Era fredda, quella vigilia di natale del 1972. L’aria fuori era gelida e un vento fastidioso sferzava quella strada bianca e male illuminata di periferia. Le famiglie erano riunite per quelle cene che, da qualche anno, erano finalmente abbondanti e noi bambini aspettavamo con trepidazione i regali che dopo la cena ” Gesù bambino”, così ci dicevano allora, ci avrebbe fatto pervenire tramite i nostri padrini e madrine.
Ricordo l’eccitazione mia e delle mie cugine e cugini quando, sparecchiato tutto , si diede inizio allo spettacolo.
Urla di gioia, gridolini e evviva, mentre il mio non arrivava.
Allora presi per mano mia madrina e feci vedere i regali che gli altri avevano ricevuto: pensai che ” Gesù bambino ” si fosse dimenticato di me. Aspettai un altro pò e nuovamente presi per mano mia madrina per passare in rassegna quei regali, poi… poi ricordo lei che piange in un angolo, tutti che corrono verso di lei, le chiedono, lei risponde e guardano me e io mi sento responsabile di quelle lacrime, ma non capisco, so di aver arrecato dolore , ma non capisco e il senso di colpa mi fa male.
Io, naturalmente , niente sapevo di valore d’uso e valore di scambio, tanto meno del saggio di profitto e del materialismo storico ( per la verità nemmeno adesso) però pensai una cosa : i regali creano ingiustizia e dolore. Ingiustizia per chi non li può avere e dolore per chi , magari in quel momento, non li può comprare, frustrazione e invidia e tanto, tantissimo altro.
Parlo di regali inutili , non di giochi.
Pensai, quindi, che anzichè beni indotti superflui e stupidi le persone , fin dai primi vagiti, avessero l’abitudine di far aspettare tutti i bambine e le bambine del mondo la lettura di una favola , sotto l’albero in quella vigilia di Natale, che per i cristiani dovrebbe essere sobria , e fare immaginare, pensare, sognare un qualcosa che renderebbe uguali tutte le bambine e i bambini del mondo e forse qualcuno dei tuoi cari non piangerebbe, forse sarebbe felice, e tu non triste senza sapere perchè.