I fatti recenti, a Ittiri, sono gravi, lo sono nella misura in cui provocano turbamento nella violazione del proprio spazio privato, lo sono perché generano paura e di conseguenza rabbia, frustrazione e volontà di protezione. Pensare, poi, che dopo anni di pandemia vi è la necessità di aprire porte, finestre e vivere apertamente i suoni e i rumori della vita.
Invece no. Premetto che non voglio accusare nessuno, non mi interessa mettere sul banco degli imputati taluni o talaltri bensì concorrere, con le mie limitate capacità, a una riflessione puramente politica.
Quando ci troviamo di fronte a fenomeni di questo tipo diventa controproducente la dialettica sterile e di parte. Tutte le forze politiche, sociali, associazionistiche devono lavorare in sinergia, le particolarità bandite e l’analisi sullo stato delle cose analizzato senza sconti.
Quello che avviene non avviene mai per caso, bensì è frutto di dinamiche sociali e storiche determinate. Quello che siamo è quello che abbiamo seminato. Allora dobbiamo dirci sinceramente se la classe politica, e lo dico considerandola tutta capace e in perfetta buona fede, sia stata capace di intercettare i bisogni reali e le esigenze di una società in continua evoluzione, mutevole e dove, per molti versi, forse sempre, questa società è più avanti della stessa classe politica; oppure, usando un eufemismo, più dinamica.
Potremmo pensare, invece, che i fenomeni macro economici sono talmente potenti da rendere inutili persino gli Stati sovrani, figurarsi una Amministrazione locale. Potremmo dire che in una società fluida e atomizzata il tentativo di rendere sociale quello che è meccanico è una battaglia inutile e perduta. Io non credo. Credo, invece, come disse Marcos nella prima dichiarazione della Selva Lacandona e in contrasto alle politiche neo – liberiste del 1992, che una piccola amministrazione, un piccolo paese può essere quel granellino di sabbia che inceppa un meccanismo apparentemente invincibile.
Perché questo succeda devono concorrere quei fattori che citavo prima. Un tavolo permanente che includa scuola, famiglia nella accezione che vogliamo, istituzioni e tutte quelle straordinarie realtà che abbiamo a Ittiri.
Una analisi e delle proposte che concorrano a far diventare nuovamente il nostro paese il faro del territorio, un paese inondato di proposte e di attività e non di forze dell’ordine.