La notte del 31dicembre del 1858, un urlo straziante risuonò nelle buie strade di Ittiri, poi un convulso rumore di passi, e il silenzio.
In quella notte gelida, con le stelle incuranti delle cose terrene, finì l’avventura del medico piemontese Guido Monterossi.
Era il medico dei Savoia, Guido. Curava i notabili dei vari paesi, da cui riceveva cospicue prebende, e non lesinava favori ai vari rampolli delle suddette.
Era tempo di guerra, quello , tempo di miseria e fatica, in cui nemmeno braccia forti e fatiche indicibili bastavano a metter sulla tavola del cibo sufficiente.
Quel medico stava lì non per curare, bensì per fare gli interessi del Re, a cui serviva carne da macello da mandare al fronte settentrionale. Braccia forti da sacrificare per il bene generale, come sempre, come oggi, come domani.
Quindi, visite mediche e validi arruolati. Non tutti, chiaro.
Salvatore aveva 6 figli, 5 maschi, una femmina e un pezzo di terreno che dava poche soddisfazioni – come faccio a perdere 5 figli per il Re – disse a Margherita. Lei, sbucciando quelle poche patate che sarebbero state l’unico ingrediente della cena, lo guardò e non disse niente, solo una grossa lacrime rigò il suo viso provato da tanta fatica.
Salvatore sapeva di essere ignorante, ma una cosa la sapeva : vedere piangere Margherita lo faceva impazzire, non lo sopportava.
Andò dal Monterossi, e umilmente gli chiese di esentare i figli dalla guerra, gli disse delle lacrime di Margherita . Glielo disse vergognandosi, odiava chiedere favori.
Monterossi lo guardò, sogghignò e passò oltre.
Quel pugnale ” traittore” non si sa chi lo abbia impugnato, non si è mai saputo di chi fossero quei passi convulsi, ma l’urlo e il corpo erano quelli del medico Guido Monterossi. Il medico del Re.