Un brivido scorse nella schiena di Antonia durante la tumulazione di zia Gavina.
Il cimitero di Ittiri sa essere molto umido e freddo. Non era l’umido e il freddo il motivo, però.
Zia Gavina era un pezzo importante di vita per Antonia. Era il suo rifugio.
Ora, tutto quello che aveva lo aveva destinato a lei. La sua umile casa in periferia, i suoi tanti libri e tanti ricordi da custodire come tesori.
Avrebbe tenuta la casa, avrebbe lasciato ogni cosa uguale, fino a che non fosse sparito quell’ odore difficile da definire , forse di mandorle, o chissà.
Sarebbe venuta in vacanza, poteva andare al mare, fare passeggiate, stare vicino a lei.
Spalancò le finestre. Il suo giardino fiorito, ben curato, profumato. Era tutto perfetto, come se avesse preparato ogni cosa .
Antonia vide quei quaderni sul tavolo vicino alla poltrona. Erano ordinati in una pila perfetta.
Erano lì per lei, lo capì all’istante. Si fece un caffè, fumò una sigaretta come a rimandarne l’appuntamento, anche se sapeva che era inevitabile.
– Io lo so che resterò sola, la mia piccola disabilità , in questo tempo ottuso, non viene accettata. Ma poi, quanti sono soli pur avendo gente intorno, magari parenti, magari compagni, io almeno la mia condizione l’ho scelta. –
Antonia si fermò un attimo, si alzò e uscì in cortile. La luna era uno spicchio. Quanto sappiamo delle persone, anche quelle che amiamo e ci sono care? pensò. Quei diari erano la finestra aperta del cuore di zia Gavina, e lei era turbata.
– Giuseppe è incolto, ruvido, a volte grossolano. Si occupa del mio orto e quando parla con me balbetta e non riesce a guardarmi negli occhi. Io sorrido, quando ci penso. Ricordo quando lo invitai a sedersi e gli offrii del vino. Guardava lo scaffale pieno di libri, poi guardava me. Pareva volesse dirmi qualcosa, non lo fece e andò via. Poi, l’indomani tornò con una scusa, poi ancora, e poi ancora. Io gli leggevo le poesie, poi i classici russi e lui si addormentava. Un giorno aveva male a un braccio , bollii dell’olio e glielo massaggiai. Era rigido come uno stoccafisso.
Quando mi propose quella cosa che poi avrebbe ripetuto negli anni, fui io sorpresa – posso pettinarti i capelli . – mi chiese. Quelle ruvide mani erano quanto di più tenero si potesse sperare e pensare. Me li accarezzava e con la spazzola li pettinava. Parlava sottovoce, si confidava con il fruscio del vento come contrappunto. …………..
Antonia singhiozzò, chiuse il diario e capì che per anni, anni e anni sua zia si incontrava la notte con quell’uomo all’apparenza ruvido e insensibile, e che avevano intrecciato una relazione poetica e sublime.
La mattina seguente andò al cimitero. Sulla tomba di zia Gavina una rosa rossa.
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