Quante volte usiamo la frase – il bambino che c’è in me – , e quante volte utilizziamo il sostantivo ” pericolo” nei nostri discorsi e pensieri?
Ai bambini viene detto tante volte, a noi stessi lo raccontiamo altrettante volte , e il tutto molto spesso sfocia nella paura.
Maurizio Maggiani, in un interessante trafiletto su Robinson, ci ricorda che la parola proviene dal latino periculum ( esperimento), e a sua volta dal greco peira ( prova).
Quindi, l’utilizzo è sbagliato. Quella cosa è pericolosa : guarda che il lupo ti mangia, guarda che il fuoco ti brucia, se fai quello chiamo i carabinieri, l’uomo nero e così via .
Continuiamo ad aver paura, di malattie, di guerre, di pandemie e di lupi cattivi così, a volte, o forse spesso ci paralizziamo, ci rinchiudiamo in una bolla esclusiva e diventiamo reazionari, conformisti, guerrafondai.
Ora, se vogliamo essere ancora bambini, dovremmo tornare al significato originario, cioè sperimentare, conoscere, essere curiosi e non aver paura dell’ignoto e del diverso da noi : insomma essere bambini, qualche volta rischiando.