Era una famiglia numerosa, quella di Bartolomeo. Otto maschi, grandi lavoratori, tranne uno : Bartolomeo.
Il ragazzo è stato l’unico a Ittiri, da quel lontano 1910, a essersi sposato dopo essere morto.
Erano agricoltori, lavoravano duramente ma quando sentivano un sentore di festa, spuntino e altro erano i primi a correre, ballare e divertirsi. Uno dei fratelli era talmente abile nel ballo che teneva un calice in testa mentre allietava tutti con le sue piroette.
Questa loro attitudine, insieme all’onestà attirava le attenzioni delle ragazze che segretamente, dati i tempi, sospiravano alla loro presenza.
Piano, si fidanzarono, si sposarono e alcuni fecero figli. Bartolomeo, no. A Bartolomeo non piaceva lavorare, e nemmeno prendere seriamente impegni. Succede, ce n’è sempre uno in quasi tutte le famiglie. Era piccolo di statura e aveva quel fare da canaglia che misteriosamente piaceva alle donne. Soprattutto a una.
Nessuno sapeva, nessuno immaginava. Era scaltro, il ragazzo, o così, fino a un certo punto, immaginava. Faceva promesse a quella giovane e ingenua ragazza, le reiterava e nel frattempo restava incinta. Una, due volte. Per quei tempi la sua vita era rovinata.
Bartolomeo nel frattempo e di nascosto, si preparava a partire per l’America. Non troppo di nascosto, del resto il paese è piccolo. Qualcuno avvisò i fratelli. Decisero di indagare. Scoprirono tutto, e intervennero. Eccome se lo fecero. Erano 7 fratelli, ma ne bastò solo uno, Giuseppe che aveva le mani grandi come due focacce. Lo malmenò talmente tanto che il fratello gli parve in fin di vita, quindi chiamò il prete, padre Cariga, e gli disse – gli amministri l’estrema unzione padre, che è già tanto. –
Dopo, si capì che Bartolomeo non sarebbe morto.
– Allora chiamiamo la ragazza, che il giovane adesso si sposa. –
Bartolomeo quel giorno fece due cose : prima morì, poi si sposò. Naturalmente, nessuno lo obbligò!
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