Quel pomeriggio si sfioravano i 40 gradi in quel bosco solitamente fresco. Guendalina era preoccupata, molto preoccupata.
– È due ore che non mangio, avrò qualcosa sicuramente. – disse, mentre cercava di farsi aria con delle foglie di eucalipto.
– Come fai a pensare al cibo con questo caldo? Sei impossibile, irrecuperabile. –rispose Paolino. – l’unica cosa che hai è la tua ingordigia. –
Così passavano il tempo, punzecchiandosi e ridendo, mentre Fufù e Gugù si divertivano nella colonia estiva e Anna era andata al suo vecchio paese.
Paolino aspettava impaziente che la temperatura calasse un po’ per fare una bella passeggiata; non sopportava l’idea di stare come Guendalina, che si ciondolava sull’amaca. Il caldo della primavera aveva ridotto così tanto le attività di tutti gli animali del bosco che Paolino osservò sorpreso decine di formiche dormire a pancia in su, all’ombra di una grossa quercia.
– Per mille foglie di eucalipto, da loro non me lo aspettavo, qualcosa sta cambiando, me lo sento. – pensò il cucciolo , grattandosi la testa finalmente libera da bernoccoli.
Una leggera brezza , finalmente, si era levata da est e Paolino strattonò vigorosamente la scimmietta che ronfava rumorosamente.
– Chi è, ma chi mi dist….ah, sei tu? Che vuoi… –
– Andiamo a fare una passeggiata, prima che il sole tramonti e faccia buio.-
– Ma io non riesco, ho il capogiro, un buco nello stomaco, la pressione bassa. –
– Non levare scuse, tu stai benissimo e la passeggiata ti farà solo bene, anzi sarà la scusa per iniziare a eliminare almeno una parte di quei cuscinetti che ti ritrovi. –
Guendalina scese dall’amaca, e si guardò allo specchio.
– Sei sicuro che ci vedi bene? Sono arci sicura di avere perso minimo 5 chili. –
Si sentì un fragore di risate inarrestabili.
– Stupide che non siete altre, ma voi formiche perché non siete a lavoro, anziché deridere una vecchia scimmia piena di acciacchi ? –
Le formiche non riuscivano a smettere di ridere, lo fecero solo quando Guendalina le minacciò di scovare le loro dispense e mangiarsi ogni cosa!
– Bene, ora possiamo andare , stupido di un Koala.
Il bosco era ancora silenzioso per la pennichella del pomeriggio; soltanto i coccodrilli si divertivano nell’acqua fresca del fiume. Non si divertiva Guendalina, che sbuffava come un treno a vapore e lamentava una contrattura a non so quale muscolo che ,sicuramente, le avrebbe impedito di proseguire . – credimi Paolino, sono davvero dispiaciuta , io vorrei continuare ma questo malanno….vedi come trascino la zampa?-
– Va bene, ci riposiamo un po’, l’importante che smetti con le scuse. –
– Non è una scusa, è che….. – Guendalina non riuscì a terminare la bugia che una pigna le cadde in testa.
– Ahiaaa…-
Paolino, occupato a osservare perplesso altre formiche che riposavano a pancia in su, non fece caso a quel lamento, convinto che fosse la solita sceneggiata.
– Ahiaaa….ahiaaaaaa……. per mille noccioline che è…-
Le pigne continuavano a cadere sulla testa della malcapitata scimmietta come fosse un tiro a segno e i bernoccoli parevano quelli di Paolino dei tempi d’oro. Solo allora Paolino si accorse che la scimmia non mentiva. Le pigne erano vere e il dolore era reale. Corse verso di lei e diresse lo sguardo verso l’alto e si accorse che dalle folte foglie dell’albero sbucava una manina, per poi sparire velocemente. Paolino si grattò il capo e indugiò a pensare a quello che aveva visto.
– Ma disgraziato, vuoi aiutarmi o no anziché grattarti?-
– Cosa dovrei fare?-
– Come cosa dovresti fare… aiutami ad alzarmi ,per mille noccioline…ahiiiiiiiii.-
Paolino fece uno sforzo enorme per tirare su Guendalina e metterla al riparo, solo che non riusciva a trattenere le risate tanto la testa pelata della scimmia pareva quella di una catena montuosa.
– Che ridi, cretino, io sto male, probabilmente volevano uccidermi, e tu sghignazzi. Vedi di capire chi è stato a ridurmi così che se lo trovo io chissà cosa succede! –
Paolino corse verso l’albero e vi salì, ma non trovò nessuno. Scrutò a destra e a sinistra , ma niente. Solo un fiocco, rimasto impigliato in un ramo, dimostrava che qualcuno era stato lì. Ridiscese e cercò di rimanere serio, anzi contrito, per la situazione, ma non riuscì; vedere la zucca diventata enorme di Guendalina lo faceva piegare in due. Si sforzò,quindi, e relazionò la scimmietta di quello che aveva, anzi, non aveva visto. Le mostrò il fiocco, ma quella non vedeva né sentiva più. Era svenuta.
– Oh cavolo, ora come faccio, mica posso portarla in spalla fino casa, pesa un quintale. –
Fu allora che ,finalmente, le formichine si ridestarono dal loro torpore e, accorse in migliaia, portarono nelle loro piccole ma resistenti spalle la scimmia intontita. Le formichine, implacabili, come ricompensa fecero piazza pulita di noccioline e altri avanzi lasciati qua e là.
Paolino preparò del ghiaccio e lo pose delicatamente nella zucca di Guendalina, che non smise di lamentarsi fino a che non cadde in un sonno profondo e rumoroso.
Paolino, finalmente solo, si sdraiò sull’amaca pensando di rilassarsi un po’ ma la sua irresistibile curiosità ,ancora una volta, lo travolse. Voleva capire, sapere chi si era divertito a ridurre la testa di Guendalina a una zucca rigonfia.
Il suo istinto gli diceva che avrebbe fatto una scoperta interessante. Eccitato , si arrampicò su un albero e da lì, con le liane, di albero in albero arrivò al punto in cui la scimmietta fu colpita. Tutto era come lo aveva lasciato: le pigne in terra, e nessuno intorno. Salì sull’albero in cui aveva trovato il fiocco, ma niente. Grattandosi la zucca pensieroso scrutò a destra e a manca , ma ancora niente.
– Eppure sento l’energia di qualcuno qui intorno.- pensò.
Intorno, però, era il deserto. Il bosco era sprofondato nel silenzio e nell’apatia , e Paolino non poteva avere informazioni da nessuno e nessun indizio da cui partire.
Aveva a disposizione solo il suo fiuto da segugio.
Quella manina apparteneva a qualcuno, e quel qualcuno da qualche parte doveva stare, doveva mangiare e bere….quindi – andiamo verso il fiume! –
Scese dall’albero e prese il sentiero che scendeva al fiume. Guardava attentamente ogni metro del percorso , inutilmente. Se non fosse per i bernoccoli di Guendalina avrebbe pensato che si fosse sognato tutto. Continuò a scendere e arrivò a quelle acque cristalline che scorrevano indifferenti a ogni cosa. Qui trovò una cornacchia. – finalmente qualcuno in attività – sorrise Paolino.
– Scusa, hai visto qualcuno che… – Paolino non finì la frase che quella lo guardò con aria indifferente, dischiuse le ali e prese il volo.
– Ma guarda che cretina, sono sempre le solite, passeggiano, guardano qui e la e quando provi a parlarci prendono il volo. Grrrrr , non lo sopporto. –
Nel frattempo, un rumore di ramo spezzato in lontananza attirò la sua attenzione. Lo aveva sentito chiaro e, passando per le fresche acque del fiume, vi si diresse.
Percorsi diversi metri e vide una piccola tenda , si nascose tra i rovi ma si accorse che non c’era nessuno, sia dentro che fuori. Allora, piano e attento a non fare rumore, cercò di aggirarla camminando di fianco. Non levava gli occhi da quella tenda immobile e solitaria. – qualcuno ce l’ha messa, qualcuno tornerà .- così facendo sentì un urlo improvviso che lo spaventò. Erano urla che nemmeno una cornacchia.
Paolino si mimetizzò tra le piante, e quasi non respirava più. Il cuore batteva forte perché l’urlo era stato davvero inquietante, mai sentito in quel bosco .
Dopo alcuni minuti in cui il tempo parve a Paolino eterno, vide due gambe lunghissime e un braccio rivolto al cielo. Su quel braccio, su quella mano c’era un oggetto che ricordò essere un telefono . Di nuovo un urlo “ non c’è campo, non c’è campooooooooooooooooo…!!!!! urlava quella creatura. In quello stesso momento apparve un’altra creatura, calma, che guardava l’umana dalle gambe lunghissime con aria di compassione.
– Rassegnati e spegni quel cellulare, cerca di goderti questa pace. – disse la calma.
– Ma quale calma, io sono nervosissima. –
L’altra la guardò con compassione, e la lasciò sola.
Paolino non riusciva a capire cosa ci facessero quelle due creature sole nel bosco. Era sorpreso , ma non aveva paura, anzi, era divertito. La grande pareva Guendalina quando non aveva cibo. Però, una cosa non capiva, cosa era quel campo che la faceva urlare?
Mentre rifletteva su questo “campo” , sentì il tocco lieve di una mano sulla spalla – ahhhhhhhhhhhh…- urlò, – ahhhhhhhhhhhh- rispose l’altra.
– Chi sei tu? –
– No, chi sei tu. – rispose l’altra con gli occhi sgranati –
– Io sono Paolino . –
– E quindi?-
– Quindi cosa … –
– Quindi , cosa vuoi.
– Io abito qui. –
– Anche noi , ora.-
– Ma … –
– Ma cosa, è forse tuo il bosco? –
– No, ma sono …
– Di quello che sei non mi importa, chiaro?-
Il loro rapporto non era iniziato nei migliori dei modi. Paolino , per la prima volta, sentiva di essere a disagio; la sua popolarità non lo proteggeva con quella ragazzina ostica, e di conseguenza non sapeva più cosa fare.
La ragazzina stava di fronte a lui con aria di sfida e il cucciolo di koala diventò ancora più piccolo, iniziò a tremare e se ne andò.
Fece il tragitto verso casa triste e a testa bassa. La sua voglia di amicizia, la sua proverbiale curiosità verso gli altri erano state ferite. Non vedeva l’ora di riabbracciare Guendalina e avere un po’ di affetto.
Trovò la scimmia che , nel sonno, si lamentava – ohi ohi ohi …. Che fame … –
– Hai fame o hai dolore? –
Guendalina , alla voce del suo amico si svegliò , si toccò la zucca e poi la pancia – pare che il dolore si sia spostato dalla testa alla pancia ohi ohi , solo con una bella frittata credo di attenuarlo. –
Scese dall’amaca e si mise ai fornelli. Dopo un po’ si accorse dell’umore di Paolino.
– Che hai cucciolo? –
Paolino non parlava, sempre chino con la testa pareva inconsolabile. Solo allora Guendalina si ricordò tutto , e chiese – cosa è successo nel bosco? –
Paolino raccontò tra un singhiozzo e l’altro mentre la scimmietta gustava con piacere la sua frittata.
– Non devi essere triste, gli umani sono un po’ come noi , diffidenti verso chi non conoscono, a volte aggressivi. Il segreto sta nel rispondere con un sorriso e con la generosità. Quando non ci si conosce può succedere di tutto, sai. Le guerre nascono così, tu fai una cosa e io rispondo, poi di nuovo e di nuovo ancora fino a che non sfocia in tragedia. Quindi noi, ora, prepariamo dei bei piatti e dei doni e andiamo a trovare chi ti sta facendo soffrire. –
Guendalina ai fornelli era una potenza. Indolente e pigra per natura quando si trattava di cibo si trasformava. Pareva avere otto zampe e pareva danzasse, diventava perfino sinuosa. In breve tempo preparò una miriade di piatti così profumati da richiamare mezzo bosco. Assaggiò tutto abbondantemente – sai Paolino, devo essere sicura della bontà – e quando tutto fu pronto richiamò le centinaia di formichine accorse – care ragazze, se volete briciole abbondanti prima vi date da fare : infatti trasporterete insieme a noi tutti questi piatti, come vedete abbondanti , poi potrete stivare le vostre dispense a volontà. –
Alle simpatiche formichine vibrarono i baffi e, come un esercito della pace, presero ognuna un piatto e in fila iniziarono a camminare.
Paolino stava un po’ distante, timoroso. Il tono di quella ragazzina lo faceva ancora tremare , aveva ancora l’immagine di quegli occhi aggressivi.
– Non lo so se Guendalina ha ragione stavolta, io , per non sbagliare, sto qui dietro pronto a scappare. –
Arrivati al punto che aveva indicato Paolino, il piccolo esercito fu fermato energicamente da Guendalina – ora fate fare a me – disse marziale.
La scimmietta preparò il sorriso delle grandi occasioni e avanzò verso la piccola radura dove le due ragazze avevano allestito la tenda. Una ciondolava nell’amaca con la lunghissima gamba penzoloni, l’altra , sorpresa , stava per avventarsi su Guendalina che, per tutta risposta, le porse quella torta ripiena chissàdachecosa .
– Questa è per voi, nostre nuove amiche. –
La lunga scese dall’amaca e si avventò sulla torta, indifferente a tutto il resto, mentre l’altra sorrise all’apparire di quell’esercito di formichine piene di doni.
In un attimo fu apparecchiato mentre Guendalina presentava le ospiti alle formichine che, leste, corsero verso le briciole, poche, che quella lunghissima ragazza lasciava cadere. In un attimo il clima divenne amichevole e conviviale. La piccola si dimostrò non da meno in quanto ad appetito trovando immediata intesa con Guendalina su ricette varie piene di succulenti intrugli
– Dovremo cucinare insieme in questi giorni, sai io sono a dieta ma farò una eccezione giusto per te mia nuova amica. –
Le formichine sospesero il loro intenso lavoro e guardarono perplesse la scimmietta.
– Bè, non sapevate fossi a dieta? Si dovrebbe vedere, visti i sacrifici. –
Nel frattempo apparve Paolino. Si grattava la testa e tremava. Nessuno badava a lui, tutti erano presi da altro e lui non voleva avanzare, aveva ancora nitido lo sguardo di quella ragazza.
Fu così, all’improvviso, che quella ragazza, in apparenza ostile, si alzò e andò verso di lui. Paolino si fece piccolo e chiuse gli occhi per la paura .
– Vieni con me, mangiamo insieme. – le disse
Il koala aprì gli occhi e il suo cuore, e andò con lei.
Fu l’inizio di una bella amicizia.