Passeggiare per Ittiri, nel nostro centro ormai abbandonato, sentire risuonare il rumore dei tuoi passi in un’ alba lucida e fredda, può essere un esercizio di memoria.
Guardi case disabitate da anni, muri scrostati, tetti sfondati. Non ci accorgiamo, nel nostro correre quotidiano, nel nostro affannare, nelle molteplici attività che ci imponiamo, o forse ci impongono. Eppure, quelle umide, abbandonate case qualcosa ce la raccontano. Lì dentro, tante vite hanno amato, pianto, sognato, sperato, altre odiato avvelenandosi vite e futuro.
Possiamo immaginare famiglie che si formavano, donne e uomini alzarsi al canto del gallo e affrontare giornate lunghissime di lavoro, l’asino sulla soglia, le galline che chiocciano in cortile, il gioco dei bambini per strada.
Le porte aperte, gli odori forti di campagna, l’ansia del raccolto in un quotidiano fatto di sguardi, silenzi e dissimulazioni.
Le avventure appena fuori del paese, gli alberi di ciliegie , il canto degli uccelli e il richiamo cantilenante delle mamme.
Ricordo carri con buoi dalle lunghe corna, lo sterco per le strade che essiccato rendeva fluide le trottole, il rispetto sacro per gli anziani, le fontane da cui sgorgava fresca l’acqua.
Ora, c’è silenzio tra queste mura scrostate. Quel tempo dimenticato. Anche il nostro sarà dimenticato, o forse no se qualcuno, una lucida e fredda mattina d’inverno passeggerà tra le nostre vecchie case … per ricordare.