Franco Cadoni scrittore per bambini

Paolo e Nicola erano una settimana che tagliavano legna e dormivano all’aperto.

Avevano dieci anni, era il 1948. Guardavano le stelle, in fondo le fioche luci della periferia di Ittiri.

L’ultimo giorno furono raggiunti dai loro padri, finirono il lavoro. I due bambini si sdraiarono per riposare.
– avevamo i vestiti letteralmente appiccicati al corpo, era una settimana che non ci lavavamo e in un attimo dormimmo un sonno profondo. –

Nicola russava, e l’eco si riverberava lungo la vallata. Uno schiaffo lo svegliò, lo spaventò – non è possibile questo ragazzo, disturba tutti con il suo russare! –

Il padre era una buona persona e quel bambino, forse in quel momento, decise che doveva trovare qualcos’altro.

Anche Paolo decise che la campagna non sarebbe stata la sua vita . Era irrequieto, ma prigioniero. Suo padre aveva terre e bestiame, e lui era l’unico maschio dal destino segnato.

– Fu quando dopo giorni di lavoro dovetti portare la metà del raccolto a Donna C.. ero stanco, ma felice – ti darà delle caramelle, vedrai. – gli disse il padre. Andai con un sacco pesante pieno di grano, la signora mi guardò, mi indicò dove mettere il raccolto e mi mandò via. L’indomani mi feci assumere da un tagliatore di pietre. Lavoravo duramente, ma era bello. A casa non riuscivano a farsene una ragione – lasci tutto per tagliare pietre, hai tutto qui vergognati. – io ero al settimo cielo, invece. Dopo un mese mi licenziarono.

– ma come, mi avevi promesso ….- dissi piangendo -mi dispiace, non ho lavoro per te. –

Il ragazzo provò altri lavori, e veniva licenziato. Poi, finalmente trovò quello giusto.
– mi pagavano bene, ma soprattutto la signora, che non aveva figli, mi preparava la colazione con latte e biscotti. Mai avevo fatto una colazione così. Mia madre era un mese che non sapeva cosa facessi nè dove andassi, quindi decise di seguirmi. Uscii all’alba, salii via Veneto e entrai a casa del mio principale per la colazione. Dopo un pò sentii bussare la porta e mia madre mi beccò mentre intingevo il biscotto nel latte .

– ah sei qui disgraziato, muoviti a casa, e tu se fai entrare nuovamente qui Paolo giuro che ti brucio la casa. –

Capii allora che dietro i licenziamenti c’era la mano della mia famiglia. Non mi diedi per vinto, però. Io in campagna non volevo tornare. Non ricordo come procurai una bicicletta e andai a Sassari. Lì trovai lavoro come muratore. Andavo, facevo le mie otto ore, e tornavo. Ero al settimo cielo. Da lì in poi la mia vita è stata altra . –

Nicola, nel frattempo continuò in campagna. Sempre più dura quella vita. Prese una moto a terza mano, e anche lui fece la strada per Sassari. Scelse altro, fece un’altra vita…. anche se continuò a russare.

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Franco Cadoni scrittore per bambini

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