Pietro Contini si sedette nel solito posto, ordinò un vermentino e guardò il cielo.
Gli odori anticipavano la primavera, ma quel cielo azzurro non quietava il tumulto nel suo cuore, anzi.
Poco più in là, il gruppo di Barore Sechi. Ci fu un attimo di silenzio quando Pietro arrivò. Pietro non vi fece caso, come non fece caso alle frecciatine che gli indirizzavano. Queste prima erano sottovoce ora, aumentata la loro arroganza per via dell’aria nuova e plumbea che tirava, non lo erano più, sottovoce.
Bevve il suo vino, e andò via. Era la sua giornata libera, niente e nessuno poteva rovinargliela. Negli anni era riuscito a non farsi vincere dalla rabbia e dall’odio, e lo aveva fatto con le letture dei libri che Don Giuseppe gli aveva consigliato. Aveva trovato conforto nel sapere che, in tante epoche , in paesi lontani e sconosciuti, l’animo umano comprendeva tante cose e che i sentimenti negativi mai portavano alla pace e alla serenità.
Rientrò a casa, prese il suo libro e si sedette sotto l’ulivo del suo giardino.
Lo aprì , ma non riuscì a leggere. La voce di Mallena echeggiava tra quelle mura. Chiuse gli occhi, e la vide. Sorrideva, e giocava.
Era quello il ricordo che voleva avere, non quello di lei straziata.
In quel momento si ricordò della frase di Barore Sechi – tanto non morde- e decise che quel corpo offeso andava vendicato, che il primordiale sentimento di vendetta tenacemente lo avvinghiava.
– Mi odierò per questo, ma lo devo fare. –
Pietro Contini fu condannato per omicidio.
Continuò a leggere, e vedere Mallena giocare intorno all’ulivo.