Puledda Maria Raffaella nasce a Villanova Monteleone il 4/9/ 1881.
Subito perde la madre, il padre si risposa e lei, non andando d’accordo con la matrigna, insieme al fratello si trasferisce a Ittiri. E’ il 1899, l’anno prima del Giubileo di Leone XIII.
Fella, come affettuosamente viene chiamata, presta servizio , facendo pure da balia, alla famiglia Cau – Pinna , in via S’isprone, oggi via Leopardi. Qui vi è un sacerdote, fra’ Gentile Cau che, insieme allo zio Babbai Nenardu , la introducono ai valori religiosi.
E Lella, religiosa lo è sinceramente. Ha dei valori incrollabili, il vangelo è la sua guida profonda.
Aiutare i poveri, soccorrere i malati, seppellire i morti ( opere di misericordia corporali.)
Babbai Melone la nota, la ingaggia come assistente e qui, quella ragazza bella, luminosa opera come un angelo, non si risparmia. Il calesse del medico , insieme alla ragazza, corre per strade polverose, oppure fangose, per sentieri scoscesi e stretti. Lei, non lascia nessuno indietro.
Nelle campagne molti pastori vivono soli e isolati, lei va lì a prestare assistenza, curarli, dare conforto e , quando qualcuno muore e non ha nessuno, lei lo lava, lo veste e allestisce la camera ardente dietro la cappella di s. Andrea, a Monserrato.
Nel frattempo , Lella si sposa con Lorenzo, si trasferisce in Sa pigada de mastru Antoni Solinas ( attuale ex hotel Coros) e qui nascono i suoi figli Filomena e Antonio.
Il 1900 è l’anno del Giubileo e della Rerum Novarum, la linea di Leone XIII che collegò lo spirito del Giubileo alla dottrina sociale della chiesa.
Lella è folgorata dalla dottrina. Si riconosce, è la sua natura quindi fa la noinera, cioè la novena a Coros a piedi per 9 giorni e da qui, sempre a piedi, va alla chiesa campestre di Banari Madonna di Cea.
La porta veniva aperta dal vescovo con i maiorales della forania, Lella attraversava la soglia in ginocchio e con le mani recitava – In custa gianna santa intramus, e noi tottu pregamus pro sos bios e pro sos mostos, e pro sos peccados nostros. -.
25 anni dopo, ripete la stessa formula.
Raffaella e la famiglia si trasferiscono in via Savagnolu nel 1932.
Morì nel 1936, probabilmente per un infezione contratta nelle sue opere di carità.
Quando passiamo in piazzetta Babbai Melone, un pensiero per questa donna luminosa, generosa ci dovrebbe attraversare.
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