Quando i migranti eravamo noi
Un film che non vedevo da bambino. Un film che mi sconvolse. Era Il cammino della speranza di Pietro Germi, sceneggiato da Federico Fellini e Tullio Pericoli e tratto dal romanzo Cuore negli abissi di Nino Di Maria.
Mia madre ci raccontava sempre di quando accompagnò la sorella e il cognato nel viaggio verso Marsiglia, alla fine degli anni ’50. Allora era legale farlo, nel periodo in cui è ambientato il film, no.
Ci parlava di umiliazioni, privazioni e un razzismo che non ti faceva diventare trasparente ma reietto. Nei negozi le scritte – non si vende agli italiani – .
Il film apre l’immagine su una solfatara occupata da minatori disperati : la proprietà chiude. Fuori, moglie e figli disperati su uno sfondo di polvere, sassi e miseria. Si presenta un tipo che promette di accompagnarli in Francia dove potranno lavorare e garantire un futuro per loro e i propri figli in cambio di ventimila lire. Vendono tutto, e partono. Un viaggio carico di speranza. Naturalmente ti aspetti qualcosa, sicuramente il peggio. Il bianco e nero è vivido, gli sguardi spaventati ma rivolti all’orizzonte. Arrivati a Napoli vengono mollati dal trafficante di esseri umani. Soli, disperati vengono fermati dalla polizia. La loro colpa è quella di essere poveri e miserabili. Vengono rilasciati con un foglio di via – tornate a casa vostra – .
Loro non possono tornare, non hanno più niente. Il loro cammino continua.
Vi sono tanti elementi in questo film che a mio parere deve essere proiettato nelle scuole. Un gran film con un tema attuale, insieme a altri elementi compresi di lotta di classe e cinismo padronale. Le interpretazioni sono magistrali ( Raf Vallone e Saro Urzì su tutti ) ma soprattutto quella morsa allo stomaco che non ti molla, ti rende partecipe delle umiliazioni, ma anche delle speranze di persone che sono tuoi parenti, tuoi fratelli, tuoi nonni.
Fratelli e sorelle…. come tutti i migranti.