– Nel settembre 1899 mi si presentò certa Orani Sebastiana, di anni 24, da Ittiri, maritata, nel settimo mese di gravidanza, con una pustola carbonchiosa alla guancia sinistra. La pustola era tipica. –
Scrive così dottor Francesco Meloni, medico di Ittiri e direttore dell’ospedale Alivesi.
Il documento è una relazione straordinaria regalatami dal imprescindibile Matteo Sias, vera memoria storica del nostro paese, e descrive minuziosamente due interventi contro il contagio , fino allora letale, del carbonchio.
Non parliamo, come ci è stato da sempre trasmesso, di un semplice medico di paese. Babbai Melone era un medico coscienzioso, edotto sulle più innovative e avanzate tecniche chirurgiche e curative. Questo documento del 1902 lo dimostra.
La scoperta del siero contro questa malattia è del 1895. Babbai è a conoscenza della scoperte, scrive al suo inventore, dott Achille Sclavo. Egli è il direttore del Laboratorio Batteriologico di Sanità , più un ìnsieme di altri altissimi incarichi tra Roma, Torino e Siena. Una figura di studioso e ricercatore.
Ittiri è un paese contadino. Il carbonchio miete anche qui innumerevoli vittime. Si trasmette da animali infetti e in condizioni igieniche e di carenza di acqua assenti. Babbai Melone è disperato
– ho il cuore chiuso a ogni speranza . – allora scrive a dott Sclavo, che risponde e manda gratuitamente il siero.
– la paziente ha 40 di temperatura, l’edema si è diffuso per tutto il viso fino a chiuderle gli occhi….lo stato generale è grave. Provoco dolore con le iniezioni. Lo stato generale è inquietante. Mi decido ad iniettare per la prima volta 40 cmc di siero anticarbonchioso all’ipocondrio sinistro. Abbandono l’ammalata in condizioni addirittura disperate, lasciando intravedere alla famiglia il vero stato delle cose e pregandola che qualora l’ammalata perisse nella notte, me ne avessero informato la mattina per tempo. L’indomani all’alba i parenti vengono a dirmi che l’ammalata sembrava molto sollevata. Subito mi vi recai. Venne dai parenti informata della mia presenza. Ella, con voce molto gutturale, ma in tono evidentemente scherzevole, rivolta a me, disse – Buongiorno, dottore, cosa buona mi ha portato? La sorpresa più grande che io abbia provato nella mia vita professionale………………… il siero aveva spento l’incendio. –
Due mesi dopo nacque una splendida bambina.
Nella lettura del suo documento Babbai Melone lamenta che il siero ancora non è disponibile per tutti. Vorrebbe un sistema sanitario universale e gratuito. – sarebbe questa per me una soddisfazione pari a quella provata nel ridare per virtù di esso siero la vita a due povere madri di famiglia. –
La scoperta del siero pose le basi per il vaccino contro la poliomelite e il vaiolo.
Ittiri, grazie a questo medico di paese, lo utilizzò già nel 1899.