La prima volta che perse tutto pianse. La seconda volta , si voltò verso la moglie e le disse che che più dei soldi, delle cose quello che gli dispiaceva era di non avere più tempo da dedicarle.
Ora, il nipote guarda quella foto dei nonni, c’è Ittiri sullo sfondo col campanile della parrocchia che svetta su minuscole case. C’è pudore e compostezza nelle loro pose, una tensione sottesa, la mano di lui che sfiora quella di lei come a dire – ti proteggerò e rispetterò –
Quando quella foto fu scattata, Giovanni aveva già perso ogni cosa : sorelle, fratello e i genitori. Erano benestanti, avevano i pasti assicurati e non temevano il lavoro. Suo padre si ammalò, persero casa, campagne e si sparsero qua e là – qualcuno mi disse che nonno dormiva in un pagliaio, non si lavava e mangiava quello che capitava, del resto tutti poco, pochissimo avevano. –
Solo, spaventato trovò le forze per iniziare una attività. Un piccolo negozio . Allora bastava una stretta di mano per avere credito. Nella sua piccola bottega andava questa ragazza, minuta e gracile – era mia nonna – e lui azzardò, arrossendo, una proposta. Lei, accettò.
Nel frattempo il negozio ingranava e poterono programmare il futuro. Una casa in affitto per iniziare, i primi tre figli e, nella seconda e più comoda casa in affitto, il quarto figlio.
Giovanni, a tavola, osservava la sua famiglia. Era silenzioso, non parlava del suo passato , proteggeva i suoi figli da dolori e preoccupazioni. Era stato un altro tempo, quello. Si parlava, si cresceva in una condizione da piccoli borghesi. Ora, tutto era stabile come le fondamenta di quella palazzina.
Come nelle favole, quelle brutte, gli artigli dei malvagi sono lì pronti che volteggiano sinistri.
– I tempi sono cambiati, caro Giovanni, si affidi a noi , il suo patrimonio sarà in ottime mani, un pò di azioni qua, un pò di debito là…del resto un imprenditore che si rispetti non può non avere debiti . –
Giovanni si ritrovò tutto ipotecato. Perse nuovamente tutto.
Era sempre stato onesto, e ora non poteva onorare i suoi debiti.
Il tempo lo consumò.
In quella stanza di ospedale guardò sua moglie, i suoi figli e pensò che ce l’avrebbero fatta.
– Sai – mi dice il nipote – avere in eredità questo grande amore non mi fa avere sentimenti di odio e nessun risentimento verso che ha approfittato dell’ingenuità di mio Nonno, solo questo suo amore che permea ogni mio momento. –
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