Delle scritte in vernice sulle facciate di alcune case. Stanno lì da più di 70 anni. Per quasi tutti noi non rappresentano niente : solo una scritta.
Eppure, sono il punto di arrivo di una storia millenaria. Dolorosa, atroce.
La malaria ha flagellato per secoli la Sardegna. Ha decimato la sua popolazione, ne ha impedito lo sviluppo.
Ittiri giace in un mare di acqua. Erano tantissime le fonti , quindi un paese umido e fertile per le zanzare. Le condizioni igieniche erano praticamente assenti, si attingeva l’acqua dai pozzi, e chi non li aveva se la faceva prestare. Condizioni ottimali per il contagio.
Nell’immediato dopoguerra, la fondazione Rockefeller finanzia un campagna di disinfestazione. L’ Erlaas, un ente gestionale sardo gestisce il tutto. Lo fa in maniera capillare. Ogni metro di campagna e ogni paese vengono attraversati da centinai di addetti ( per lo più braccianti) armati di DDT ( dicloro difenil tricloroetano) , usato durante la seconda guerra mondiale per debellare i pidocchi.
Furono quattro anni non scevri di polemiche e contrasti, come ogni volta e come sempre, ma dal risultato straordinario. La malaria divenne un triste ricordo.
Quelle scritte raccontano tanto.