Quella enorme casa al centro del paese di Ittiri le incuteva timore . Lei, abituata a vivere in una umile casa di fango e paglia da dividere con i suoi numerosi fratelli, la trovava grande come una reggia.
Era la figlia di Francesco, un umile mezzadro di Don Pietro, proprietario della maggior parte delle terre del paese . Un uomo semplice che aveva sempre accettato con rassegnazione la sua condizione che, come diceva il Parroco che aveva letto molti libri e ne sapeva tanto, gli avrebbe aperto le porte del paradiso.
Nel frattempo il paradiso se lo godeva Don Pietro e la sua famiglia.
La pia moglie donna Peppina e il figlio debosciato Tonino.
Quella splendida mattina Francesca, così si chiamava la fanciulla, oltrepassò quel portone con una pesante cesta piena di ciliegie. Le primizie erano previste nel contratto di mezzadria , e non si doveva sgarrare. La pia donna col figlio debosciato ne erano ghiotti.
Don Pietro, all’apparenza distratto, notò come quella fanciulla fosse diventata graziosa e , con un sorriso mellifluo, la invito a sedersi in quella cucina grande e ben fornita. Donna Peppina era di sopra che recitava il rosario.
Accarezzò il volto di Francesca , le offrì delle ciliegie e le parlò.
Donna Peppina , di sopra , alzò il volume delle preghiere e chiuse gli occhi insieme alle orecchie e alla sua ipocrita coscienza.
Passò l’estate, e si avvicinò l’autunno e la condizione di Francesca non poteva più essere nascosta.
– vi chiedo di aiutarci . – chiese col cappello in mano e lo sguardo basso Francesco.
– se non vai via ti tolgo quel poco che hai , così saprai cosa è la vera miseria. – Don Pietro bevve quel sorso di vino, e continuò a parlare con gli altri notabili così divertiti.
Mio nonno, nel raccontarmi questa storia, ebbe un’interruzione col collo d’adamo che andava su e giù.
– Francesca morì dopo una emorragia , mentre la madre si rifugiò nella pazzia. –
Dedicato a tutte/ i quelle persone che hanno lottato per diritti non alienabili , ricordandoci di lottare ogni secondo per loro.