Franco Cadoni scrittore per bambini

Arturo il leone

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Arturo il Leone
Arturo il Leone era il re della foresta. Capirai la novità, direte.
La storia di Arturo il Leone, invece, è incredibile e vale la pena essere raccontata.
Arturo era il capo indiscusso del branco. Arturo non aveva sentimenti, né cuore, né passioni.
Arturo viveva per comandare. La sua folta criniera splendeva ai raggi del sole e il suo manto bruno- rossastro era più lucente dell’alba, in quella foresta verde e rigogliosa.
La sua enorme criniera veniva scompigliata dal vento, e questo era quello che lo innervosiva di più : non avere il controllo del vento. Il vento lo avrebbe eliminato, per il resto tutto andava a meraviglia.
Il famoso giorno che cambiò la sua vita era iniziato come al solito: occhi socchiusi, vento inesistente e branco di leoni sottomessi a rendergli omaggio e servigi; tutto normale. Sentì come un pulsare di tempie e un eco sordo : era il suo cuore che sobbalzava. Era il giorno che vide per la prima volta Maria Teresa la leonessa. Chiamò il suo medico personale , immediatamente lo visitò – tutti i parametri sono eccellenti, puoi stare tranquillo . –
No, non era tranquillo perché il pulsare tornò. Era la prima volta che succedeva. Il vento ora si era levato forte e freddo. Lei passò leggiadra , non degnò di uno sguardo il re della foresta, e tirò dritta. –
Cosa era quella vista annebbiata, cosa era quel respiro affannoso, cosa era quel tremolio alle zampe con la coda che si muoveva impazzita?
Arturo si era innamorato. Arturo, il leone duro di cuore e senza sentimenti si era innamorato di quella leonessa che non lo degnava di uno sguardo, indifferente alla sua bellezza e al suo potere. Come si permetteva, come poteva non sottomettersi alla sua autorità fino allora mai messa in discussione. Fosse chiunque altra la sua ira si sarebbe abbattuta inesorabile e implacabile ma….ma nei confronti di Maria Teresa lui era come un cucciolo pavido e senza artigli; arrossiva e si nascondeva a osservarla senza trovare il coraggio di muovere un muscolo seppur piccolo, un sopracciglio o un battito di ciglia, solo il cuore batteva come una grancassa.
– Non mi resta che andare da quella matta. Io, il Re che si rivolge a una maga, per giunta squilibrata. –
La maga era Mariuccia. Viveva in una grotta e faceva sentire soltanto la sua voce . Parlava di un accordo con gli Dei, di immortalità e altre cose che nessuno capiva, però non sbagliava mai, le sue profezie e anche le sue magie erano precise e efficaci, dettagliate e mai sibilline.
Arturo irrompe nella grotta – vieni fuori e piantala con questa sceneggiata della voce- – tuonò.
Dopo un po’, impaurita e esitante, Mariuccia a testa bassa uscì dal suo nascondiglio .
– vieni un po’ qui maga presuntuosa. – La piccola maga avanzò , e chiese – dimmi nostro Re, dimmi ogni cosa. –
Arturo, prima timidamente, poi come un fiume in piena raccontò tutto. Mariuccia, pur abituata a sentire di tutto fu sorpresa di vedere il suo Re così vulnerabile, a volte balbettante ma regalmente convinto di dover essere ricambiato di quell’amore che gli aveva scombussolato testa e cuore.
Quando il Leone finì, Mariuccia si mise le mani tra le tempie, pensò a lungo e tirò fuori ampolle , carte , monete che armeggiò con destrezza e maestria mentre Arturo la guardava ammirato ma impaziente.
– allora…. – la Maga finalmente parlò – per ottenere il cuore della tua leonessa, per poter vivere con lei ogni minuto, ogni secondo della tua vita dovrai sottoporti a delle prove che, diciamo, possono essere complicate, ma tu, che sei il Re, non dovresti aver nessun problema a superare. – c’era nella sua espressione un che di perfido, perché perfida era la maga, maligna e vendicativa . – dovrai essere , o meglio diventare, ogni volta un animale diverso e ogni volta che supererai la prova passerai a quella successiva, e così di seguito –
– quanto durerà questa prova – domandò irretito Arturo.
– sarai un animale diverso ogni 24 ore. Ah dimenticavo, tu penserai, sarai sempre il re Arturo, nella tua testa questo rimarrai solo che, solo che ….. sarai un altro. –
– perché hai quel sorrisino? Non mi fido di te. –
– invece devi, mio caro Re. –
– quando iniziamo? –
– appena esci dalla grotta sarai una zebra. Sarai una bella zebra per 24 ore, poi torna qui…. Se sei ancora vivo ah ah ah . –
Arturo uscì dalla grotta. Era diventato bianco e nero, ora.
– Sono una zebra , ma sono sempre io! Quella svampita mi ha fatto un regalo, queste prove sono come bere acqua fresca per me e tra pochi giorni avrò il cuore di Maria Teresa e vivrò con lei per sempre. –
Questo pensò Arturo, ignaro di quello che sarebbe successo. Pensò anche di trovare il solito branco di zebre che stavano nella pianura – sto là in mezzo, ciondolo un po’ e faccio passare le ore. –
Era una mattinata fresca e limpida, il sole illuminava la pianura e Arturo rifletteva sul fatto che quei colori esaltavano la sua eleganza – non male essere una zebra – quindi scese la collina e vide il gruppo di zebre raccolte a est. Parevano serene e , mentre si univa al gruppo, apparentemente insensibili alla sua presenza.
Il folto gruppo mangiava serenamente dell’erba e chiacchierava. Il Re, abituato a comandare disse – levatevi di torno, mangio io ora! – Quel tono imperioso non scalfì minimamente l’indifferenza di quel branco di giovani zebre, che continuarono a brucare l’erba. Arturo si innervosì, si innervosì parecchio. Gli era sconosciuta la disobbedienza e, alzando i toni, cercò di spingere più in là le zebre del gruppo – non ripeterò quello che ho detto – . Nel frattempo, Jo il piccolo, piccolo perché enorme e capo del gruppo, si avvicinò e, con fare indifferente, scagliò una zoccolata alla tempia di quell’insolente sconosciuto , che cadde a terra tramortito e sorpreso . Arturo cercò di alzarsi scuotendo la testa ma, mentre lo faceva, Jo il piccolo usò la zampa sinistra, la sua migliore, per sferrare un altro calcio e mandare nel mondo dei sogni Arturo il leone, ora zebra.
Quando si svegliò vide il mondo girare velocemente. La testa gli faceva un gran male , ma soprattutto il dolore più grande era per l’umiliazione subita – mai nella mia vita mi sono sentito così, e quelle cretine che ridono di me, quando ridivento il Re ne parleremo!!!. – . Ora , doveva leccarsi le ferite del corpo e quelle dell’anima – non mi importa , se questo mi porta a conquistare il cuore di Maria Teresa resisto, questo giorno passa veloce. –
Il giorno passò più lentamente del previsto, anche la notte fu lunga. Si sentiva solo Arturo, forse sognò, ma non ricordò nulla quando aprì gli occhi. Si stirò a lungo e sorrise : quelle stupide striature bianche e nere sarebbero sparite tra qualche minuto – giusto il tempo di arrivare da Mariuccia. –
La Maga lo aspettava all’ingresso della grotta – non mi piace quel mezzo sorriso Mariuccia . – disse Arturo
– non vorrei ti stessi prendendo gioco di me, sappi che sarò spietato! – La Maga tenne per sé il pensiero che quel leone trasformato in zebra era comico, anzi comicissimo, quando minacciava .
– lo sai che sono terribilmente seria Arturo, queste prove sono molto dure anche per me, sappilo.-
Mariuccia rientrò nella grotta seguita dal Re, armeggiò nuovamente con sfera e alambicchi e comunicò ad Arturo la prova successiva – sarai un Antilope , un antilope con delle belle corna a forma di lira e zampe forti e veloci per poter correre tantissimo. – disse seria Mariuccia.
– coooooomee un antilope, io inseguo, caccio le antilopi. Tu sei una donna perfida, lo sapevo io. –
– per amore si affrontano cose anche peggiori, ti avevo avvertito io. –
Arturo chinò la testa e la sentì pesante : era già un antilope aggraziato e elegante . – ora vai caro Re, 24 ore passano veloci . –
C’era una bella brezza, quella mattina. Arturo si sentiva leggero e agile – se non fosse per queste corna – pensò , mentre le si erano impigliate tra dei rami. Trovò un ruscello , e bevve. Tutto era armonioso e il suo cuore era leggero – non è male essere un antilope, e se la giornata scorre in questo modo sarà un gioco da ragazzi arrivare a domattina. – disse a voce alta.
Tutta quella bellezza gli aveva fatto pensare a Maria Teresa. Il pensiero era continuo e tanto intenso che immaginava lei, lui e tanti piccoli cuccioli scorrazzare tra i campi e la savana – sto diventando romantico, non va bene. – pensò , mentre faceva una breve corsa per sgranchirsi le zampe.
Finita la corsa, sentì come un bisbiglio, poi dei rumori e delle risate che, chissà perché , suonarono maliziose alle sensibili orecchie di Arturo. La folta vegetazione gli impediva di vedere quindi, in punta di zampe, cercò uno spiraglio, lo trovò e quello che provò in quel momento era un sentimento sconosciuto, che gli blocco il respiro e sospese i battiti colmi di passione e amore. La testa girava in maniera vorticosa e le corna parevano danzare sulla sua testa mentre quei due, si quei due , proprio quei due erano lì che amoreggiavano.
– Pinuccio, il fido Pinuccio che amoreggia con Maria Teresa. – urlò, appena si riprese.
I due si accorsero di quell’antilope, Maria Teresa si ritrasse mentre Pinuccio, quel leone pavido, inutile e sottomesso avanzò verso Arturo che, dimenticandosi di essere un’antilope , a grandi falcate corse verso di lui – giuro che lo ammazzo – ma, una volta vicino, fece in tempo a sentire un ruggito e un gran dolore. La zampata di Pinuccio fu fulminea , ferì profondamente Arturo alla spalla destra, quindi cadde , si rialzò e la seconda zampata lo sfiorò e tanta era la forza che lo avrebbe ucciso. Pur stordito e dolorante Arturo trovò la forza di rialzarsi e scappare, scappare , correre con la forza della disperazione e con la sensazione sgradevole dell’umiliazione – Pinuccio, il vile – continuava a ripetere -Pinuccio , il vile. –
Chissà quanto tempo passò, quanto sangue perse prima di riuscire a sentirsi al sicuro. Gli parve un’eternità. La paura, il dolore e l’umiliazione insieme a quello della gelosia, anche questa sconosciuta, lo avevano spossato. Rimase lì, in quella grotta che lo proteggeva, in quel buio rassicurante per molte ore. Si leccò la ferita, si alzò e a malapena arrivò a quel ruscello che la mattina lo dissetò, e si sedette.
Si accorse di essersi addormentato quando il primo raggio di sole lo illuminò. Il dolore alla spalla era troppo forte, e si risiedette – devo tornare in fretta da Mariuccia, non voglio essere un antilope un secondo di più. –
Come oltrepassò l’ingresso della grotta della maga, come d’incanto, il dolore era sparito e ruggì di felicità – sono nuovamente il Re – urlò. L’umiliazione e la rabbia, però, erano intatte nel suo cuore – ridurrò a brandelli quel vigliacco, lo prometto! – ma subito fu investito dal calore e la dolcezza per il pensiero di Maria Teresa, quella sensazione inebriante della passione, quindi dimenticò propositi di vendetta e cattiveria – non mi importa di altro, voglio solo il suo cuore. –
La maga, come intuendo quei pensieri, disse – tranquillo Arturo, hai solo una ultima prova e se la superi il cuore di quella bellissima leonessa sarà tuo. –
– come se la supero, la supero eccome. –
Un impercettibile , beffardo sorriso dipinse il volto della maga – non sarà facile, ti avverto. Sarai una farfallina, una candida farfalla bianca . –
Arturo rimase perplesso – una semplice farfalla? –
– già, una semplice farfalla, forse non tanto semplice. – rispose la maga. – ora vai, vola leggero. –
Che bello volare. Che sensazione di leggerezza. Essere piccolo, piccolissimo e sfiorare la cima di un albero, posarsi su un fiore e respirarne la fragranza – non mi riconosco più, però è talmente bello che nemmeno mi vergogno. – Continuò così, inebriandosi per ogni odore, colore e leggere folate di vento che la trasportavano un po’ qui e un po’ là , come un fuscello nel fiume. Poi, la vide. Maria Teresa, l’amata. La vide ma…. Ma il sorriso gli si spense : era con Pinuccio. Smise di battere le ali, sembrava un aereo in caduta, si rigirò un paio di volte finché non precipitò per terra. Si rialzò, pensò che non poteva rimanere inerme e passivo – No, Pinuccio non può, lei non può…. – si ricompose, mosse appena le ali e volò, volò determinato verso Maria Teresa e si accorse che non poteva essere visto tanto era piccolo , si adagiò sulla schiena di quella leonessa bellissima e…. e …. e…. svenne. Svenne per una emozione troppo intensa, per una sensazione che lo aveva travolto e stordito, quasi paralizzato, anzi svenuto!
Si risvegliò dolcemente, sentire il calore della sua pelle, la pelle di Maria Teresa, il suo odore, inspirandolo, lo faceva sembrare un barattolino di miele “ un miele che cade dal cielo, specialmente al sorgere delle stelle e quando si incurva l’arcobaleno” .
Maria Teresa , nello stesso momento, si sentì strana. Aveva pensato di cedere alle lusinghe di Pinuccio – è un po’ stupido ma Arturo è sparito, forse non le interesso . – ignara del fatto che Arturo era pazzo di lei, e ora era con lei, su di lei – ma ora non mi interessa, in questo preciso momento lo lascio qui e me ne vado . –
Andò via, non si voltò nemmeno avendo il cuore in tumulto senza sapere perché , mentre i colori intorno a lei parevano dipinti da un pittore in stato di grazia e l’aria era colma di nuovi fragranti odori. Aveva solo Arturo in testa, ora. Voleva trovarlo e parlargli, confidargli tutto il suo amore, dirgli che nessuno poteva contrastare il loro amore, che avrebbe buttato via il suo stupido orgoglio guardandolo negli occhi .
Arturo , ignaro dei pensieri di Maria Teresa, sapeva che le 24 ore erano scadute : sarebbe dovuto ritornare dalla maga.
– non voglio abbandonare nemmeno un secondo la mia amata. –
Aveva paura di non essere ricambiato in quell’amore assoluto, temeva che se si fosse allontanato da lei l’avrebbe perdute per sempre, così non si staccò da lei, respirò con lei ogni tanto dischiudendo quelle fragili ali e dimenticandosi di mangiare.
Così, Arturo morì. Morì rimanendo una piccola macchia bianca sulla pelle di Maria Teresa… per sempre.

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