Padre Pais e il memorabile passaggio all’indietro
Padre Pais era un frate francescano del convento di S.Francesco.
Un giorno radunò questa banda di ragazzini che quotidianamente frequentavano l’oratorio, e disse
” Ho organizzato una partita con i fraticelli di Bonorva, abbiamo due settimane per prepararci. ”
Tutti ci guardammo, confusi. Noi, una trasferta, una partita vera con arbitro , campo tracciato e porte vere. Fu una magnifica sensazione, ma fu anche una grande preoccupazione.
Come allenarci, come formare la squadra, che sistema di gioco soprattutto. Chi spingeva per un 4-4-2, chi per un 4.3.2.1 chi per una zona pura. Era il 1975, quindi scherzo. Nessuno conosceva tutto questo, per fortuna. Un palla lunga e pedalare era già sufficiente!
Iniziammo gli allenamenti.
Con concentrazione
Con determinazione
Con spirito di sacrificio
Con esaltazione
Potevano degli umili e pacifici fraticelli farci paura?
Potevano sconfiggere una squadra composta da monelli, ladri di ciliegie e bari al gioco delle carte?
Assolutamente no.
Arrivò finalmente il giorno. Un furgone, divise prese qua e là e una incredibile energia. Era la nostra prima partita, la prima trasferta.
” Mi raccomando, nessuna parolaccia.” questo era l’aspetto più difficile, ma potevamo farcela.
Arrivammo, scendemmo, fummo accolti.
Che pace in quel convento. Che teneri i fraticelli . Ne avremmo fatto un sol boccone.
Peppino, per evitare di dire parolacce, si finse muto.
Mangiammo tutti insieme, ma la testa era alla partita. Dalla finestra si intravedeva il campo. Grande, enorme, con porte vere.
Siamo pronti, l’arbitro, un frate con sandali di ordinanza fischia il calcio d’inizio.
Quei teneri, dolci e gentili fraticelli diventano delle belve assettate di sangue. Per 10 minuti non tocchiamo palla. Quattro gol uno più bello dell’altro.
Forse il campo è troppo grande, forse il cosciotto di pollo a pranzo troppo grasso, oppure il non poter dire parolacce …forse la tattica doveva essere più prudente: fatto sta che dopo altri 5 minuti siamo 6 a 0- .
L’intervallo fu come una liberazione. Padre Pais operò dei cambiamenti, rafforzò il centrocampo e mise Battista a destra. Battista era una roccia.
I cambiamenti si notarono subito. Squadra compatta, Battista insuperabile. Dopo 5 minuti facemmo un gol. Siiiiiiiii, ce la possiamo fare.
Nel momento di nostra massima pressione, con difesa schierata Battista ha il pallone dentro la nostra aerea, alza la testa e non trova nessuno smarcato, allora il portiere chiama ” passala a me. ”
Battista si volta, e con la calma dei forti prende il pallone con le due mani e delicatamente lo porge a uno stupito portiere.
L’arbitro, pur avendo l’indulgenza del miglior francescano, è costretto a fischiare il rigore.
Crollammo psicologicamente. Il massacro finì 11 – 1.
Mai fidarsi, a calcio, dei fraticelli.