamente lo era ancora di più . – disse maliziosa.
A Nuria non sfuggì quel mezzo sorriso di quella dolce vecchina .
– Ma aveva conosciuto qualcuna forse? –
– Si, qualcuna. Veniva a trovarlo questa ragazza bellissima e Johnny mi confidò di essere pazzo di lei. Benedetto figliolo, era così felice. Però ….. però …. –
– Però cosa – incalzò Nuria –
– Però succedeva che a volte, anzi sempre, la ragazza riceveva una telefonata e usciva di corsa con la faccia scura. Io guardavo dalla finestra e fuori, sotto il grosso platano, c’era sempre un uomo dalla faccia poco raccomandabile che la aspettava, la prendeva sotto braccio in maniera brusca e sparivano nell’ombra. –
L’eloquio forbito della vecchina faceva pensare a Nuria che da giovane fosse stata un insegnante o qualcosa del genere .
– ….. questo faceva preoccupare Johnny che mi diceva che al più presto avrebbe risolto quel problema con quell’uomo . – continuò la donna .
– Conotce il nome della ragazza tignora ? – le chiese Titta .
– Si Margaux , ma non so altro . –
La vecchina disse di essere stanca e fece per rientrare in casa. Indugiò un po’ sulla porta come se avesse ricordato qualcosa, ma poi disse – bene ragazzi a domani, se sento Johnny arrivare vi farò senz’altro sapere . –
I quattro amici salutarono, ma mentre stava per chiudere la porta dall’interno scuro della casa per una frazione di secondo uno scintillio abbagliò Nuria. Fu un attimo, solo un attimo e la ragazza ci mise un po’ a riprendere la vista .
– avete notato quella forte luce che mi ha quasi accecata, ragazzi? –
– No . – risposero in coro i tre.
Rientrarono mestamente da Pepè, nel buio pesto della notte.
La notizia della scomparsa di Johnny si era velocemente diffusa in tutta la città, dove radio e televisioni facevano appelli continui per la ricerca della loro gloria.
Un intera città si chiedeva turbata dove fosse finito il musicista.
Nuria e i suoi amici sedevano tristi al loro solito tavolo facendo le più svariate ipotesi.
Avevano dato il nome della ragazza alla polizia e ai media ma cercare una Margaux in quella città era difficile tante ce n’erano.
– Per me lo hanno rapito, sono sicuro – disse Giacomino .
– Ma cosa dici, nessuno rapisce Johnny “ tre polmoni” – ribattè Polly.
– Tono ticuro che quei due tono in qualche potto e tubano come due piccioni – disse Titta guardando Giacomino .
Nuria stava in disparte e brancolava nel dubbio. Il suo cervello frullava ipotesi continue che però non portavano a niente. Le crèpes sui piatti si raffreddarono tristemente, non era mai successo.
Dopo un bel po’ Nuria alzò gli occhi, che diventarono ancora più grandi del solito.
– Ci sono ragazzi, ora è chiaro. È tutto chiaro maledizione! –
Passò l’ora successiva spiegando ai tre la sua idea e il suo piano. I tre ascoltarono in silenzio increduli all’ipotesi paventata dalla ragazza. Si fidavano di lei, non aveva mai sbagliato, ma quella era davvero un’idea incredibile.
– Forza, andiamo . – disse senza ammettere titubanze.
Il parco era ancora più buio, e con la luce della luna le ombre dei platani erano inquietanti. I quattro amici si dispersero come previsto da Nuria. Polly salì in punta di zampe la scala antincendio posta sul retro, mentre Giacomino iniziò a volteggiare all’altezza del terzo piano.
Nuria e Titta salirono le scale e bussarono alla porta della dolce vecchina. Dopo un tempo interminabile, si sentì la vocina della donna – chi è a quest’ora? –
– Siamo noi , gli amici di Johnny – disse Nuria quasi sottovoce.
Passarono minuti interminabili ,ma la porta non si aprì.
– Vai Titta! –
Titta prese la rincorsa e con una vigorosa spallata sfondò la porta. Nuria corse all’interno e trovò Polly che mordeva la caviglia della vecchina mentre Giacomino la immobilizzava con del nastro.
– Dov’è Johnny maledetta . – urlò Nuria senza ottenere risposta .
Da una stanza in fondo si sentì come un lamento , allora Nuria e Titta corsero e aprirono la porta.
Johnny era lì con gli occhi spalancati, incatenato e con varie ferite sanguinanti in tutto il corpo .
Nuria trovò le chiavi sul comodino a fianco del letto e liberò il suo amico. Johnny pianse un pianto disperato e liberatorio mentre Titta chiamava l’ambulanza e la polizia.
– Che tu sia maledetta Nuria , come hai fatto a capire. –
– Cara Maria Esteben Giuseppa Ybanez detta Megy , ti ha fregata come al solito la vanità . Il tuo diamante luminoso a cui non rinunci da secoli. All’inizio la sua luce mi ha come accecata . Si , prima gli occhi poi la mente, ma poi pensando a come Polly ringhiava ho capito tutto. Non potevi che essere tu, colei che odia l’amore e la gioia e che cerca da sempre di impedire a chiunque lo produca agli altri , soprattutto a me , con la violenza e con l’odio di cui sei portatrice. Margaux e l’uomo ombra, naturalmente, erano un depistaggio e a nulla ti è valso questo stupido travestimento. È ora che tu venga rinchiusa definitivamente tanto da non fare più del male a nessuno. –
I poliziotti portarono via Maria Esteben Giuseppa Ybanez detta Megy che insultava tutti in aramaico, mentre l’ambulanza portava Johnny all’ospedale.
Nuria e i suoi amici poterono rientrare finalmente a casa.
Trovarono Martina addormentata, la baciarono dolcemente e, stanchi, rientrarono nel libro dalla bianca copertina.