Ci sono calciatori che ti lasciano un segno indelebile. Calciatori non famosi che, smettendo maglietta , pantaloncini e scarpini ritornano ai loro mestieri con sveglie all’alba , ore di fatica e poi allenamenti in campi semi bui, spogliatoi umidi e docce non sempre calde, eppure… eppure erano i tuoi idoli, i tuoi esempi, i tuoi riferimenti. Come nei romanzi di Haruf, o nello ” Stoner” di Williams la domenica, con quelle divise in lana e pantaloncini corti, diventavano splendidi danzatori nel teatro dei sogni.
Marcello Diomedi , Giorgio Bonfante , Elio Biondi e Chicco Piras hanno rappresentato questo per me. Persone che, nell’immaginario imposto vengono definite normali, comuni ma , come in quei romanzi appunto, normali non lo sono per la straordinarietà che hanno le vite di persone che regalano sogni.
Mio zio Tore era un tifoso dell’ Alghero – dai Francoli’ andiamo a Thiesi a vedere il derby.-
Fu così che vidi per la prima volta il tifo organizzato. Fui colpito da un calciatore, dirigeva, dava indicazioni , dominava. Era Diomedi. Aveva giocato in serie A , era col Bari all’Amsicora il giorno dello scudetto del Cagliari, ed era un gran signore. Era il 1976. Più di 40 anni dopo ci siamo conosciuti tramite Fb . Parlammo di questa partita e lui mi chiese delle mie favole. Mi spedi’ una favola scritta da una sua parente, orgoglioso .Era una favola bellissima che conservo gelosamente, nel ricordo di un uomo meraviglioso e pieno di poesia dentro e fuori dal campo.
Giorgio Bonfante e Elio Biondi li vidi in un Alghero – S. Elena, sempre serie D. Mio zio mi regalò anche questo.
Non staccai di dosso gli occhi da quei due. Bonfante pareva un reduce di Woodstock, capelli ricci e lunghi, camminata dinoccolata , un Franck Zappa del pallone, virtuoso, tecnico. Biondi, suo avversario, l’esatto opposto: tarchiato, muscoloso, bravissimo. Una partita bellissima. Dopo qualche anno giocai con e contro Biondi, diventammo amici ammirandone classe e sportività.
Chicco Piras era il faro della Nuorese, quella forte degli anni ottanta. Nelle prime mie partite giocate a Nuoro. Ero emozionato in quello stadio stracolmo. C’era lui, piccolo, fulmineo e dalla tecnica superiore. Feci un’azione e lanciai una punta e, dopo, lui si avvicinò, mi strinse la mano e fece un complimento. Un avversario di quel genere, tanto umile da fare un complimento a un pulcino come me. A fine partita lo abbracciai e lo salutai, non lo ho più dimenticato.
Non erano calciatori con procuratori, macchine costose e tutto il luccichio dei tempi che ci tocca vivere, erano persone come noi, cioè uniche e irripetibili, che davano sostanza ai sogni di noi ragazzini.
Siamo stati fortunati ad avere questi esempi e questi ricordi che, indelebili, ho di loro.❤️