Franco Cadoni scrittore per bambini

Martina

M

Nella penombra della chiesa di San Pietro, a Ittiri, Giuseppa chiedeva una parola di conforto a Gesù in croce. Lo invocava ogni minuto della sua lunga e dura giornata.

 

La sua era una vita dura, anche per quei tempi. Nascere povera non era stata una buona idea.

Da quando aveva avuto coscienza aveva dovuto accudire, lavorare, spezzarsi la schiena senza potersi dedicare nemmeno un secondo a se stessa .

 

– noi donne così dobbiamo essere. – le ripeteva la mamma. Quella mamma indurita dagli stenti e priva di compassione.

 

Quindi crebbe, gli fu cercato un marito e fece dei figli.

– Tu che vedi ogni cosa, che sai tutto dimmi se è giusto quello che voglio fare. Martina è un angelo, è dolce, è bella, forse troppo e vorrei potesse avere una vita agiata come ho visto fare nella casa in cui sgobbo e fatico. Solo un cenno vorrei… –

 

Martina era l’ultima dei suoi 5 figli. Aveva imparato a leggere e scrivere, quasi di nascosto e grazie alla sorella del parroco, donna austera e severa ma dal cuore tenero. Quella ragazza aveva qualcosa , una luce forse, una eleganza nel portamento e una bellezza che la faceva assomigliare a quei ritratti che aveva visto in alcuni dei libri della biblioteca di Sassari.

 

– devi essere libera e indipendente. – Martina la ascoltava, le piaceva quell’idea , le apriva il cuore puro e la faceva sorridere ma quel sorriso veniva smorzato da una realtà che conosceva solo il duro lavoro.

 

La sua bellezza era stata notata da Antonio, il giovane figlio della casa dove Giuseppa era di servizio.

– un giorno la sposerò tua figlia . –

Giuseppa sapeva che non era possibile, nessuno di loro si sposava con le donne di servizio, loro, come sempre, ne abusavano, si divertivano e poi le buttavano via.

– ma se tocca Martina giuro che lo ammazzo. – pensava, e lo avrebbe fatto.

 

Antonio era un arrogante, abituato a ottenere ogni cosa. La bellezza di Martina era sulla bocca di tutti e i suoi amici non facevano che parlarne – Martina qui, Martina là . – tanto da volere farla sua, solo sua.

 

Non gli importava del padre e della madre e di quello che avevano previsto per lui, lui voleva Martina. Era una serva? Sarebbe diventata una signora.

 

Il giovane rampollo bussò alla porta di quella umile casa. Era ora di cena, ma non gli importò.

 

Quando Giuseppa aprì non riuscì a nascondere la sua sorpresa – buonasera Giuseppa, posso entrare?

Lo fece entrare. Sulla tavola una misera minestra con poche patate, una brocca di acqua e due candele che fiocamente illuminavano quella piccola stanza.

 

– A cosa dobbiamo l’onore .. – chiese Peppino, il padre di Martina. – volete un goccio di vino? –

– non vi preoccupate, non bevo prima di cena. -disse Antonio osservando la ragazza.

 

Ora Giuseppa era lì, in chiesa, a chiedersi se accettare quell’invito fosse stata davvero la scelta giusta, e se fosse pronta a tutto ciò ne sarebbe seguito.

 

Infine accettò. Lo fece per la figlia, almeno così si convinse.

 

Era strano essere ospiti in quella casa. Il loro era un disagio reso ancora più evidente dal fastidio sottile, quasi impercettibile, che li divideva.

 

Arrivarono tante di quelle portate che gli ospiti mai avevano avuto modo di immaginare.

Mangiarono quasi in silenzio e le poche frasi scandite quasi per umiliare quegli ospiti così umili in maniere insopportabile.

 

Così come insopportabile era quella situazione per Martina. Guardava i suoi genitori a capo chino, intimoriti, umiliati e si ricordò di quella frase – devi essere libera e indipendente. –

 

Si alzò, delicatamente prese il braccio della madre, poi quello del padre e andarono via.

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Franco Cadoni scrittore per bambini

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