In quei stretti corridoi non si respirava. Era buio. Non era abituato al buio Francesco, era abituato al sole, al cielo azzurro. Chiudeva gli occhi, e pensava che bisognava farlo.
Forse erano le miniere del Borinage, oppure quelle del Limburgo, poco importa tanto è uguale . Quello che si respirava era polvere di carbone. Francesco valeva 200 chili di carbone al giorno, questo è il valore dell’accordo tra l’Italia e il Belgio del 1946.
La notte, stipati in baracche di lamiera, con una stretta nel cuore pensava a casa, al paese, qualcuno accennava una canzone e allora era peggio. Era sempre buio, di giorno e di notte. Così per 14 anni.
La domenica si riposava. Era inutile andare in paese : si è ostili con chi non si conosce, meglio dormire, oppure guardare e riguardare quella foto di sua moglie, ricordarne l’odore, la voce .
Quando sei stanco e il tuo corpo è indolenzito , il ricordo diventa solido, quasi lo tocchi…questo può bastare.
Ittiri diede tanti figli a quelle miniere. Era il dopoguerra, la terra da sola non bastava. Zia S. ,settant’anni dopo mi dice – quando lui arrivava io piangevo, quando ripartiva, un mese dopo, io ridevo ed ero contenta. –
Era insostenibile per lei l’emozione di quel padre assente, che provava sollievo soltanto quando ripartiva. Il suo cuore non riusciva a contenere tanta gioia.
Alcuni rientrarono presto mentre Francesco lo fece quando andò in pensione.
– Non potè godersi il riposo, la silicosi lo aveva consumato. –
Il tributo pagato da questi uomini è stato altissimo.
Uomini in cambio di carbone.