Ittiri, 1936 continuaSi sedettero al bar della piazza. Videro Maria che osservava delle stoffe. Don Pietro pensò che era bella, maledizione. Guardò Nanni, vide nei suoi occhi un misto di odio e desiderio. Mise una mano sul suo braccio – Ti ho detto di non pensarci. -Le due donne spazzavano la strada. Ogni tanto si fermavano e parlavano sottovoce. Videro arrivare Maria, smisero di parlare e continuarono a pulire. – Buongiorno Mari’, cosa bella hai trovato – – Si, cosa bella – tagliò corto la donna.Quando la videro entrare in casa , si avvicinarono – ho parlato ieri con padre Giovanni, anche lui è d’accordo con noi, non può una donna comportarsi così, io le ho aggiunto che questa gente che va a casa sua chissà perché ci va..si, lei dice che è per questo e poi per quello ma, ohia, solo il signore sa cosa succede in quella casa. Eppoi, cosa è questo atteggiamento con Don Pietro, un uomo che fa solo del bene. Solo per dispetto lo fa, perché è cattiva …ma proprio qui vicino doveva abitare. – Michele ricordava solo lo scalare delle marce della corriera che portava lui e suo padre verso un futuro incerto.Aveva sei anni, allora. Lasciava il ricordo della mamma, i visi immobili dei nonni.Ittiri era meno fredda di Desulo e dalla campagna si vedeva il mare. Il suono dei campanacci, il belare delle pecore e i silenzi di Agostino, suo padre, invece erano un ricordo nitido e, per quanto fosse dura la vita, gli rimase sempre una malinconica nostalgia. Tutto il tempo libero dalla scuola lo passava tra quelle colline – dovevo aiutare Babbo – raccontava.Zio Pasquale era il proprietario della terra e del bestiame. Era duro. Era esigente. Tutto il latte li trasformava in formaggio e ricotta. Michele imparò a fare il formaggio e ad affumicare la ricotta. Impazzì di gioia quando assaggiò il primo spicchio di formaggio lavorato da lui – Ha la mano – disse zio Pasquale.Un giorno, zio Pasquale cadde. Fu una brutta caduta che lo costrinse a mesi di convalescenza. In quei mesi Agostino, insieme a Michele, portarono avanti l’azienda. Pascolavano le pecore, mungevano, trasformavano il latte e vendevano ricotta e formaggio. Ogni settimana andavano a casa di zio Pasquale, lo informavano di ogni cosa e gli versavano anche gli spiccioli. Zio Pasquale non ringraziò, nemmeno Agostino si aspettava niente. Quando morì, lasciò tutto a loro due. Michele ricorda le lacrime scorrere sul viso scavato del padre sulla tomba di zio Pasquale.Le sere di estate, dopo cena, Michele giocava con Peppino. Era l’ ultimo di sette fratelli. Il padre faceva il servo pastore, quindi era sempre assente mentre la mamma era a servizio da Don Pietro.Continua…#storiediittiri#