Chissà quali erano i pensieri di frate Innocenzo quando, nella luce tremolante della sua piccola cella , ripensava alla sua vita.
Sapeva di essere giunto alla fine della sua vita terrena, lo sentiva, le forze erano sempre meno anche se la sua brillante intelligenza ancora viva. Forse, pensava che in pochi metri vi era il senso e la sostanza della sua vita. Il convento di s. Francesco, a Ittiri, distava pochi metri da Sa rughe e sa pedra , l’attuale via Roma, e lì senza la malattia, la sua vita sarebbe stata diversa.
Scanu Giovanni nasce a Ittiri il 10 febbraio del 1877. Il padre è agricoltore, la madre casalinga. Ebbero due figli, un maschio e una femmina. Non erano ricchi, non erano poveri, vi era il necessario. Il padre , da subito , nota in Giovanni una inclinazione per lo studio; lo sostiene, se ne compiace.
E Giovanni studia, fa le scuole dell’obbligo con entusiasmo. Le piace la letteratura, la poesia, le piace la dare sostanza ai suoi pensieri e, poco più che adolescente, questa sua profondità lo fa amare profondamente da Maria Canu.
Fanno lunghe passeggiate, qualcuno chiacchiera ma a loro non importa. Decidono di sposarsi, trovano casa nella parte alta di via Roma, allora sa rughe e sa pedra, … e sognano.
Però, come in ogni storia il fato è li, cinico e incurante di sogni e vite. Il vaiolo , quel virus maledetto si impadronisce di Giovanni. In un paese come Ittiri, lontano da vaccini e presidi moderni sanitari è una condanna a morte. Maria si dispera, piange, si riprende , e mentre Giovanni è praticamente morto lei si sposa con un altro. Forse, quell’amore non era poi così profondo.
Poi, come nelle favole, il ragazzo si riprende. E’ un miracolo? Tutti lo credono, Giovanni ci crede. Dio gli ha lanciato un segnale. Forse è a un amore più grande quello a cui è destinato.
Diventa frate. Nel convento di s. Francesco studia il latino, il greco e diventa un intellettuale con una raffinata dialettica.
Sono gli anni tra le due guerre mondiali. Il fascismo, a Ittiri il comunismo. Chissà perchè il nemico è il comunismo. Ittiri diventa terra di missione. La chiesa deve evangelizzare e scongiurare il pericolo bolscevico. Vengono innalzate due croci, una a sa Teula, sopra la fonte, l’altra all’uscita della vecchia strada per Sassari. La missione implica prediche nelle case, questua per i poveri, assistenza agli ammalati. Giovanni, diventato frate Innocenzo, non si risparmia. Conosce il suo paese, e da tutti è conosciuto. Solo che sbaglia nemico!
Ora, in quella piccola cella, mentre in quel luglio del 1939 il clangore dei cingolati inizia il suo movimento di devastazione, forse pensa di aver sbagliato. Era in buona fede, frate Innocenzo, era una buona persona. Amava Dio, ha amato Maria.
La luce dell’alba illumina appena quella stanzetta, Giovanni volge lo sguardo, sa che lì a pochi metri c’è la casa dove avrebbe vissuto, amato e giocato con i suoi figli.
– ho amato lo stesso. – e spirò