Franco Cadoni scrittore per bambini

La Mandante

L

– Io la uccido quella sgualdrina, giuro che la uccido. – Marianna, soffiandosi il naso continuamente per il raffreddore, si rivolgeva a Peppa, sua governante, serva e tanto altro parlando di sua cognata.

– ma tu sei sicura , li hai visti? –
– ti ho detto che li ho visti e sentiti , ohia . – Peppa si fece il segno della croce e rivolse gli occhi al cielo.
– tu credi io stia scherzando, vero. –
– purtroppo so che non scherzi. –
– fammi venire Pasquale che questa questione la risolviamo una volta per tutte. –

Peppa uscì e andò da Pasquale. Le disse solo – la padrona ti vuole . – Mentre rientrava trovò sulla porta Giovanna Maria – ecco la pettegola – pensò. Infatti, Maria, pettegola lo era per davvero e pareva , o faceva intendere con quel sorrisino sornione, sapere tante cose – ciao Peppì, come sta Marianna – sta bene , grazie. –
– ascolta, ho saputo… – Peppa non la fece finire , girando di spalle disse – ho fretta Marì, e voltò l’angolo.

Nel frattempo, Padre Gerolamo preparava l’omelia per il funerale di Don Luigi. Era morto anziano, Don Luigi, anziano e con il granaio pieno all’inverosimile , insieme a un gregge di non si sa quante pecore.
– la sua famiglia ha da essere contenta, quel disgraziato ha lasciato un impero, un impero di beni e di figli , che Dio lo abbia in gloria. Non riusciva a trattenersi quel … – guardò la raffigurazione della Vergine Maria e chiuse gli occhi.
Padre Gerolamo era indulgente, lo era per natura e lo era per interesse. – farò sette fermate per quel porco, quindi rifaccio la facciata alla chiesa, stavolta. –

Non tutti i morti erano uguali. Come nella vita, anche nella morte vi erano differenze, e che differenze. Il funerale di un povero era sbrigativo, quello di un ricco era una rappresentazione vera e propria, una affermazione di potere e ricchezza.
– Padre Gerolamo, c’è Don Giovanni- il piccolo Matteo apparve come sempre all’improvviso .
– ma quando impari le buone maniere tu, digli di entrare. –
– salute Padre
– ciao Giovà, vieni accomodati.
Il giovane era evidentemente provato per la morte del padre. Si levò il cappello e, senza essere invitato, si sedette. Il prete andò verso quel mobile enorme della sacrestia, lo aprì e prese un fiasco di vino con due bicchieri.
– la vita continua, Giovà.
Bevvero in silenzio e parlarono di affari. Parlarono anche di altro, parlarono di quello che in quel momento era sulla bocca di tutti.
– cosa vuoi Giovà, io ho cercato di parlare con lui ma nega tutto. Nemmeno in confessione parla. Lei… di lei non parlo , in chiesa non ci entra quella peccatrice.
– qualcuno mi ha detto che Marianna è furiosa, e col carattere che ha non mi sorprenderebbe facesse qualcosa di grave.
– sarà fatta la volontà del Signore. fece il segno della croce e versò dell’altro vino.
– siamo intesi Padre, sette fermate.
Pose una busta sul tavolo e si alzò.
– siamo intesi, ci vediamo a casa vostra verso le 14.30, vedrete sarà un funerale indimenticabile-

Pasquale, quando entrava in quella casa, aveva sempre quella soggezione che anni di frequentazione non avevano fatto svanire. Era l’uomo di fiducia di Salvatore, anche se molto spesso donna Marianna si affidava a lui per compiti importanti.
– siedi Pasquà .
L’uomo capì subito che la questione, stavolta, era davvero grave. La donna aveva gli occhi iniettati di sangue.
– ti devo parlare di una questione delicata – soffiandosi il naso con una mano fece cenno a Peppa di portare il vino.

Nicola era appena rientrato. La solita lunga giornata di lavoro. Giuseppe era già a casa. I due fratelli, dopo la morte della mamma, accudivano il vecchio padre capraro.
– Babbo dov’è –
– bò, non c’era quando sono rientrato.-

Nicola guardò perplesso il fratello e andò a levarsi gli scarponi sporchi di terra. La casa aveva tre stanze, era buia e umida. Sul fuoco delle patate e sul tavolo un pezzo di formaggio di capra.
– però non è normale che non sia rientrato. –
– ma che ne so, sarà andato al botteghino, o forse ha trovato qualcuno rientrando. –
Giusè, lo sai che  rientra subito, non ci va al botteghino e comunque ho un brutto presentimento. –
Si rimise gli scarponi e, benchè stanchissimo, decise di andare in campagna.
– aspè, vengo anch’io –
La campagna era distante qualche chilometro dal paese. La strada si inerpicava su una brulla collina , poi si svoltava a destra, un’altra ripida salita e trovavi una capanna che serviva all’uomo per ripararsi da vento e pioggia e, a volte, riposare. La capanna era vuota e, poco distanti, le capre pascolavano annoiate, mentre del padre nessuna traccia. A un certo punto apparve il cane, un vecchio setter, che corse verso di loro e faceva capire  di seguirlo. Corse in fondo, passò intorno a una roccia e sparì. Il corpo del loro anziano padre giaceva bocconi tra dei rovi, col cane che guaiva inconsolabile. I due fratelli si tolsero i cappelli e lo voltarono. Pareva dormisse.

  • ma tutti in questi giorni stanno morendo. – Padre Gerolamo guardava i due fratelli che, col cappello in mano, non avevano il coraggio di guardarlo in faccia.
  • cosa è successo,  sapete che c’è il funerale di  Don Luigi, ho da fare …. ho da fare. –

Nicola guardò sottecchi il fratello , e balbettò – scusate Don Gerolamo, ma … ma non è colpa nostra se Babbo è morto oggi . –

  • si, ma alla sua età sempre con queste due capre ; va bene farò il funerale dopodomani, tanto sarà una cosa veloce. –
  • vorrei dirvi una cosa Padre. –
  • dimmi ajò, fai in fretta. –
  • non so come dire – Nicola fece una lunga pausa – vorrei, vogliamo che si facciano delle fermate . – disse veloce.
  • cosaaaaa,   avete idea di quanto vi costerebbe? suvvià andate ora , siete troppo miserabili anche per una fermata. –

I due fratelli andarono via. Giuseppe sentiva montare una rabbia che, mista all’umiliazione, lo rendeva furioso.  A casa, una bara e due vicine che cantavano la loro cantilena.

Prima del Terno, i tre rintocchi di campana. Padre Gerolamo, con la faccia dipinta di dolore e con i due celebranti davanti, teneva la croce che accompagnava Don Luigi nel suo ultimo viaggio. Erano i tocchi dell’impero, quello dei ricchi. Dopo tutte le associazioni del paese, i notabili e la gente comune il tavolo alla fine era quello delle fermate, quelle fermate che stabilivano ricchezza e potere. Erano previste sette fermate per Don Luigi, per quell’uomo che, come aveva detto nella sofferta, appassionata omelia Padre Gerolamo – aveva dato lustro al paese, ce lo invidiavano tutti quest’uomo buono e generoso…. –

Ora, era lì, in quella bara presa in spalle da uomini forti e commossi. Sarebbe stato un lungo funerale. Altri tre tocchi di campana risuonarono, mentre alcune nubi grigie apparvero all’orizzonte.

Gavino non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima sera da uomo libero. Dopo il funerale era rientrato a casa e cenato un pezzo di formaggio e due fette di salsiccia.  Sentiva della musica nella casa di fronte, e pensò che poi la vita continuava e lui aveva bisogno di distrarsi un pò, del resto Don Luigi manco gli stava simpatico, anzi .  Era avido e spietato e, per le terre di Gavino avrebbe fatto qualunque cosa – eppoi vedi, diventi polvere e tutto finisce e resta qui. –  . Sentì  delle voci arrivare nella piazza adiacente e vide sua comare Peppa insieme alla cugina – ciao compà, venite al salone che balliamo, già oggi è triste cerchiamo di non pensarci . –

Comare Peppa era una donna allegra e andava molto d’accordo con Gavino. Era chiacchierata per via del suo carattere esuberante e fuori dalla norma – ma a me non importa, è divertente e poi non credo a quelle voci, non credo sia possibile. – pensò l’uomo, avendo già deciso di andare al ballo.

Rientrò in casa, si cambiò e fece i due passi che lo portarono in quella casa padronale, dove quell’ampio salone all’ingresso la famiglia Soletta aveva adibito a sala da ballo.   C’era già un pò di gente, si chiacchierava e si beveva del vino.  Peppa andò incontro al compare e iniziarono a ballare, seguiti da altri.  A un certo punto entrò Pietro Perinu, il cognato di Peppa e suo presunto amante. Ci furono occhiate e la musica parve per un attimo sospendersi. Peppa continuò indifferente a ballare e Pietro Perinu, bevuto un bicchiere di vino, andò via.  I due ballarono per un lungo tempo, quando Peppa disse a Gavino che andava in bagno.

Gavino andò al tavolo e incontrò alcuni amici. Parlarono di bestiame e del raccolto dell’anno precedente, parlarono del tempo e di Don Luigi – ah, è morto Pino il capraro, pare un infarto . – già, Padre Gerolamo ha lavoro in questi giorni – già se ne libera veloce, un tocco di campana e via. –

Dopo un pò, non vedendo per la sala la comare, Gavino iniziò a preoccuparsi. Non sapeva perchè, non c’era motivo eppure… . Uscì dal salone, entrò in un corridoio, oltrepassò una minuscola cucina e vide che la porta che dava sul cortile interno era socchiusa.  Vide la comare supina in terra, la camicia candida macchiata di sangue e il petto squarciato. Corse verso di lei,  si accorse di una pistola al suo fianco e istintivamente la raccolse per poi buttarla, la tirò su disperato. Il cuore di Peppa si era fermato. Nel frattempo arrivarono due persone che videro quella scena e, alle urla, ne arrivarono altri.

Il processo stabilì che a uccidere Peppa era stato Gavino. Respinto, in un raptus la uccide. Morì da innocente a Pianosa di tubercolosi.

Donna Annamaria, tramite Pasquale, aveva assoldato Giuseppe che, dal muretto adiacente sparò due colpì di pistola a quella povera donna che prendeva un  pò di aria nel cortile. Donna Annamaria fu assolta per insufficienza di prove, Nicola e Giuseppe fecero il funerale con cinque fermate, come i ricchi e Giovanni, il figlio di Don Luigi , potè finalmente impossessarsi per due soldi delle terre di Gavino. Padre Gerolamo rifece la facciata della chiesa , e comprò due nuove campane.

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