Quella sera Martina fu sorpresa dal sonno. Era stata una giornata più dura del solito e, mentre si era appena seduta con la solita tisana e col crepitio del fuoco come compagno, si addormentò.
Nuria ,Titta, Polly e Giacomino la sorpresero così dopo che la densa bruma si diradò. Le diedero un bacio sulla fronte e uscirono.
Quattro crèpes fumanti aspettavano i quattro amici .
– Per cento di queste notti stellate – esclamò Pepè – avete un discreto appetito ragazzi stasera ! –
– Ti ti Pepè – rispose Titta – e ne porti altre quattro, mio tignore –
Il cioccolato scorreva come un rigagnolo ai bordi della bocca di Titta, Nuria sorrideva scuotendo il capo in segno di riprovazione verso quel fratellino discolo e pasticcione.
– Titta , devi andare all’inaugurazione della nuova clinica pediatrica questa notte e ti stai riducendo come un porcellino ; penseranno tu non abbia una famiglia. –
L’amico di Titta, Joe “ bistecca” , era stato invitato all’inaugurazione della nuova clinica per bambini orfani e aveva chiesto a Titta di accompagnarlo.
– Speriamo ci siano tante bistecche con una montagna di patatine fritte – disse Joe imitando Tex Willer .
Titta aveva riso di gusto conoscendo la fame atavica di quel suo amico stralunato, e aveva accettato con piacere, non disdegnando l’idea di mangiare a sbaffo.
La voce di Cab Calloway li accompagnò verso l’uscita, mentre Nuria praticamente sbattè contro un Peter “ banana” più trafelato che mai .
– Ragazzi, ragazzi uff uff uff – disse ansimando – li ho visti, li riconosco, so chi sono maledizione . –
– Si Peter, dici, chi sono . – disse stancamente Nuria .
– Sono i Replicanti! Sono delle macchine travestite da umani, insomma extraterresti venuti qui per dominare il mondo. Nessuno lo sa ma io li riconosco e so come combatterli. Venite con me prima che per l’umanità sia troppo tardi !!!!!!!!!!!!!!!!! –
– Peter ascolta – riprese Nuria con pazienza . – Blade Runner è un film che hanno visto tutti, tu non ti devi fare suggestionare da queste cose, devi vivere tranquillo, va bene? –
Peter “ banana” la guardò come se l’extraterreste fosse quella ragazza così bella e impertinente e se ne andò scuotendo la testa.
Era una notte tiepida con le stelle e la luna comodamente adagiate su un cielo che pareva un giaciglio morbido e infinito. La nuova clinica per bambini si stagliava luminosa all’orizzonte e Joe “ bistecca” già si strofinava le mani dall’eccitazione .
– Joe vedi di calmarti perché non è ticuro che per noi ci tia da mangiare, lo tai che prima ci tono tutti quei tromboni con la pancia gonfia – disse Titta, stranamente saggio .
– Ma scherzi amico mio, questo ospedale è per noi bambini quindi ci sarà tanto da mangiare. Tanto e solo per noi.-
Arrivati all’ingresso ghiaioso furono fermati da due marcantoni con auricolare .
– Inviti prego! –
Joe tirò fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni ormai usurati due inviti più stropicciati della sua camicia.
– Bene – dissero i due gorilla – due di voi possono entrare, gli altri fuori dai piedi. –
Nuria guardò storta i due e pensò che in un ospedale per bambini le persone sarebbero dovute essere gentili e premurose già dall’ingresso invece questi due erano ostili e maleducati come nessuno .
– Questa cosa non mi piace per niente – pensò tra di se .
– Va bene, allora Joe e Titta entrate voi, noi facciamo un giro e poi andiamo al “ Muddy” , ci si vede qui tra due ore va bene? –
I due annuirono tristi, e salutarono con le loro manine.
La sala d’ingresso era circolare e luminosa con al centro il tavolo di ricezione con tre computer e un infermiera dal sorriso di plastica che accolse i due bambini.
Iscrisse i loro nomi su un registro e con un cenno del capo chiamò un signore in divisa di sicurezza che li accompagnò nella sala congressi stracolma di altri bambini come loro. Il rumore era assordante e Joe e Titta tardarono un po’ ad orientarsi.
– Ma tu riesci a vedere dov’è la roba da mangiare Titta?
– Ma Joe non rietci a pentare ad altro tu? No non la vedo …. –
In fondo c’era un palco dove erano sedute tutte le autorità, tra cui il capo della città Filippo “ tre forni” Soprano , detto così perché era famoso per mangiare da tanti forni e , grazie a questo, era riuscito a passare indenne sui mille scandali in cui era stato coinvolto. Alla sua destra il luminare di pediatria Nick “ golden” Smith , chiamato “ golden” non per le sue mani d’oro ma per il suo conto in banca miliardario. Insieme a loro una miriade di politici e loschi affaristi.
A un certo punto si sentì un fischio insopportabile e dei colpi da un microfono .
– Potremo avere un po’ di silenzio per favore? –
Nella grande sala calò immediato il silenzio e centinaia di occhi guardarono quell’uomo elegante sul palco.
Era la prima volta che quei bambini abbandonati, poveri e sporchi avevano delle attenzioni, e quindi i loro occhi erano sorpresi e spaventati allo stesso tempo. Nelle loro brevi esistenze avevano già capito che niente era gratuito, che ogni cosa aveva un prezzo che andava pagato.
– Sarete sorpresi per essere qui con noi, vero bambini? – disse quell’uomo elegante, come leggendo il pensiero di ognuno di loro .-
– Ma tutta questa struttura è stata pensata, creata per ognuno di voi, solo esclusivamente per voi grazie all’impegno di queste straordinarie e disinteressate persone che ho qui alle mie spalle……………………………… –
L’uomo continuò per un po’ elencando tutti i vantaggi di quella struttura e della fortuna che finalmente avrebbe arriso loro, mentre Joe finalmente sentiva il buon profumo di cibo fuoriuscire probabilmente dalla sala cucina.
Due ore dopo Nuria, Polly e Giacomino , puntuali, arrivarono nel grande piazzale ghiaioso . C’erano ancora tutte le macchine e i due Marcantoni all’ingresso con lo sguardo torvo.
– Non è ancora finita e, se anche fosse, sono sicura che Joe non va via fino a che non ha fatto fuori anche l’ultima briciola del cibo offerto . – disse Nuria a Polly mentre Giacomino volava tra i rami degli enormi platani alla ricerca di piccioni compiacenti.
Seduti in disparte su una panchina assistevano al lento defluire dei primi ospiti che tra risa e battute raggiungevano le loro lussuose macchine.
La gente continuava ad uscire, ma di Titta e Joe “bistecca “ nemmeno l’ombra.
– Sono passate tre ore ormai sarebbe ora che uscissero quei due – disse Nuria nervosa mentre, con un fischio chiamò Giacomino.
– Venite , entriamo e chiediamo che fine hanno fatto –
Approfittando della distrazione dei due armadi posti alla guardia della porta i tre amici riuscirono ad entrare e ad avvicinarsi al tavolo della ricezione dove la solita infermiera col solito sorriso di plastica chiese loro cosa cercavano.
Nuria spiegò cosa cercavano e diede i nomi dei suoi amici.
La donna consultò l’elenco e poi il computer, disse loro che non risultava nessuno con quei nomi e con un cenno del capo chiamò la sicurezza. Due secondi dopo i tre si ritrovarono a gambe all’aria tra la ghiaia.
– Prrrrr brutti citrulli prrrrr – inveì Giacomino scuotendo nervosamente le ali , mentre Nuria cercava di rimettere in posizione Polly rimasto a pancia in su.
– Venite, nascondiamoci dietro quelle siepi e aspettiamo che escano tutti . –
I tre amici si acquattarono dietro quelle alti siepi quasi accarezzate dalle palme dei platani. Stettero così per tanto tempo e in silenzio, e quando videro che gli ultimi ospiti uscirono e le due guardie chiusero l’enorme porta d’ingresso, si guardarono con occhi spaventati e con i cuori colmi di angoscia. Dov’erano finiti Titta e Joe bistecca?
Quando si ripresero fecero delle ipotesi, alcune plausibili, altre inverosimili, e intanto il tempo passava e loro non avevano nessuna idea, e quindi nessun piano.
– Questo posto più che un ospedale pare una fortezza militarizzata con grate alle finestre e nessuna scala antincendio da salire. I tetti non hanno nemmeno una fessura e nemmeno un camino. – disse Nuria dopo un accurato sopralluogo .
Giacomino volò per tutte le finestre, ma non riuscì a vedere all’interno perché uno strato di vernice bianca lo proibiva. Polly annusò ogni millimetro di quell’enorme caseggiato, ma nemmeno lì trovò un pertugio in cui infilarsi. Era una situazione drammatica e surreale e mancavano poche ore all’alba. Prima dell’aurora dovevano rientrare a casa e non potevano farlo senza Titta.
La luna pareva guardarli, anche lei triste e impotente.
Polly scodinzolava e guaiva, mentre Giacomino volava nervoso da un platano all’altro come seguendo le geometrie imposte da quel vento ormai gelido.
Solo Nuria pareva mantenere il sangue freddo, anche se il cuore batteva all’impazzata e pensava che non era possibile non trovare una soluzione, anche perché aveva capito benissimo che i due ragazzi stavano correndo dei rischi gravissimi.
Il vento nel frattempo si era placato e aveva iniziato a piovere, prima lentamente , poi violentemente, dando ancora di più a quel luogo un aspetto spettrale.
E fu osservando la pioggia che Nuria finalmente ebbe una delle sue proverbiali intuizioni.
– L’acqua, si l’acqua…… ci possiamo provare! –
Chiamò a se i due amici ormai depressi e diede loro le istruzioni.
– Nuria , tu sei magica . – disse Polly finalmente rianimato.
Smaaaaaaaaaak , fece Giacomino baciando Nuria .
Tutti e tre controllarono a palmo a palmo l’intero perimetro della struttura ma non riuscirono a trovare quello che cercavano, in più l’acquazzone rendeva quasi impossibile a Giacomino di prendere il volo e a Polly e Nuria di avanzare tra il fango.
– Senti Nuria, io stavo pensando, mentre guardavo l’acqua scorrere a valle, che i serbatoi dell’acqua dell’ospedale devono essere sicuramente a monte e ….. –
– Polly , tu sei un genio…. Si un genio – interruppe Nuria .
– Ma… ma mi stai prendendo in giro, forse? –
– No , cucciolo, a volte le soluzioni sono semplici ma quasi sempre ci vogliono intuizioni geniali. –
Salirono con difficoltà la collina sovrastante la clinica e finalmente trovarono i mastodontici serbatoi dell’acqua di cui l’ospedale si serviva .
– Bene, ora dobbiamo trovare il dispositivo che aziona il tutto. Sicuramente è dentro quella casupola lì in fondo –
La casupola era una struttura rettangolare e naturalmente era chiusa da un lucchetto che non prometteva niente di buono.
Nuria fece spazio a Giacomino che col suo becco era un mago nell’aprire lucchetti. Infatti, pochi secondi e quell’enorme lucchetto fu aperto.
Dentro c’era un sofisticato sistema computerizzato per l’utilizzo dei serbatoi. Sembrava la plancia di un aereo.
Bisognava svuotare e far rifluire l’acqua in modo che i grossi tubi potessero rimanere vuoti.
Nuria era un esperta di microprocessori e le ci vollero pochi minuti per capire il meccanismo.
– Ora l’acqua rifluirà nuovamente nei serbatoi e noi da allora avremo pochi minuti prima che si accorgano che manca l’acqua, quindi Giacomino preparati. –
L’operazione durò alcuni minuti e un bip segnalò che il riflusso era terminato.
– Ora usciamo e apriamo il tappo. –
Giacomino inspirò forte ed entrò dentro e con le ali spiegate volò dentro quel buio tubo.
– Per una enorme crèpe al cioccolato, qui c’è freddo e mi prenderò un bel raffreddore, sicuro come sono un bellissimo piccione . – pensò vanitoso come un pavone mentre era già quasi arrivato all’interno della clinica.
Intanto, Nuria e Polly si erano appostati vicino a una porta laterale che avevano individuato durante la ricognizione precedente. Giacomino avrebbe dovuto aprirla dall’interno. E così fece.
Quasi irriconoscibile, pareva un pulcino spennato . – era buio e l’acqua nel tubo mi lasciava lo spazio solo per volare con un ala, per una crèpes ammuffita….. eeeeetciùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù ! –
– Ssssssss pulcino, piano, potrebbero sentirci maledizione . – disse Nuria guardando a destra e a manca del corridoio lungo e pieno di stanze che parevano silenziose.
– Qui è un ginepraio, dovremo fare molta attenzione ragazzi, perché se ci beccano per noi , per Titta e per Joe è davvero la fine. Stiamo in fila indiana e non stacchiamoci mai. Chiaro Polly? . – il cagnolino annuì obbediente.
Nei corridoi asettici non si sentiva un minimo rumore e le stanze erano vuote. Tutto il piano terra pareva un deserto, non c’era nessuno, parevano tutti spariti.
– Abbiamo ancora due piani e il sottopiano, non disperiamo – disse sotto voce Nuria, cercando di rincuorare i suoi amici anche se il suo cuore era colmo di disperazione. Titta le mancava, e due lacrime rigavano lentamente il suo viso.
Dopo un’ora avevano finito di controllare i due piani superiori, e non trovarono niente nemmeno lì . Ora, oltre al cuore la fitta era anche nello stomaco. La rabbia mista a disperazione trafiggeva e piegava in due dal dolore. I tre amici si sedettero e a testa in giù, ognuno di loro ripiegato su se stesso.
Proprio in quel momento si aprì un ascensore e uscirono due infermieri, un uomo e una donna, che parlavano e ridevano ignari della presenza dei tre. Sparirono dietro una porta. Nuria e i due amici si rianimarono e fecero per seguirli, ma i due uscirono veloci da quella stanza e indugiarono un po’ sospendendo le loro risate. I tre smisero anche di respirare temendo di essere stati scoperti. Fu un attimo eterno .
– Hai sentito quel rumore ? – disse l’uomo guardando in direzione dei tre amici acquattati in una rientranza . – ma quale rumore, stupido, sei sempre il solito paranoico.- Risero nuovamente e chiamarono l’ascensore. Entrarono, e le porte li inghiottirono. Solo allora i tre poterono respirare e GIacomino fulmineo volò per controllare il piano in cui sarebbero scesi. L’indicatore luminoso indicò -1 .
– È il sottopiano, correte!!!!! –
– Bravo Giacomino, freddo e svelto, ti adoro. – disse Nuria mentre lo baciava.
Scesero di corsa al sottopiano giusto in tempo per vedere i due infermieri entrare in un tunnel e poi svoltare a destra. Proseguirono per l’ennesimo lungo corridoio e finalmente arrivarono a una porta enorme scorrevole, ed entrarono.
I tre amici sentirono delle voci nella stanza a sinistra, appena prima l’enorme porta. Intorno all’enorme tavolo ovale vi erano una decina di uomini che ,concentrati, guardavano uno schermo dove venivano proiettati dei grafici e delle tabelle. La stanza era buia, a tratti rischiarata dalla luce blu dello schermo. Dopo un po’ lo schermo fu spento e le luci riaccese.
– Ecco , ora è chiaro che i profitti tenderanno sempre più ad aumentare perché c’è una popolazione ricca in cui l’aspettativa di vita è sempre più lunga e tre quarti di mondo di poveracci che non contano nulla. Noi diamo un servizio straordinario a un terzo del mondo. Noi saremo gli unici a offrire a costi esorbitanti quello di cui questa gente ha bisogno. Organi , signori. Pezzi di ricambio nuovi e freschi aha aha aha …… – rise lugubre Nick “ golden” Smith , mentre gli altri applaudivano.
Filippo “ tre forni” Soprano si grattava soddisfatto la prominente pancia pregustando enormi guadagni.
– Ora è chiaro tutto – pensò Nuria disgustata e con una rabbia che la accecava –
Questi bastardi espiantano organi da tutti i ragazzi poveri e orfani per venderli a ricchi occidentali, e questa lugubre clinica serve da copertura e addirittura viene passata per benefica. Maledetti, maledetti, maledetti!!!!! –
Era stato quasi impossibile entrare lì dentro ma ora, conoscendo la pericolosità delle persone che avevano architettato questa cosa abominevole , Nuria doveva trovare il sistema per uscire e chiamare rinforzi sapendo bene che se li avessero scoperti avrebbero rischiato la vita.
Con un gesto della mano destra chiamò ancora più vicino a sé i suoi due amici, e bisbigliò loro – Giacomino avrai capito che da soli non potremo farcela, rischieremmo davvero troppo, quindi tu e io cerchiamo di rifare il tragitto che ci ha portato qui mentre Polly rimarrà qui ad aspettarci. Va bene Polly, te la senti cucciolo? –
Il cagnolino annuì convinto, e quindi i due poterono allontanarsi sparendo tra i corridoi di quel lugubre edificio.
Risalirono al piano terra nel silenzio rotto solo dai loro battiti cardiaci che battevano sui loro petti come martelli, guardarono con circospezione ovunque ma non trovarono nessuno. Erano quasi arrivati alla porta laterale dove Giacomino li aveva fatti entrare quando delle ombre si materializzarono all’improvviso catturandoli e immobilizzandoli.
Nuria fece solo in tempo a riconoscere il ghigno di uno dei gorilla dell’ingresso insieme alla voce dell’infermiere paranoico . – aha aha aha aha , altro che paranoico, avevo sentito bene quindi. I rumori che avevo sentiti erano provocati da questi due mocciosi ! –
Dopo, per Nuria e Giacomino fu solo il buio.
Si risvegliarono legati e imbavagliati con del nastro adesivo argentato in un letto di una stanza enorme dotata di attrezzature sofisticate collegate a varie parti del loro corpo, con un inestricabile matassa di fili.
Si risvegliarono legati e imbavagliati con del nastro adesivo argentato in una stanza enorme e con attrezzature sofisticate collegate a varie parti del corpo in un inestricabile matassa di fili.
Nuria aveva di fronte Giacomino e nel letto a fianco riconobbe l’amato fratellino. Il suo cuore balzò dal petto e rimase come sospeso.
Vederlo lì che dormiva immerso in quel groviglio di fili elettrici la fece piangere. Un pianto silenzioso e commosso che solcò il suo viso bellissimo . – Titta amore mio, cosa ci stanno facendo . . . svegliati ti prego, voglio che sappia che non sei solo in questo posto orrendo . –
Giacomino invece cercava di liberarsi scuotendosi nervosamente, con l’unico risultato di far volare per la stanza le sue morbide piume.
Proprio in quel momento arrivò un infermiere con la mascherina e i guanti e somministrò , tramite endovena, un potente sedativo, e per i due fu nuovamente buio profondo.
Nuria non sapeva quanto tempo fosse passato. Forse un’ora , forse dieci o forse un eternità, ma quando si risvegliò e vide Polly bagnato come un pulcino che teneramente le leccava la mano, pensò di trovarsi in paradiso. Ruotò gli occhi per capire dove si trovasse perché non aveva nessun ricordo, ma non riuscì a vedere nulla, anche perché nelle sue vene il sedativo circolava ancora e i sensi erano annebbiati. Sentì soltanto una voce, che riconobbe immediatamente.
Era quella profonda di Felipe Gonzalo Diego Luis Olinto Gustavo Cabezon Martinez, detto semplicemente “ Zio” .
– Su ragazzi, sbattete questi schifosi delinquenti in galera e fatte in modo che le chiavi vengano buttate in mare! –
Ma cosa era successo mentre Nuria e Giacomino erano stati catturati?
Polly , dopo che i due amici si erano allontanati , stette un po’ di guardia ma all’improvviso le sue zampette iniziarono a tremare dalla paura. Non era mai stato lontano da loro e pensava di essere forte e coraggioso, ma comprensibilmente , in quel posto che trasudava dolore e orrore, il suo sistema nervoso era crollato, e allora li aveva seguiti assistendo alla loro cattura.
Ora , nuovamente solo e ormai rassegnato al peggio , era riuscito dal profondo a riprendersi e a trovare quel coraggio che fino a lì gli era mancato .
Piangendo e correndo uscì dalla porticina laterale, corse all’imboccatura del grosso tubo, aprì il tappo che lo chiudeva e compì il cammino a ritroso che fece Giacomino.
Il tubo era freddo e buio e salendolo il cagnolino dovette aggrapparsi con le unghie e con i denti all’acciaio del tubo, ma ce la fece.
Uscì nel buio e nella pioggia e arrivò al quartier generale del R.S.S.B.P.I.D. ( Reparto Speciale Salvataggio Bambini Poveri In Difficoltà ) dove spiegò affannato e in maniera confusa ogni cosa allo “ Zio” .
Lo “ Zio” , che già aveva avuto a che fare con quei lestofanti e che mai era riuscito a beccarli grazie alle loro potenti coperture politiche, capì che quei quattro straordinari amici le stavano dando l’opportunità di poter liberare l’umanità da quegli squallidi individui.
Mobilitò l’intero reparto e tutti gli elicotteri a disposizione, caricarono Polly con loro e si diressero alla clinica, la circondarono e irruppero catturando tutti e buttandoli faccia a terra. Liberarono le decine di bambini, il cui destino pareva tristemente segnato, e chiamarono Don Galluccio, il prete col sigaro, che si sarebbe occupato di loro.
– Amici miei, dove tono … cota faccio qui in quetto letto… – disse Titta ai tre amici che lo circondavano nel letto.
– Fratellino, ora stai tranquillo che poi ti spiegheremo tutto e quando saprai ogni cosa sono sicura che smetterai per sempre di tirare la coda di Polly . . .ah ah ah ah – risero tutti di un riso liberatorio che si sparse per tutto quell’edificio sinistro.
Una volta in piedi Titta , cercarono Joe “ bistecca “ tra tutti quei bambini, ma non lo trovarono.
– So io dove si trova ragazzi, venite – disse l’eroe del giorno Polly.
Trovarono Joe in cucina mentre addentava una bistecca enorme quasi nascosto da una montagna di patatine fritte.
– Si, ora possiamo tornare a casa – disse Nuria .
Il sole stava per sorgere e Martina li aspettava.