Francesco Meloni, per tutti Babbai Melone, era un medico. Un medico che, come leggeremo alla fine di questo racconto, finiva nelle poesie dei nostri cantori.
La sua casa era quella prima della piazzetta a lui intitolata. Sulla destra, isolata. Ora è tristemente disabitata. L’ospedaletto appena prima, di fronte al rifornitore, anche lui disabitato.
Nasce a Ittiri nel 1866. Si laurea in medicina giovanissimo, e giovanissimo si sposa con Anneta Mulas .
I nostri nonni ne parlavano come una figura leggendaria. Il suo calesse, il suo cavallo, la sua generosità. Un medico che ha dedicato la sua vita alla medicina e ai suoi pazienti. Il giuramento di Ippocrate lo prese sul serio.
Un giorno venne chiamato in una casa. Lui andò con l’assistente Raffaella, Fella ( che abbiamo già conosciuto) visitò il paziente e gli prescrisse la cura. Dopo qualche giorno tornò, vide che l’uomo stava visibilmente meglio e, mentre stette per andarsene l’uomo gli chiese – Babbà, quanto devo per il disturbo? . –
– niente voglio, piuttosto vedo che hai dei bei libri antichi e, se non ti è di disturbo, ne vorrei uno in prestito…. questo ad esempio. –
– no, oggi non glielo do, ma quando riuscirò ad alzarmi glielo porto a casa. –
Così fece. Gli donò il libro con all’interno, tra le pagine, decine di banconote.
Nel suo ospedaletto visitava, faceva piccoli interventi, donava sollievo. Non lasciava nessuno indietro, non faceva distinzioni di classe. Lo scalpiccio degli zoccoli, il nitrire del cavallo annunciavano il suo arrivo.
Morì nel 1940. Ittiri lo pianse e ancora non lo ha dimenticato, meraviglioso esempio di medico .
Ora, la sanità è come il suo ospedaletto, la sua vecchia casa.
Durante una gara poetica a Ozieri, in piazza Cantaredda, si sfidano Antonio Cubeddu ( su Duttore) e Zuseppe Pirastru ( s’Avvocadu, entrambi di Ozieri.
Pirastru
Est bisonzu, Cubeddu, chi la finas ca male a tie ti l’ana contada: a fortza de cuntrarias meighinas
finas chi bi l’an s’anca granghenada! S’arte de su duttore est semper ‘istada terrore de omines e feminàs : ca sesegana che bruttos operajos ca sun isbirros, bojas, masellajos.
Cubeddu
Chi s’iscientzia semenet terrore,
si lu naras , Pirastru, non ti crene. De Ittiri Cannedu su duttore a unu nd’ at bogadu s’ispiene chentza pena, perigulu e dolore, e sanu est oe, forte e vivet bene,. Non solu non l’at guastu , però, crè, chi currende agguantat pius de te!
Dall’archivio personale di Matteo Sias, che ringrazio.
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