– Franceschi’, chiudi quella finestra che entra freddo. –
La voce tonante del rettore Carta risuonò minacciosa per le stanze della casa. Franceschina, la sua assistente corse a chiudere la finestra . La chiuse borbottando frasi irriguardose verso quell’uomo che mal sopportava .
– pensare che le malelingue parlano di una mia relazione con lui…ma per carità. – e si fece il segno della croce.
Nello stesso istante il Rettore, guardando sottecchi quella donna minuta, riflettè sul fatto che l’interdizione della chiesa era dovuta proprio a quel pettegolezzo.
– ma si può pensare una cosa del genere… io con una come quella, questa cosa mi offende. –
Erano giorni che il suo sacerdozio era messo in discussione. Qualcuno parlava di un complotto gesuitico, chi di uno socialista per via del suo sostegno alla guerra coloniale in Libia, chi, molto più prosaicamente parlava della sua passione per…. , ma cosa vado scrivendo, anche io vittima dei pettegolezzi?
Del resto il nostro Rettore era un gran bell’uomo, alto e dalla voce profonda, una retorica brillante e sommo teologo e la sua passione per le cose terrene, oltre che mistiche, era dovuta alla bellezza del creato, al canto degli uccelli e al mistero dell’animo umano. Cosa c’è di più misterioso di una donna?
Ecco, forse qui sta la risposta.
Comunque, non divaghiamo. Il nostro doveva andare a Sassari, all’Arcivescovado. Sapeva che una nutrita rappresentanza di suoi sostenitori, anzi sostenitrici sarebbe giunta da Ittiri verso Sassari per far revocare quell’ingiusta interdizione.
Ittiri non meritava questo, tanto meno il Rettore, uomo giusto e generoso.
A Sassari la chiamarono La cavalcata degli ittiresi.
Mentre il vescovo parlava con lui, il vociare sotto l’arcivescovado divenne un tumulto. La tensione era palpabile, il nervosismo evidente. Tutti e tutte speravano in un lieto fine.
Don Carta si affacciò, il volto triste e sconsolato. La gente capì allora che il complotto, come loro lo ritenevano, aveva sortito il suo effetto.
L’interdizione fu confermata. La folla si dissolse e, visto che si era a Sassari, mica ci si andava tutti i giorni, i bar furono presi d’assalto e poco ci mancava che finisse in festa.
Come ogni cosa di questo mondo, non tutto è come appare, oppure come viene raccontato. Il Rettore espiò la sua colpa. Lo fece, destinando tanto dei suoi averi per quella chiesa che gli era stata sottratta per due anni. Donò tutti i paramenti e fece costruire quella cancellata che ancora esiste, aiutò i poveri….. e anche le povere.
Franceschina continuò a servirlo. Chissà se impararono ad amarsi.